Loredana Capone

Quando arriva, è accolta come una star. Flash, telecamere, applausi, baci, abbracci, cori da stadio. Per qualcuno è già insediata in Comune: “Loredana sei il nostro sindaco!”. Schierati, ad attenderla, tutti i vertici del Pd comunali, provinciali, regionali. Manca un quarto d’ora alla mezzanotte, due seggi ancora da scrutinare, ma lei, Loredana Capone, la vicepresidente della Regione Puglia, ha già alzato il braccio della vittoria alle primarie del centrosinistra di Lecce. Il distacco è netto, 533 voti dal secondo. Alla fine della lunga giornata all’Hotel Tiziano, con le urne aperte dalle 8 alle 22, le proiezioni cedono il posto alla matematica. 3743 elettori, il 47,9 per cento dei votanti, ha dato fiducia alla Capone.

Certo, ora il candidato sindaco del centrosinistra dovrà fare una cernita dei suoi incarichi. E scegliere quali ruoli ricoprire, troppi al momento. In primis quello da vicepresidente della Regione Puglia, con una delle deleghe più delicate, quella allo Sviluppo economico, assessorato che in questi mesi di campagna elettorale rischia di rimanere completamente senza nessuno al timone. E poi c’è quello da consigliere provinciale, che, però, la corsa a Palazzo Carafa potrebbe spazzare via. “Se vincerò le primarie, rinuncerò a questo ruolo”, aveva annunciato lei. Si tiene stretta invece per adesso, “finché non sarà sindaco”, la carica di numero due di Via Capruzzi. Dopo, potrebbe cedere anche questa. E’ ciò che ha promesso. Vedremo.

Tornando alle primarie di ieri, il secondo classificato Carlo Salvemini, sostenuto da Sel, La Puglia per Vendola e la Federazione per la Sinistra, ha totalizzato 3210 preferenze (il 41 per cento), mentre Sabrina Sansonetti, espressione dell’Idv, si è fermata a quota 11,1 per cento, con 810 voti. Il risultato non era affatto scontato, con una campagna elettorale iniziata a novembre e avversari di tutto rispetto. “Solo nell’ultima settimana mi sono resa conto che potevo farcela”, dice la Capone. “Forse il merito è anche del centrodestra del sindaco Paolo Perrone, che mi ha preso di mira, mi ha bersagliato, individuandomi in maniera naturale come la leader del centrosinistra, prima ancora che si arrivasse alle primarie”. Nella hall dell’albergo sembra non esserci alcun deluso dal risultato. “Il primo che ho chiamato è stato Salvemini, gli ho detto di venire, lo voglio al mio fianco”. Capone, 47enne, avvocato, madre di quattro figlie, è un fiume in piena. Ha passato tutta la giornata a stringere mani, dispensare sorrisi, in piedi, fuori, con il suo cappottino fucsia, colore simbolo di questa campagna elettorale. Il popolo del centrosinistra le ha risposto, donne soprattutto, poi amici. Quelli del Partito Democratico e quelli della fu Margherita. E simpatizzanti, conquistati in particolari negli ultimi dieci giorni, durante i quali l’impegno si è intensificato e la presenza sul territorio è diventata costante.

Caduta la preoccupazione dell’inquinamento del voto. Truppe arruolate dal centrodestra per far perdere la vice di Vendola non se ne sono viste, come nella volta scorsa, nel 2006, quando gli elettori furono oltre 12mila e la stessa Capone arrivò seconda, con uno scarto di 900 voti rispetto al primo, il diessino Antonio Rotundo. Stavolta anche il sindaco Perrone ci aveva messo lo zampino, alzando i toni e le tensioni: “Se ci saranno le infiltrazioni, è perché sono state alimentate dagli stessi candidati del centrosinistra, che hanno chiesto a nostri esponenti di aiutarli, chiedendo il voto perfino a parenti strettissimi”. Qualche movimento sospetto, però, s’è fatto notare, quando a metà pomeriggio si sono presentati ai seggi nutriti gruppi di immigrati, cingalesi soprattutto. Il regolamento delle primarie ha previsto il voto anche per gli stranieri residenti a Lecce- alla fine sono stati 221- ma uno di loro s’è lasciato scappare, a microfoni accesi, la fatidica frase: “Ho portato venti amici a votare per Sabrina, abbiamo i 2 euro che servono, ce li ha dati direttamente lei per venire”. Apriti cielo, di euro ne bastava pure uno solo. Un gruppo di signore lì vicino commenta: “Ma che sarà mai, forse lo fanno tutti”. Forse. O forse no.

Fatto sta che i fari puntati sulle primarie leccesi hanno acceso interessi che travalicano i confini della geografia territoriale e politica. La presenza di esponenti del centrosinistra di Brindisi e Taranto la dice lunga sullo scacchiere che è pronto a smobilitarsi in vista delle amministrative alle porte. L’asse Pd- Sel, che lì, come qui, ha trovato finora frizioni, potrebbe iniziare a smussare i suoi spigoli. I democratici, ad esempio, forti di questa vittoria, potrebbero cedere il passo, nella città ionica, al sindaco uscente, il vendoliano Ippazio Stefano, senza insistere sul proprio candidato, l’assessore regionale Michele Pelillo. A Brindisi, invece, dove il Pd sta intavolando l’alleanza con l’Udc, potrebbe essere Sel ad accodarsi. Insomma, i tre capoluoghi come nel gioco delle tre carte.

Ma è a Lecce la partita più dura, nella città roccaforte del centrodestra e che, nella sua storia, ha eletto solo una volta un sindaco rosso, tra l’altro proprio il padre di Carlo Salvemini. “Abbiamo i numeri per farcela – dice sicura Loredana Capone – possiamo espugnare la fortezza del Pdl, ma dobbiamo lavorare uniti, compatti, per questo mi aspetto che Salvemini e la Sansonetti si candidino con me”. Eppure, potrebbe non bastare. La Capone lo sa. “Dialoghiamo e continueremo a farlo con l’Udc”. Lo scudocrociato non ha mai nascosto le simpatie per la vicepresidente, anzi. I ben informati parlano di un accordo che si sarebbe già raggiunto da giorni a Bari e a Roma. E a guardarsi intorno i dubbi sembrano lasciare il posto alle certezze. “Vinceremo, vinceremo contro Perrone!”, urla, a fine serata, un elettore. “Non ho resistito, ho già inviato un sms con il risultato al segretario provinciale Totò Ruggeri e l’altro direttamente al presidente, a Casini”. È, appunto, un militante dell’Udc.