Senza Beppe Grillo forse non esisterebbe nemmeno. Ma prima o poi il cordone ombelicale va tagliato. E allora ecco che il Movimento 5 stelle sembra voler camminare con le proprie gambe, non sempre nel solco del fondatore. Perché in una realtà giovane, nata dalla volontà di cittadini e già proiettata verso Montecitorio, le posizioni sono tante e a volte non coincidono con quelle del comico. Dalla polemica per il sostegno dato dal consigliere dell’Emilia Romagna Andrea Defranceschi ai lavoratori dell’Unità, in cui tanti seguaci non hanno esitato a criticare il blogger genovese per la durezza dei toni, a quella per la cittadinanza ai figli di stranieri, il Movimento sta cercando di guadagnarsi la propria indipendenza. “Lui scrive delle cose, ma poi ognuno di noi le rielabora criticamente” spiega il consigliere riminese Luigi Camporesi.

Del resto lui, Beppe Grillo, istrionico, catalizzatore e provocatorio, ha sempre rifiutato l’etichetta di leader. Dal suo blog alle aule dei consigli comunali e regionali la strada è lunga e le opinioni spesso prendono direzioni diverse. I voti sono lì a dimostrarlo. Sulla questione dello ius soli (in sostanza, il diritto di avere la cittadinanza se si nasce in territorio italiano) che in un contestatissimo post il comico ha definito “senza senso”, incassando, tra le altre, la solidarietà della Lega nord Toscana, gli eletti si sono mossi autonomamente. Talvolta appoggiando risoluzioni in contrasto con le indicazioni di Grillo.

In particolare in Emilia Romagna, dove sia i rappresentanti regionali, sia quelli comunali si sono espressi a favore della campagna “L’Italia sono anch’io”, per il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati nel nostro Paese da genitori stranieri. E lo stesso aveva fatto poco prima di Natale l’eletto a Milano, Mattia Calise. “È ovvio che l’opinione di Grillo pesa di più – spiega Valentino Tavolazzi, consigliere del Movimento a Ferrara – ma può capitare che le decisioni vengano prese senza seguire il suo blog, soprattutto su argomenti dove ancora non esiste una linea condivisa, dove siamo in una fase di work in progress”.

Anche quando, poco dopo Natale, Beppe Grillo sconfessò Defranceschi, reo di aver firmato una risoluzione a favore dei lavoratori del quotidiano “l’Unità” venendo così meno alle idee che ispirarono il V2day, attivisti ed eletti si divisero: ci fu chi chiese la testa del consigliere e chi invece prese senza esitazioni le distanze da Grillo, chiedendogli di essere più conciliante. E turono tanti anche coloro che garantirono solidarietà e appoggio al consigliere emiliano romagnolo.

Insomma, se su grandi temi nazionali, come politiche del lavoro o immigrazione, non esiste ancora una posizione ufficiale, sembra che per ora nel Movimento non ci sia troppo timore ad allontanarsi dalle idee del suo ispiratore. Una sorta di autonomia che spesso da fuori viene interpretata come una debolezza, mentre all’interno si tenta di trasformarla in punto di forza. “Non esistono nel panorama politico – commenta il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Giovanni Favia – altri soggetti che lasciano la possibilità di votare in piena coscienza e libertà, come facciamo noi. I vecchi partiti non sono abituati, e per questo ogni volta che Grillo fa delle dichiarazioni ci cuciono ad arte delle polemiche”. Parole simili a quelle usate da Davide Valeriani, consigliere di circoscrizione a Reggio Emilia, anche lui favorevole allo Ius soli. “Quando mai è successo che un consigliere o un semplice attivista si comportasse in un modo non condiviso dal proprio Bossi, Bersani o Berlusconi di turno senza poi essere radiato?” scrive in una nota su Facebook, apprezzata tra gli altri anche dal consigliere comunale, sempre reggiano, Matteo Olivieri.

Che il Movimento non sia più “grillino”? Presto per dirlo. Certo, per la maggioranza Grillo rimane pur sempre un faro. E stima e fiducia appaiono immutate. “Avrà sempre un’influenza speciale a livello culturale – ammette ancora Favia – ma l’ultima parola spetta alla coscienza dei singoli eletti, e sarà sempre così anche a livello nazionale. Io, ad esempio, lo ascolto sempre con attenzione, perché ho imparato tantissimo da lui”. Ma su alcune questioni esiste un caleidoscopio di voci che non sempre trova in Grillo l’unico portavoce. Il ruolo del comico appare quindi uno dei nodi da sciogliere, prima di tentare l’avventura delle elezioni nazionali. Senza dimenticare che c’è anche chi adombra l’eventualità di un suo ritiro: “Troppo stress, troppa pressione” sussurra qualcuno. Se fosse vero il Movimento dovrebbe dimostrare, una volta per tutte, di essere in grado di crescere da solo, senza la potenza mediatica del suo fondatore.