Dettaglio di un'opera di Giulio Frigo

Giulio Frigo ha appena iniziato a raccontare, davanti all’opera Partita a scacchi sospesa, la sua ultima mostra, Chora, Galleria Francesca Minini, la seconda personale, e già necessitiamo di una spiegazione: Chora è un concetto sfuggente, che si può definire come spazio, luogo, collocazione. Sintesi tra forma e contenuto, come è questa mostra che alterna luce e buio, luce come materiale fisico e oscurità come unicità, assenza del contorno.

Giulio è concentrato sul suo lavoro, ha ventisette anni, l’Accademia di Brera alle spalle e un’esperienza a Parigi e Los Angeles per due residenze; ha all’attivo diverse collettive, tra queste una alla Galleria d’arte contemporanea di Monfalcone e una alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, e la prima personale da Viafarini DOCVA di Milano.

È nato nel 1984 ad Arzignano (VI) ma attualmente vive a Berlino, città che per molti incarna la classicità, tema che Frigo rivendica a piene mani.

Ma torniamo alla mostra. Dopo una provocatoria cassetta nella quale inserire le monete per accendere la luce che si concentra solo sulle singole opere, l’illusione entra in scena: in fondo alla sala, un prestigiatore dipinto su una tela di lino fa lievitare un drappo sul quale sono impresse a gouache le fattezze di un corpo di donna, una sindone al femminile. Un gioco di prestigio che porta con sé una riflessione sulla nascita della pittura e quindi sulla necessità umana di creare immagini. Dalle tracce sulla sabbia  al sudario di Cristo che diede vita alla tradizione delle icone. Infine, la terza via, l’immagine riflessa, lo specchio o l’acqua – pensiamo a Narciso – ed ecco installata in alto l’opera Logischer Spiegel, una figura e il suo doppio capovolto: lo specchio riflettendo inverte la destra con la sinistra ma non l’alto con il basso disattendendo l’aspettativa di una speculazione che è umanissima nella sua logica. Di nuovo l’illusione in questo caso generata dall’occhio umano.

In un angolo, un’ombra: la presenza dell’assenza del signor F in contemplazione di una personalissima idea di bellezza, l’ombra di Frigo proiettata sul muro avvicinata all’ombra di un tetraedro sospeso. Il tetraedro è presente, Frigo no. Un’assenza contrapposta ad una presenza, quella del tetraedro che essendo il primo solido possible diventa simbolo della tridimensionalità spaziale.

È un figurativo classico Frigo, parla di Dagas e Balthus – forse si intravede anche qualcosa di Bacon – e questo suo interesse per l’immagine si dipana nelle ultime opere, alcune ancora in fase di lavorazione: Due nani (materia disposta secondo intelligenza), è un olio su tela realizzato utilizzando tecniche di maestri del passato che ha un suo sviluppo nello spazio grazie ad una pirite cubica prospiciente, un oggetto naturale pressoché perfetto che si scontra con la deformità del nanismo; così come Il cavolo romanesco, rappresentazione naturale del frattale, la ripetizione di una struttura su diverse scale, trova collocazione davanti al Filosofo e l’architetto.

Prima c’era stata Mimesi², un’opera del 2011che aveva fornito un rimando: una serie di sfere di grafite sospese, “l’idea di fondo è la struttura della grafite, il lapis, l’origine dell’arte, da sempre usata poiché molto morbida e incisiva sul foglio bianco. In un certo senso l’origine della creatività ”, un principio cosmologico che non crea solo la materia ma anche il suo ordine.

A fine gennaio ha partecipato alla mostra D’àpres Giorgio, alla Fondazione Giorgio e Isa De Chirico di Roma, come a voler ribadire la sua intenzionalità verso il classico e la materia pittorica: “De Chirico, nei suoi scritti, parla di “bella materia tinta”, per definire un nuovo tipo di pittura che insegue i segreti tecnici del passato e che userà a partire dagli anni Quaranta, per ottenere un composto fluido e trasparente che sublima l’esecuzione al contrario di molta pittura moderna che lui stesso definiva colore prosciugato”. La pittura è il principale interesse di Giulio – come lo era di De Chirico -, “intesa non soltanto come medium necessario a dar luogo ad un’immagine, ma come ricerca continua di una preziosità materica”.

Infine una cosa colpisce, nelle parole di Giulio: il suo modo di approcciarsi alla realtà, con stupore, meraviglia e voglia di capirla.

Flavia Fiocchi

Fino al 15 Marzo 2011
Orari: da martedì a sabato ore 11 – 19.30
FRANCESCA MININI
VIa Massimiano 25
20134 MIlano
Tel. 02 26924671
Fax 02 21596402
info@francescaminini.it
www.francescaminini.it

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti

MANI PULITE 25 ANNI DOPO

di Gianni Barbacetto ,Marco Travaglio ,Peter Gomez 12€ Acquista
Articolo Precedente

Roa Bastos e il “Texto cautivo”
Un rapporto libero tra testo, autore e lettore

next
Articolo Successivo

Se “Alfabeta2” nobilita
il tiro a Caselli

next