Hanno i dipendenti in cassa integrazione, ma aprono una libreria nuova. Librerie Coop acquisisce inaspettatamente la storica libreria Zanichelli, in pieno centro storico a Bologna, nonostante la sbandierata crisi che li ha colpiti l’inverno scorso tanto da imporre la riduzione di stipendio e orario per i 43 lavoratori dei punti vendita bolognesi.

La sesta libreria cittadina della società gestita da Coop Adriatica nascerà dove ora sorge la celebrata libreria di Piazza Galvani, luogo dove amava recarsi Giosuè Carducci fin dai primi del ‘900, oggi gestita dalla famiglia Enriques della casa editrice Zanichelli.

Il celebrato punto vendita aveva dichiarato lo stato di crisi già da tempo e non più di due mesi fa era stato diramato un appello per salvare quell’angolo di storia della città dall’avvento di qualche multinazionale non del settore librario pronta a rilevare uno spazio centralissimo ma dagli alti costi gestionali.

Dopo pochi giorni, e con il diretto interessamento del Comune di Bologna come mediatore, si è fatta avanti la cordata Nanni-Tugnoli. Il primo proprietario dell’omonima e più antica libreria della città a pochi passi dalla Zanichelli; l’altro proprietario della libreria Ulisse che è diventato punto di riferimento librario per la zona sud est di Bologna. Due indipendenti contro una grande catena nazionale.

“Per due settimane abbiamo creduto di essere i soli a portare avanti una trattativa con il dottor Enriques”, spiega Nerio Nanni, il proprietario dell’omonima libreria, “Eravamo praticamente d’accordo e dovevamo recarci all’ufficio patrimonio dall’ingegner Bruni del Comune, quando con una mail siamo venuti a conoscenza della formalizzazione di un’altra proposta di acquisto della libreria Zanichelli”.

“Abbiamo così compreso che si sarebbe andati ad una gara con l’apertura delle buste davanti a un notaio e l’elemento finale fondamentale per la scelta era la cifra del canone d’affitto per il Comune”, continua Nanni, “Svelate le offerte, a fronte di un canone di 83 mila euro di base, noi abbiamo offerto 89 mila a crescere nei cinque anni successivi e Librerie Coop con 96500 secchi. Impossibile a questo punto competere con una grande catena, seppur in difficoltà economica com’è ora”.

“La nostra era un’offerta “etica” perché ci basavamo su un aumento del canone da dare al Comune parallelo alla crescita annuale degli introiti della nuova libreria, ma non è bastato”, chiosa amareggiato il libraio, “Devono aver pensato che l’offerta “fissa” fosse più affidabile. Eppure avevamo già previsto interventi di ristrutturazione e rilancio della libreria a nostro modo, visto che ci occupiamo, oltre ai testi per le scuole e universitari, anche di libri antichi. Volevamo far tornare all’antico splendore storico e architettonico quell’angolo di centro storico”.

Insomma ha vinto la Libreria Coop che proporrà un altro punto vendita della catena a circa 300 metri dall’altro storico contesto della libreria Ambasciatori, dove alcuni commessi, in cassa integrazione straordinaria dal primo aprile 2012 cadono dalle nuvole. “Ma come? Noi siamo in cassa integrazione e la proprietà acquista una nuova libreria? Speriamo almeno che serva a togliere qualcuno dalla precarietà in cui ci troviamo”.

“La cassa integrazione per la nostra azienda non significa anticamera della disoccupazione o della chiusura di una libreria”, spiegano da Librerie Coop, “anzi è un modo per riorganizzare l’azienda”.

Impossibile saperne di più, se ci saranno nuove assunzioni o verranno convogliati lavoratori in cassa integrazione, nemmeno dallo storico consulente del progetto Librerie Coop, Romano Montroni: “Lavoreremo in modo che il nuovo punto vendita si sviluppi e diventi un soggetto attivo sul mercato cittadino”.

Un piano di allargamento, quello di Coop Adriatica nel settore librario, preventivato nei piani dell’azienda ma che arriva nel pieno della crisi dell’editoria. A gennaio in Italia le vendite sono crollate dell’8% (il 3% alla Coop). “Per i dipendenti delle librerie Coop non siamo di fronte ad una cassa integrazione strutturale, ma straordinaria”, spiega Emiliano Sgargi della Filcams Cgil di Bologna, “L’azienda non ha dichiarato eccedenze ma ha ridotto il numero di ore di lavoro e una piccola percentuale dello stipendio. Insomma un aiuto in attesa del rientro delle spese d’investimento nell’estensione della rete dei punti vendita, in un momento di crisi del settore per loro non previsto”.