L'ex direttore del Tg4 Emilio Fede

“Mi hanno messo in ferie forzate, mi hanno chiuso fuori dal mio ufficio e non posso neanche sentire la segreteria”. E’ un Emilio Fede “incazzato nero” quello che risponde al telefono. Incazzato, dice, “perché un trattamento così non si riserva a nessuno”. Cita Le Monde e i tributi della la stampa internazionale e poi dice: “L’unica cosa che voglio è smascherare quei due o tre farabutti che si sono inventati la storia della valigetta. Una minchiata – dice – a cui non crede nemmeno la valigetta”.

Del resto, il piano della sua uscita da Mediaset era chiaro, per stessa ammissione del suo protagonista, ma la storia dei soldi a Lugano ha accelerato tutto: “Avvicinarmi alla scadenza elettorale, andare da Silvio e chiedergli un posto in Parlamento nella prossima legislatura. L’altra sera, preso alla sprovvista, con le tensioni accumulate in questi mesi, ho risposto scioccamente. Ho sbagliato». Emilio Fede lo aveva detto senza giri di parole al Giornale. Poi però le cose non sono andate come dovevano, e dalla sera alla mattina il più fedele alla linea dei giornalisti di Mediaset si è ritrovato senza poltrona da direttore del Tg4 e senza – per ora – scranno da parlamentare. Un bel guaio anche perché nel giro di 48 ore il suo successore Giovanni Toti si è preso la poltrona e ha smantellato la sua creatura, a cominciare da Sipario, il programma di gossip affidato a Raffaella Zardo. Eppure, nei giorni successivi Emilio Fede ha continuato a mantenere il buonumore e ripetere: “Finalmente è sbocciata la primavera”.

E se avesse ragione lui? Di certo il Cavaliere, valigetta o meno, non si può permettere di lasciare senza niente il compagno di tante “serate eleganti”. L’ultimo incontro proprio sabato scorso: tra abbracci e pacche i due hanno steso la road map per arrivare a primavera 2013, quando per l’ottantenne ex direttore il posto in Parlamento potrebbe arrivare per davvero. Da qui ad allora per Fede potrebbero bastare qualche comparsata e qualche editoriale sulle reti di famiglia, magari intensificando la sua presenza nel culmine della competizione elettorale. Lui non conferma e non smentisce, perché “di certo c’è solo la morte”. E per avvicinarlo a quella, aggiunge “la stampa ha già fatto un grande lavoro”.

Ma i problemi non mancano. Sia sul fronte politico che su quello televisivo. Che Emilio Fede abbia lasciato qualche inciampo dietro di sé è risaputo. La tendenza a parlare dei propri guai giudiziari in diretta, ad esempio, era cosa nota al punto da diventare oggetto di clausola nell’accordo di buonauscita naufragato la scorsa settimana. Ma qui la voce del padrone si può sempre far sentire. E per Emilio Fede lo spazio alla fine salterà fuori. La questione del palazzo impone invece delle scelte obbligate. Al Senato siede infatti la moglie di Emilio, Diana De Feo, e immaginarsi palazzo Madama modello due camere e cucina è un po’ troppo, considerando anche lo stato abbastanza teso dentro al Pdl. Senza contare le questioni personali. Tra Fede e la moglie, al netto di interviste, smentite e controinterviste – si veda la querelle nata con A dopo la deflagrazione del caso Ruby e immediatamente rattoppata da Chi – non sembra correre buon sangue. Lui però smentisce categoricamente e ritrova la sua “incazzatura” al solo nominare il problema. Insomma, la «la santa con l’aureola autorizzata» come Fede ebbe a definire la consorte, deve essere lasciata in pace: “Non ha mai mancato una seduta, sempre presente, un lavoro impeccabile”. Del resto, dice Fede, “io ho ottant’anni, non voglio annoiarmi. Se potessi scegliere vorrei andare alla Camera, dove c’è qualche emozione e qualche combattimento in più”.

Ma di qui alla primavera, dice, di tempo ne manca molto. E per ora la sua preoccupazione è un’altra: “Non vedo l’ora di essere sentito dai magistrati, questa storia della valigetta è una minchiata che non sta in piedi”.