Il Fondo monetario internazionale lancia l'”allarme longevità” e sottolinea che “se la vita media nel 2050 si allungherà di 3 anni in più di quanto previsto oggi, il già ampio costo dell’invecchiamento della popolazione aumenterebbe del 50 per cento”. E le famiglie italiane sono quinte al mondo per ricchezza finanziaria in rapporto al Pil nominale.

Secondo quanto pubblicato nel ‘Rapporto sulla stabilità finanziaria globale‘, l’allungamento della vita media rischia di far saltare i conti del welfare, ma l’Fmi ha già pronta la ricetta: allungamento dell’età pensionabile, contributi più elevati e riduzione degli assegni erogati. Per gli esperti del Fondo i governi devono mettere in atto metodi per condividere il rischio anche con il settore privato, promuovere la crescita dei mercati per condividere il rischio e offrire migliore informazione sulla longevità e educazione finanziaria. Il Fondo invita ad “agire ora, date le dimensioni dell’impatto finanziario e anche perché le misure richiedono tempo per dispiegare la loro efficacia”.

Il Fondo Monetario passa poi all’analisi della situazione economica attuale: “La crisi finanziaria mondiale e le preoccupazioni circa la sostenibilità del debito sovrano in molte economie avanzate hanno dimostrato che non esistono più beni che possono essere considerati davvero al sicuro”. L’incertezza, le riforme delle regole, la crisi hanno fatto balzare la domanda di asset sicuri (fra i quali i Treasury Usa, i bund tedeschi e forse i bond societari). Ma la capacità del pubblico e del privato di crearli è diminuita, con rischi per la stabilità del sistema. E l’Fmi vede entro il 2016 una riduzione di 9.000 miliardi di dollari.

Di fatto, si legge nel rapporto, “viviamo in un periodo di recessione profonda e prolungata, perché è cresciuto notevolmente il tasso di indebitamento delle famiglie di molti paesi nei cinque anni precedenti la grande recessione, iniziata tra il 2007 e il 2008”. Famiglie che in Italia “sono le quinte al mondo per ricchezza finanziaria in rapporto al Pil nominale con il 234 per cento”. Meglio del Belpaese “gli Stati Uniti con il 339 per cento, il Giappone con il 309 per cento, la Gran Bretagna con il 296 per cento e il Canada con il 268 per cento. Mentre subito dietro vengono la Francia con il 197 per cento, l’Australia con il 90 per cento e la Germania con il 189 per cento”.

Per il Fondo, la crisi legata ai bilanci familiari può essere contrastata dall’intervento dei governi, sia in termini di sostegno ai disoccupati, sia di politica monetaria più espansiva, anche se lo stimolo macroeconomico ha dei limiti.