L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato diffida il Comune di Rimini. Per ora niente sanzioni, ma un richiamo bello e buono. Che, considerato un già pendente ricorso al Tar, potrebbe rivelarsi decisivo.

La vicenda è quella del teleriscaldamento servito agli utenti delle zone Viserba-Marecchiese-Gaiofana, 1.800 famiglie in tutto. Nel 2010 comitati e avvocati hanno fatto ricorso al Tar dell’Emilia-Romagna contro il bando e la delibera specifici adottati dal Comune. Da mesi i residenti si dicono “tartassati da bollette sproporzionate”, quelle applicate dal gestore Società Gas Rimini-Sgr. “Un chilowatt-ora di calore con una caldaia tradizionale costa cinque centesimi di euro, con il teleriscaldamento costa 10”, è stato riportato dalle famiglie. Ebbene, qualcuno li ha ascoltati.

A seguito delle segnalazioni inoltrate dai comitati (la prima il 16 gennaio del 2010, successive integrazioni vennero inviate l’11 marzo e il 24 aprile del 2010) l’Antitrust ha scritto direttamente al sindaco Pd Andrea Gnassi, lo stesso che in campagna elettorale la scorsa primavera aveva promesso ai residenti di prendere in mano la questione. In un protocollo inviato il 4 gennaio scorso, l’Autorità dice al sindaco di aver ravvisato nel caso in questione una violazione della libertà degli utenti di poter accedere agli altri sistemi alternativi di riscaldamento, limitando così la concorrenza nelle tariffe e la qualità dei servizi forniti, e lo sollecita “al ripristino della piena facoltà per gli utenti di scegliersi il sistema di riscaldamento”.

Scrive l’Antitrust in un’altra lettera, ancora diretta, al comitato che nel 2010 ha fatto ricorso al Tar: “Tutti i temi sollevati nella segnalazione in oggetto sono imputabili al Comune di Rimini. È il Comune di Rimini che ha deciso il contenuto del bando di gara per l’affidamento dei servizi del teleriscaldamento, ivi compresi il prezzo base per la parte variabile della tariffa e la determinazione di un indennizzo a carico dell’eventuale nuovo entrante a favore di Gruppo Società Gas Rimini Spa e del consorzio ‘Il Maestrale’. Né dalla documentazione agli atti emergono comportamenti di Gruppo Società Gas Rimini Spa in contrasto con la normativa posta a tutela della concorrenza”.

Il Garante, nella sua missiva a Gnassi, precisa ancora che (proprio sulla base del caso riminese) si è già provveduto ad avviare un’indagine conoscitiva sul teleriscaldamento in Italia (provvedimento numero 23184), evidenziando a proposito “un quadro normativo carente”, che si presta per sua natura ad un monopolio naturale. Una volta allacciati al teleriscaldamento, è la tesi dell’Antitrust, per gli utenti diventa economicamente pressoché impossibile potersi avvalere di altri sistemi di riscaldamento.

In attesa di segnali da Gnassi, il comitato esulta perché “vede finalmente riconosciuto da un soggetto terzo la fondatezza di alcune delle proprie lamentele circa la questione del teleriscaldamento a Rimini e della relativa gestione da parte del Comune di Rimini”. Gli utenti, spiegano i legali che assistono il comitato, chiedono “solo di voler pagare come tutti gli altri cittadini riminesi che adoperano la caldaia, anche se in realtà era stato promesso un risparmio del 30%. Conti alla mano, sono costretti a pagare molto ma molto di più”.

Tuttavia, l’amministrazione comunale al momento non cede. Gli uffici di Gnassi parlano in una nota di “tema generale”, che “riguarda l’intero territorio nazionale e la tipologia del sistema del riscaldamento dal punto di vista della libera concorrenza, a cui l’indagine conoscitiva dell’Autorità garante non potrà che apportare un utile e autorevole contributo fornendo, agli enti locali innanzitutto, elementi di certezza giuridica: questo e non altro- replica il Comune nella sua nota ufficiale- il contenuto della lettera del Garante, e men che mai addebiti nei confronti dell’ente”.

Stephen Rudolph Niccoli, avvocato del comitato, non ci sta: “Non pare comprensibile l’atteggiamento del Comune di Rimini che cerca di sminuire le direttive dell’Autorità Garante della Concorrenza, che di certo non ha inviato la sua lettera per essere ignorato”. Gli aspetti, concordano i legali dei ricorrenti, sono due: le norme specifiche del teleriscaldamento di Rimini in particolare (“da modificare”) e le norme nazionali (“carenti”) sul teleriscaldamento in generale. “Riguardo agli addebiti o sanzioni nei confronti del Comune di Rimini- prosegue nella sua analisi Niccoli- questi potranno arrivare in un prossimo futuro se lo stesso Comune intende continuare ad ignorare gli avvisi ‘specifici’ del Garante”. In questi casi si può arrivare, stimano i legali, fino a 500 mila euro di multe. Il comitato, a questo punto, “auspica pertanto che il Comune di Rimini non prenda sottogamba tali indicazioni”.