“Chissà, chissà, domani su cosa metteremo le mani”. Lucio Dalla la cantava così, impressionato sotto al muro di Berlino, nel 1980 con Futura. Ma a una settimana dal solenne funerale in San Petronio che per poche ore ha occupato giornali e tv in una polemica sulla sessualità dell’angelo Dalla, omosessuale non pubblicamente dichiarato ma celebrato dalla Chiesa cattolica, si apre un nuovo, denso, infinito capitolo sull’eredità che l’autore de L’anno che verrà ha lasciato ai posteri.

Il patrimonio milionario. L’inventario di beni mobili e immobili che sta redigendo il curatore patrimoniale Massimo Gambini da martedì scorso è un vero antro delle meraviglie. A partire dai 2000 metri quadri suddivisi su tre piani della casa museo di via D’Azeglio 15 a Bologna che secondo le stime ufficiali dovrebbero valere attorno agli 11 milioni di euro. Sempre in ambito immobiliare Dalla possedeva una casa a Milo, alle pendici dell’Etna, del valore di 600mila euro, un appartamento alle isole Tremiti di 840mila euro e un altro a Pesaro all’incirca dello stesso valore. Il capitolo dei diritti Siae, con la stessa società degli editori che però non conferma, si stima in una forbice che va dai 500mila agli 800mila euro. Poi si passa al patrimonio di quadri, sculture e memorabilia presenti nella casa bolognese che, tra un Mimmo Paladino, degli Ontani e anche un Aspertini, si aggira sui 3 milioni di euro. Altra grande passione di Lucio Dalla erano le barche: la Brilla e Billy, una 22 metri uscita nel 2003 dal Cantiere Nautico Azzurro di Marotta, che prende il nome dei suoi due cani, trasformata in un perfetto luogo dove incidere canzoni e scrigno di memorie antiche e rare come il vassoio e la tabacchiera provenienti dal transatlantico Rex.

Le società di produzione musicale e il ruolo di “Tobia” Righi. E’ il babbo di Lucio Dalla. E questo lo sanno tutti. Ma è anche il “presidente”: e questo lo sanno in pochissimi. Già, perché tutti da sempre lo chiamano Tobia e invece il nome ufficiale è Umberto. Tobia, ossia Umberto Righi, è uno degli amici più grandi e antichi di Lucio Dalla. Il suo manager tuttofare. Mitica una sua battuta a chi chiedeva al sempre compassionevole Lucio: “Vienici incontro”. Lucio cedeva ma spesso a salvare le casse, nei tempi in cui di soldi ne giravano pochi, si sentiva da dietro un vocione: “Vi vengo incontro io. Con un Tir”. E c’era un gusto in più se sentiva aggiungere in tempi lontani “Siamo tutti compagni”. Perché Righi si è sempre divertito a fare il destro nello famiglia sinistra di Lucio.

Tobia Righi ha condiviso con Lucio tutto da 45 anni. Dai primi lp all’impero. Persino la cyclette che Dalla aveva in casa e su cui faceva cinque chilometri al giorno, costringendo Tobia a imitarlo. E da otto mesi Lucio aveva anche affidato a Tobia la presidenza della Assistime, la Spa “immobiliare, produttore discografico e ricerche di mercato nel campo musicale” che si occupa dei dischi e dei diritti musicali. Sede in via D’Azeglio 15, la splendida, enorme casa-ufficio di Dalla. Capitale sociale di 1.586.000 euro. Classe di fatturato da 500.001 a 2.500.000 euro. Circa il 93% risulta intestato a Lucio, il 3,5% a Marco Alemanno e altrettanto a Tobia, che è anche amministratore delegato e a cui dalla aveva lasciato la presidenza.

E’ una delle casseforti professionali ed economiche dell’artista, insieme alla Pressing Line, la srl con socio unico a cui fanno capo le concessioni dei diritti di sfruttamento dell’immagine e che nel 2010 (ultimo dato ufficiale disponibile) registrava un attivo netto in aumento a 5,5 milioni, un fatturato in crescita a 1,6 milioni e un utile più che triplicato 2009 pari a 610 mila euro sul 2009. Presidente Lucio, amministratore Mariarosa Turcato, la straordinaria signora dei conti di Dalla, consigliere Tobia. E sempre lui ha la firma sui conti di Dalla e delle due società-cassaforte. Nel bilancio Assistime, che nel 2010 fatturava oltre un milione e segnava un rosso di 27mila euro, viene riportato che «l’evento principale che ha contrassegnato l’esercizio appena concluso é stata la tourneé italiana Dalla-De Gregori, che ha prodotto ricavi per circa 800.000 euro». Durante il 2010 si sono poi realizzati ricavi per le royalties sulle vendite del disco live del concerto, disco prodotto dalla Pressing Line srl ed uscito a novembre 2010.

Chi si contende l’eredità. Premettendo che anche se Lucio Dalla avesse lasciato tutto al compagno Marco Alemanno, stilando di suo pugno un testamento, che a tutt’oggi non è ancora stato trovato se mai ce ne fosse stato uno, per i parenti naturali fino al sesto grado sarebbe stato legittimo contestarlo. Gioco forza saranno Dea, Luisa e Amelia Melotti, Silvana Scaglione e Lino Zaccanti, cugini di primo grado, assieme ai figli, cugini di secondo grado, Simone Baroncini e Andrea Faccani, a rilevare per legge il patrimonio del cantautore bolognese. Si tratterà ora di vedere in che termini i parenti gestiranno la questione Fondazione che pare più essere a cuore agli “amici” artisti di Dalla, come Gaetano Curreri che, assieme, all’avvocato dell’artista scomparso, Eugenio D’Andrea, aveva chiesto l’apertura dell’istanza di cura del patrimonio.

“L’ho fatto per amicizia”, ha spiegato Curreri, “e per tutelare le sue volontà e il suo patrimonio sulla base di quello che mi ha sempre detto a cominciare da costituire una Fondazione che portasse il suo nome”. Il leader degli Stadio ebbe proprio Lucio Dalla come principale sponsor e autore nell’album d’esordio del gruppo, nel 1982, Stadio. Quel bellissimo brano Grande figlio di puttana fu il primo di quattro che Dalla scrisse con Curreri per gli Stadio e che cantò pure in molti suoi concerti degli anni ottanta portandosi dietro proprio Curreri come tastierista.

Il padre biologico in Puglia. Come se non bastasse nel groviglio di presunti aventi a diritto sull’eredità di Dalla, nei giorni scorsi dal sito Dagospia è esplosa la voce del padre biologico del cantautore, un ricco signore pugliese. Una voce per ora indimostrabile che vuole il notabile di San Giovanni Rotondo, il cavalier Francesco Morcaldi, già sindaco e podestà del paese, come padre biologico di Dalla. Secondo il sito web tutto risalirebbe a quando la madre, Jole Melotti, negli anni quaranta, scendeva da Bologna fino in Gargano per cucire  abiti su misura per importanti signori del luogo.

Morcaldi, nato nel 1889 e nominato cavaliere dal re Vittorio Emanuele III nel 1924, fu podestà di San Giovanni Rotondo dal ’27 al ’29, e di nuovo sindaco nel ’54 e nel ’63. Religiosissimo, nonché amico di Padre Pio, inaugurò la Casa sollievo della sofferenza del frate nel ‘56. Anni in cui la Melotti cominciò a frequentare per il suo lavoro da sarta la famiglia Morcaldi. L’uomo negli anni quaranta aveva quattro figli ed era già vedovo. Il rapporto si protrasse negli anni dal momento che la Melotti e il figlio Lucio andavano al mare a Manfredonia ospiti dei Morcaldi. Il rapporto che nacque fu strettissimo tanto che in punto di morte il cavaliere chiamò al suo capezzale Lucio che non poté partecipare visto il contemporaneo aggravarsi dello stato di salute della madre.

Le dicerie e le supposizioni si susseguono, con la famiglia Morcaldi che non conferma e non smentisce, ma se sortissero ulteriori aventi a diritto nell’affare dell’eredità di Lucio Dalla la questione si complicherebbe ulteriormente.