Un momento di tensione ieri c’è stato. Non l’hanno provocato però gli estremisti cattolici. Ma una ventina di militanti di Forza Nuova: un’incursione verso l’ingresso del Franco Parenti tentata un’ora prima del debutto milanese di Sul concetto di volto nel Figlio di Dio. Per il resto è stata una serata tranquilla. Nonostante gli insulti arrivati nei giorni scorsi alla direttrice del teatro Andrée Ruth Shamah, alcuni di carattere antisemita. E nonostante gli attacchi a Romeo Castellucci, regista di uno spettacolo “blasfemo” secondo diverse organizzazioni religiose e “offensivo nei confronti dei cristiani” secondo il Vaticano.

Blindatissime le strade di accesso al teatro, il biglietto d’ingresso unico lasciapassare per superare il cordone di agenti. Iniziative di protesta confinate a due isolati di distanza, in piazzale Libia. Una grande rotonda con in mezzo un prato, dove il reverendo Floriano Abrahamowicz celebra una messa di riparazione per una cinquantina di fedeli lefebvriani. Uomini e donne in preghiera. Alcuni con una candela accesa in mano, altri con un’immagine di Gesù o della Madonna apessa al collo. Poco più in là i militanti di Militia Christi, Ora et labora per la vita, Comitato no 194 e altre organizzazioni tradizionaliste. Un’altra cinquantina di persone, molte arrivate da Roma, nemmeno troppo contente di condividere lo spazio della protesta con i seguaci di quel Lefebvre che fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Differenze di vedute che Abrahamowicz non si sottrae dal mettere in evidenza, quando alle critiche contro il “blasfemo” Castellucci aggiunge quelle indirizzate a papa Benedetto XVI, anche lui accusato di blasfemia.

Il reverendo parla dal pianale di un camioncino. Altare di fortuna su cui l’immagine di Cristo è lo stesso Salvator mundi di Antonello da Messina che, in versione gigante, fa da sfondo al palco del Franco Parenti. Dove gli occhi pieni di pietas del Figlio di Dio guardano per 50 minuti un figlio pulire il padre incontinente. Umiliato per l’incapacità di trattenere le proprie feci, che insozzano il salotto perfettamente bianco. Fino al finale: un liquido scuro cola sul volto di Cristo, prima che venga strappato. Al suo posto compare la scritta “Tu sei il mio pastore”, che in controluce diventa “Tu non sei il mio pastore”.

Come già annunciato da Castellucci, nella versione milanese della pièce è stata tagliata la scena con un gruppo di ragazzini che lanciano oggetti contro l’immagine di Gesù. Bombe giocattolo secondo il regista, escrementi secondo gli ultracattolici, andati su tutte le furie dopo la messa in scena di Parigi. Al termine dello spettacolo il pubblico applaude. In platea molti giornalisti e diversi agenti della Digos. Poi il dibattito degli intellettuali invitati alla prima. L’ammissione del teologo Vito Mancuso: “Da un punto di vista artistico lo spettacolo mi ha impressionato, ma non mi è piaciuto”. L’intervento dello scrittore Antonio Scurati, applauditissimo soprattutto quando parla della “indebita ingerenza politica operata dalla Chiesa cattolica di Roma e anche dalla Curia di Milano, in contrasto con la sua tradizione recente e remota”. Modera Andrée Ruth Shammah, direttrice di religione ebraica, che sugli insulti ricevuti e sulle proteste fuori dal teatro commenta: “Si sa quale forza politica ha sobillato queste persone. E stasera è venuto fuori”.

Un chiaro riferimento a Forza Nuova, i cui militanti un paio d’ore prima vengono respinti dagli agenti mentre cercano di avvicinarsi al teatro. “Volevamo dimostrare che l’Italia non è fatta solo di scene blasfeme – spiega Duilio Canu, dirigente nazionale di Forza Nuova – ma c’è anche un’Italia che non tollera che venga sbeffeggiato il Padre Eterno”. Gli esponenti di estrema destra raggiungono poi piazzale Libia. Tra i cori dei militanti di Militia Christi. Le dichiarazioni del deputato leghista Massimo Polledri, che tra un gruppo di simpatizzanti del Carroccio spiega perché “è necessario pretendere il rispetto della nostra civiltà cristiana”. Le ragioni di chi considera blasfemo uno spettacolo senza averlo visto di persona.