Prima la svolta poi la retromarcia. L’Università di Bologna vieta agli studenti di rifiutare il voto degli esami, per velocizzare i percorsi di studio e insieme ridurre il numero dei fuori corso. Ma la disposizione, valida per tutte le facoltà e applicata severamente soprattutto dal preside di Medicina Sergio Stefoni, fa tanto discutere da spingere l’ateneo a tornare sui propri passi. Oggi è lo stesso Stefoni a comunicarlo con una breve nota. “In seguito a contatti intercorsi con il rettore e il prorettore alla didattica”  è chiaro come ci sia stata “un’ incompresione da riferire alle modalità informatiche di registrazione della prova d’esame”. Gli studenti quindi, d’ora in poi, potranno continuare a “usufruire di consuetudini e modalità ormai consolidate”. Tutto come prima, dunque. Se lo studente non è soddisfatto del voto potrà ripresentarsi al prossimo appello.

Forse anche in seguito alle discussioni e alle proteste di alcuni studenti, come quelli dell’associazione Prometeo, il preside di Medicina ci ha ripensato, nonostante nei giorni scorsi fosse apparso tra i più convinti della nuova norma. “Vi segnalo – aveva scritto in una mail indirizzata ai suoi studenti – che non deve essere consentito agli studenti di rifiutare il voto una volta che sia stato attribuito dal docente. Dunque al termine dell’interrogazione e prima dell’espressione di voto gli studenti possono dichiarare di voler interrompere l’esame, ma una volta espresso non possono più rifiutarlo”.

A Medicina la decisione era stata presa dal consiglio di Facoltà del 24 marzo, in seguito, sostiene il preside Stefoni, a una delibera dell’Alma Mater. L’Università puntava a rendere più veloce l’intero iter degli esami. Va tenuto in considerazione che i finanziamenti statali sono proporzionati alla percentuale di studenti modello che si laureano nei tempi previsti. Detto in altre parole: meno fuoricorso, più fondi. Anche per questo quindi l’ateneo aveva invitato tutti i responsabili di facoltà ad “attuare le misure più opportune” per stringere i tempi. Tra le possibilità anche il divieto di rifiutare un voto, evitando così che un singolo studente ripetesse l’esame più volte. Una norma che si sarebbe rivelata particolarmente efficace per i corsi che prevedono numerosi esami scritti (dove l’esito viene registrato al momento della correzione), come Medicina. Terminata la correzione, ogni professore avrebbe avuto a disposizione tre opzioni nel sistema informatico dell’Ateneo: bocciato, respinto o promosso.

La nuova regola però non era piaciuta a una parte degli studenti dell’Alma Mater, abituati da sempre alla possibilità di dire no a un voto non all’altezza delle aspettative. Poter chiedere di sospendere l’esame, prima che venisse comunicato l’esito era sembrata una magra consolazione per alcuni universitari. Come quelli dell’associazione Prometeo, ad esempio, che poco avevano digerito le nuove disposizioni. Secondo loro, si andava a penalizzare soprattutto chi ambisce a scuole di specializzazione, dove il voto richiesto all’ingresso è molto alto. E che quindi non può accontentarsi di una media bassa. Non tutti, però, si erano dimostrati severi come il preside di Medicina. Carla Giovannini, alla guida di Lettere, aveva già detto di voler andare incontro agli studenti. Magari consultandoli prima di registrare un voto.

Ora però sembra che non ci sarà più bisogno di compromessi.