“Mai scritto” e detto di voler “eliminare la cassaintegrazione“: il ministro del Welfare Elsa Fornero esclude che il documento illustrato ieri alle parti sociali contenga l’eliminazione della cassa integrazione straordinaria e smentisce le indiscrezioni uscite dopo la riunione a Palazzo Chigi. Il piano di riforma del lavoro non è stato consegnato a sindacati e rappresentanti degli industriali: per ora, precisa la Fornero, “il governo ha posto il problema di un sistema migliore, più efficiente, più efficace di ammortizzatori sociali. Parlare di cassa integrazione e di modifiche alla cassa integrazione mi sembra assolutamente prematuro”.

Proprio su questo punto, i sindacati erano “insorti”, con Susanna Camusso (Cgil) che aveva detto: “Le parti sociali sono tutte d’accordo sul fatto che non si può superare la cassa integrazione straordinaria”. Dello stesso parere anche Raffaele Bonanni (Cisl): “Gli attuali ammortizzatori sociali sono una chance importante anche per il futuro”. Il ministro frena le polemiche: “Non abbiamo indicato proposte di soluzione. Abbiamo indicato percorsi. Penso che bisogna lavorare possibilmente cercando il consenso sempre con l’idea che qualche cosa però deve essere innovata”. Nel dibattito è intervenuto anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, tramite twitter: “Dico alla Fornero: bene le riforme ma salvaguardare gli ammortizzatori sociali”.

Anche parlare di salario minimo “è assoutamente prematuro. Abbiamo molti vincoli finanziari e bisogna considerare non solo ciò che è desiderabile ma ciò che è possibile considerati i nostri vincoli”. Il governo ha invece confermato l’intento di voler affrontare il problema della “numerosità” dei contratti presenti nel mercato del lavoro e del suo funzionamento, perché “anzichè includere, segmenta, tratta in maniera eccessivamente differenziata diverse categorie di persone” e di fatto “scarica” i costi derivanti dalla crisi e dalle conseguenti ristrutturazioni “sui segmenti deboli del mercato, cioè i giovani, le donne, i lavoratori anziani”.

Il giudizio sull’attuale sistema di lavoro in Italia è quindi piuttosto negativo. Il ministro si è detta “molto colpita nel constatare che in Italia un lavoratore di poco più di 50 anni sia considerato perso per il mercato del lavoro”. E dunque, spiega, “i contratti che ci servono li teniamo, quelli che non ci servono li togliamo. Ci sono anche degli abusi” come gli 8 milioni di partite Iva che anche in un Paese “con molta inventiva, forse nascondono una realtà occupazionale che vorremmo vedere alzata di qualità“.

E dunque in tema di contratti “l’idea del contratto unico non c’è, non è scritta nel documento: possiamo discuterne in maniera civile e ordinata”. Quanto alla flessibilità, “c’è in entrata e in uscita” e sotto quest’ultimo aspetto “ce l’avevamo per mandare in pensione la gente giovane: ma con la riforma del sistema pensionistico non può più essere usata come ammortizzatore sociale”, ha sottolineato il ministro. L’imperativo del governo Monti resta la rapidità, perché occorreva portare il Paese “lontano dal baratro della crisi”. Sotto questo profilo, l’equità tra le generazioni è stata indicato dalla Fornero come la motivazione principale indicando il cosiddetto “debito pensionistico” come l’espressione “di un profondo squilibrio tra le generazioni” ma ora, con la riforma, i giovani non dovrano più fare “grandi sacrifici”.