C’è un nuovo project manager al Comune di Forlì. Si chiama Cristina Ambrosini e viene da Caravaggio, Bergamo. È archeologo, funzionario alla direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Lombardia. La sua nomina in città è stata ufficializzata il 9 marzo, ed entro questa settimana Ambrosini chiederà l’aspettativa al ministero per curare il progetto “Forlì Città della Cultura”. C’è un problema, però. Qualcuno aveva azzeccato il suo nome il 13 febbraio, due-tre giorni prima che iniziassero i colloqui per il profilo dirigenziale in questione. E questo qualcuno ha appena fatto approdare alla Procura di Forlì tutta la questione, con un esposto preciso. “Già lo scorso gennaio presentammo un question time all’assessore alla Cultura Patrick Leech evidenziando alcuni aspetti poco chiari”, rilevano oggi in coro i consiglieri comunali della Lega Nord Paola Casara e Massimiliano Pompignoli, gli autori della segnalazione ai magistrati forlivesi.

Ambrosini assumerà ad interim anche le politiche culturali giovanili e sportive, per, a quanto pare, circa 43 mila euro di stipendio annuo. È stata scelta non tramite concorso pubblico, ma con un bando di selezione ad hoc per un incarico a tempo determinato di “grande qualificazione in campo culturale” su scelta diretta ed esclusiva del sindaco, il Pd Roberto Balzani.

Il 13 febbraio Casara (vice presidente del Consiglio comunale forlivese oltre che capogruppo del Carroccio) e Pompignoli (avvocato) scrivono una lettera in cui fanno il nome di Ambrosini. Il giorno successivo arriva, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, allo studio di Pompignoli. Il tutto, a titolo di ‘assicurazione’, viene poi depositato in uno studio notarile di Forlì: la documentazione con il nome indovinato del vincitore del bando è già stata ritirata. Di sospetti e dubbi, sostengono i due leghisti, in questa storia ce ne sono diversi.

Quali? Tra il 15 e il 16 febbraio iniziano i colloqui per il ruolo di project manager promosso da Balzani. Casara e Pompignoli sulla legittimità del bando, che è stato aperto dal 30 dicembre 2011 al 18 gennaio 2012, dicono di aver raccolto almeno “3-4 segnalazioni” considerate significative, sia da candidati sia da soggetti esterni alla procedura. I due consiglieri della Lega fanno presente che diverse cose resterebbero ancora da chiarire bene sulla selezione che ha visto vittoriosa Ambrosini: dal numero di persone che hanno inviato il curriculum al numero dei partecipanti effettivi, che sarebbero una decina, fino allo stesso compenso del project manager.

Cosa dice il bando? Che “le prove e modalità di selezione sono state svolte con una pre-selezione sulla base dell’analisi del curriculum vitae da parte di una commissione esaminatrice. I candidati i cui curricula verranno ritenuti idonei saranno convocati per un colloquio finalizzato ad una valutazione complessiva del profilo di competenza posseduto rispetto alle caratteristiche richieste per lo svolgimento del ruolo. Al termine dei colloqui verrà stilato un elenco di candidati idonei che sarà sottoposto alla valutazione del sindaco, il quale sceglierà all’interno della rosa ristretta selezionata”.

Sindaco che, appena appresa la polemica, è andato su tutte le furie. Balzani, del resto, non ha mai accettato illazioni sul fronte trasparenza in Comune. Oggi tiene a rimarcare che quello in questione non si può chiamare concorso pubblico perché “è in realtà un bando di selezione per un incarico a tempo determinato di grande qualificazione in campo culturale da conferirsi dietro scelta diretta del sindaco”.

La Lega, contrattacca Balzani, “ha tentato di diffamarmi personalmente”, però “diffamare le persone è un’abitudine della politica, e quindi prendo le pallottole che mi spettano”. Ma raccomandati qui non ce ne sono, giura il democratico: “Prima di arrivare a questa decisione, alla quale penso da mesi e mesi con l’assessore Leech, per salvaguardare una funzione culturale forte in Romagna anche in presenza di risorse calanti, ho incontrato e ascoltato tantissime persone, in ogni parte d’Italia, anche in virtù della mia personale competenza in materia. Perché credo- argomenta il primo cittadino nella sua nota ufficiale- che questioni come questa non possano essere necessariamente risolte con risorse autoctone, ma richiedano esperienze e professionalità qualificate”.

Ma dall’elenco dei partecipanti alla selezione, considerando i regolamenti e le prassi comunali per verificare i requisiti di accesso alle cariche dirigenziali, si poteva dedurre che la dottoressa Ambrosini avrebbe potuto vincere? Balzani qui rilancia: “Niente di più facile, conoscendo il mio progetto e il profilo della dottoressa, una delle migliori funzionarie di soprintendenza dell’Italia settentrionale. È curioso che delle competenze nessuno abbia parlato”.

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