Oggi si dicono tutti pronti a cambiare. Dal Pd al Pdl. Almeno a parole.  Ma è stato necessario che ci fosse la richiesta di rinvio a giudizio di un consigliere regionale e  la denuncia del Movimento 5 Stelle che si è messo a snocciolare i dati, più di un milione di euro, consiglieri che spendono anche 3 mila euro al mese. Siamo in Emilia Romagna, la regione virtuosa, dicono, e il tema è quello dei rimborsi di benzina per il tragitto casa-lavoro. Eppure fino a oggi nei corridoi di viale Aldo Moro, sede della Regione a Bologna,  poco si è mosso in questa direzione, così come solo pochi hanno fiatato di fronte a rimborsi mensili che, in alcuni casi, non rari a dir la verità, hanno superato i 3 mila euro. E anche i tentativi di mettere un freno a questa spesa si sono rivelati un mezzo fallimento: solo a marzo la Regione ha sborsato più di 70 mila euro, per una cifra annuale complessiva che nel 2012 potrebbe superare il milione di euro.

Documenti ufficiali alla mano, i numeri vengono snocciolati dai rappresentanti regionali del Movimento 5 stelle, Giovanni Favia e Andrea Defranceschi. E così si scopre che il consigliere piacentino di centrodestra Andrea Pollastri per andare in ufficio a Bologna incassa quasi 3400 euro al mese, esentasse. In pratica, un secondo stipendio. Ma non è l’unico. Al consigliere del Carroccio Stefano Cavalli arrivano circa 3350 euro mensili, più di 3200 a Marco Carini del Pd, al leghista Roberto Corradi 2800, mentre 2500 vanno a Marco Lombardi del Pdl e ai democratici Roberto Piva e Roberto Garbi. Più in basso troviamo Gabriella Meo di Sel, che non raggiunge i 2500 euro, Luigi Villani (Pdl), Luca Bartolini (Pdl), Vladimiro Fiammenghi (Pd) e Gabriele Ferrari (Pd) fermi a poco meno di 2200 euro. In tutto per pagare il viaggio a chi abita fuori Bologna (42 eletti su 50) escono dalle casse pubbliche circa 70mila euro al mese. E ci sono anche casi paradossali, come quello del consigliere democratico Thomas Casadei. Fino allo scorso settembre, la Regione gli ha pagato gli spostamenti in auto, nonostante lui si sia sempre mosso con i mezzi pubblici. Fino allo scorso autunno infatti non era prevista la possibilità di sostituire i rimborsi auto con quelli dei biglietti del treno.

Il sistema attuale è stato prevede un rimborso di 81 centesimi per chilometro, escluse le spese per il pedaggio autostradale, per un massimo di 12 viaggi andata e ritorno (prima erano 16). Numeri ben superiori a quelli della tabelle Aci, che vanno da un minimo di 23 a un massimo di 58 centesimi a chilometro. In altre parole, la Regione paga come se ogni consigliere, per andare in viale Aldo Moro, usasse un’auto di grossa cilindrata. Un’Audi da 265 cavalli o una Bmw Cabrio da 218 cavalli, per intenderci. Mentre non sono previsti rimborsi per i consiglieri che abitano a Bologna.

Criteri introdotti la scorsa primavera con la speranza di dare una sforbiciata ai rimborsi. Ma che si sono rivelati ben poco redditizi, visto che hanno permesso di risparmiare il 2,6%, ossia poco più di 1800 euro al mese. “Quella è stata solo un’operazione di marketing – ha commentato il consigliere del Movimento 5 stelle, Giovanni Favia. È stato un loro video, l’anno scorso, a sollevare la questione della falsa residenza, di cui nei prossimi giorni Vecchi dovrà rispondere davanti al giudice per l’udienza preliminare. E per questo oggi cantano vittoria e annunciano nuove azioni. “Stiamo lavorando anche a un esposto alla Corte dei conti per denunciare i consiglieri che vengono in ufficio in treno, ma prendono lo stesso i rimborsi”.

Forse anche per effetto della bufera giudiziaria e del clamore mediatico scatenati dalla vicenda di Vecchi, anche gli altri partiti riconoscono le carenze dell’attuale sistema di gestione dei rimborsi. Il numero uno dell’Assemblea, Matteo Richetti, oggi ha avanzato l’idea di una riforma, in quattro mosse. Taglio netto dei rimborsi chilometrici (dagli attuali 0,81 a 0,50 centesimi a chilometro), revisione del meccanismo per ottenerli, dietro puntuale presentazione di pezze d’appoggio certe, congelamento delle indennità dei consiglieri regionali per tutta la legislatura e divieto di cumulo fra vitalizio e altre indennità pubbliche.