In tempi di lotta agli sprechi e caccia agli scontrini, anche il mondo della sanità ha deciso di ‘presentare il conto’. Nel senso di esporre al contribuente, in tutte le comunicazioni che lo riguardano – schede di dimissioni comprese – i costi delle prestazioni sanitarie ricevute con la quota sborsata dal Servizio sanitario regionale (Ssr) e quella eventuale pagata dal cittadino. L’obiettivo è far capire che a fronte di un ticket di 60 euro per un intervento di protesi all’anca, il Ssr ne spende in realtà 10mila, ed evitare così esami e interventi inutili. Quello dei malati immaginari e degli esami fatti in modo inappropriato è uno ‘scherzetto’ che, secondo alcune stime del Centro di terapia strategica di Arezzo, costa otto miliardi di euro l’anno, pari al 7 per cento della spesa complessiva del Servizio sanitario nazionale.

Prima ad adottare questa strategia di ‘responsabilizzazione’ è stata la Lombardia, che con le nuove linee guida per il 2012 approvate poco prima di Natale, ha previsto l’obbligo per tutti i medici e gli ospedali di esporre i costi delle prestazioni sanitarie sui referti (per ricoveri e specialistica) con l’eventuale quota a carico del cittadino dal prossimo primo marzo. E questo sia nelle lettere di dimissione che in tutte le comunicazioni con il paziente. E da qualche giorno il percorso è iniziato anche in Piemonte, grazie alla proposta lanciata da Mauro Salizzoni, direttore del Centro Trapianti di fegato delle Molinette di Torino, subito raccolta dal Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, che si è mostrato entusiasta.

“Bisogna comunicare ai degenti che usufruiscono di strutture ospedaliere pubbliche, il costo economico delle prestazioni – spiega il chirurgo – a partire dagli interventi chirurgici, trapianti compresi, affinché ci sia la massima consapevolezza del valore della sanità pubblica e dell’importanza di difenderla per permettere a tutti, e non solo alle persone più abbienti, di vedersi curare”. Secondo Salizzoni il Servizio sanitario nazionale è sempre più “indifeso e non viene apprezzato per quello che è, ma dato per scontato. Questa mi sembra una misura di buon senso. Io, per esempio – ha aggiunto – con i miei quattro interventi chirurgici, di cui uno molto delicato alla testa, fino ad oggi sono costato allo Stato italiano 130mila euro”.

Lo stesso principio ha ispirato la giunta lombarda, che, secondo le parole dell’assessore alla Sanità Luciano Bresciani, vuole fare “un’operazione di trasparenza e corresponsabilità, per far sapere al cittadino in quale parte la comunità finanzia, con le sue tasse, le prestazioni sanitarie che riceve, e a quanto ammonta il suo contributo specifico”. Così il contribuente lombardo saprà ad esempio che il suo intervento di appendicectomia costa in realtà 1700 euro, che per un bypass coronarico si spendono oltre 22mila euro, 600-800 un giorno di ricovero in ospedale o 3.300 euro per una polmonite. Tuttavia non sono mancate le critiche. Il presidente dell’ordine dei medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, ha definito la misura “umiliante perché il cittadino per essere curato dal servizio sanitario paga già la tasse. L’obiettivo è indurlo a risparmiare”. Non tutti però sono stati dello stesso avviso. Parole di apprezzamento sono arrivate da altri ordini medici e dai componenti del comitato centrale della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo). “Mi sembra un segno di trasparenza e responsabilità – rileva Guido Marinoni – Visto che le risorse non sono illimitate è bene che tutti siano responsabilizzati. E comunque mi sembra che in questo momento i problemi importanti siano altri”. Il prossimo passo è capire se mostrare il ‘conto’ delle spese basterà per responsabilizzare e dissuadere il cittadino dal fare esami non sempre necessari.