L’Italia è un Paese per vecchi. Anche nel calcio. Lo certifica l’ultima analisi demografica dell’Osservatorio dei calciatori professionisti del Cies (Centro internazionale di studi sportivi) in collaborazione con l’università di Neuchatel, in Svizzera. Dal loro ultimo rapporto Demographic Study 2012, che analizza in dettaglio i 12.410 calciatori professionisti delle oltre 500 squadre che partecipano nella massima serie dei 33 campionati nazionali europei, risulta che la Serie A è il secondo campionato più vecchio di Europa, con una media di 27,54 anni per giocatore. Se la media europea è di 25,82 anni, in questa poco onorevole classifica in testa si trova la First Division di Cipro, dove l’età media dei calciatori è di 28, 23 anni, poi l’Italia e poi via via tutti gli altri 31 campionati europei. Le altre quattro ‘top league’ – ovvero la Premier League inglese, la Liga spagnola, la Ligue 1 francese e la Bundesliga tedesca – si trovano rispettivamente al quarto, all’ottavo, al quindicesimo e al diciannovesimo posto.

Dallo studio condotto da Raffaele Poli, Roger Besson e loïc Ravenel, emerge poi come il Milan sia la squadra più vecchia di Europa, con un’età media di 30 anni, seguito al secondo posto dalla Lazio e dai ciprioti dell’Apoel Nicosia con un’età media di 29,7 anni. Al decimo posto troviamo l’Inter con 28,78, e al dodicesimo il Napoli con 28,76. Su oltre cinquecento squadre. Una simile analisi era stata condotta dal Cies anche lo scorso autunno, analizzando le rose delle 32 squadre iscritte alla Champions League, la più importante competizione continentale. Anche allora il Milan era risultato la squadra più vecchia (età media 29,69) seguita da Apoel Nicosia, Inter (28,04), Zenit San Pietroburgo e Napoli (27,66). Mentre le due squadre che hanno vinto tre delle ultime quattro Champions League, Manchester United e Barcellona, si trovavano rispettivamente al 18 posto con 25,58 anni di media e al 22 posto con 25,22. Anche perché una squadra anziana non è necessariamente esperta. Analizzando infatti la media-presenze dei calciatori in rosa in Champions League il Milan scivola al 2 posto, dietro al Chelsea. Terzo è il Barcellona (nonostante la giovane età media), quarta l’Inter. Il Napoli, quinta in assoluto per età, è la ventisettesima per media presenze e quindi esperienza.

Piuttosto mortificante per la Serie A italiana è anche il dato relativo al funzionamento dei settori giovanili, ottenuto analizzando il numero di “club-trained players” presenti in rosa che abbiano giocato anche solo un minuto quest’anno. Secondo i criteri stabiliti dall’Uefa, il club-trained player è un giocatore che, nella fascia di età compresa tra i 15 e i 21 anni, ha giocato per almeno 3 anni nel club di appartenenza. Ovvero sia cresciuto nel settore giovanile della squadra in cui gioca. In questo caso la media europea è di 22,2% di club-trained player per ogni squadra. E l’Italia è ultima in questa classifica con il 7,4%. Prendendo in considerazione solo i cinque campionati più importanti si nota come la Spagna sia prima con il 24,7%, (con in testa le lodevoli realtà basche – Real Sociedad 62.5%, Athletic Bilbao 54.2%, Santander 44% – seguite dal Barcellona di Guardiola, in cui il 42,9% della prima squadra è composto da giocatori provenienti dal settore giovanile). In Francia sono il 22,9%, in Inghilterra il 16,2%, in Germania il 16%. In Italia appunto il 7,4%. Addirittura, secondo questo studio, ben 7 squadre della serie A non hanno in rosa nemmeno un giocatore cresciuto nel settore giovanile che abbia giocato nella stagione 2011/12 . Questi club sono Lazio, Genoa, Palermo, Udinese, Parma Chievo e Novara. Mentre Catania, Siena e Napoli ne hanno uno solo.

Per Raffaele Poli – fondatore del Cies Football Observatory e uno degli autori di quest’analisi demografica – quest’ultimo dato deve essere messo in correlazione con il continuo aumento di stranieri nei nostri club. Dal 42% della stagione 2009/10 al 48,7% della stagione 2011/12. Un fenomeno comune solo ai campionati dell’Europa dell’est come Russia, Ucraina, Polonia e Ungheria e alle serie minori delle altre nazioni. Mentre nel resto dei massimi campionati europei la tendenza è quella di diminuire l’acquisto di giocatori stranieri. In Inghilterra, da sempre il campionato con più stranieri in assoluto, si registra una forte diminuzione dal 58,9% di due stagioni fa al 54,6% della stagione in corso. In conclusione, la serie A italiana è il secondo campionato più anziano d’Europa (il primo se comparato agli altri quattro più importanti). Il numero di calciatori provenienti dai settori giovanili per ogni squadra è in assoluto il più basso d’Europa. E, in controtendenza rispetto al resto d’Europa, e continua ad aumentare l’arrivo di calciatori stranieri. Questo, secondo Raffaele Poli: “E’ un chiaro segno che in Italia è necessario un rinnovamento concertato tra i club, la Lega e la Federazione. Questi dati sottolineano soprattutto la mancanza di una linea comune. In Germania per esempio ci sono stati accordi specifici tra le tre componenti per lavorare sui giovani e per avere così un aumento di manodopera specializzata disponibile per i club e la nazionale”.