“Musicalmente parlando, vivere nell’era dell’abbondanza è un vantaggio se sei cresciuto nell’era della scarsità”, scherza Paolo Iocca: “Quand’ero ragazzino, le prime recensioni di dischi le leggevo addirittura all’interno di una rubrica del Guerin Sportivo… ricordo ancora quella di Piece of Mind degli Iron Maiden…”. Termina così, con alcune considerazioni ad ampio raggio e qualche reciproca divertente ammissione, l’incontro con colui che si cela dietro il nuovo moniker Boxeur the Coeur.  Peraltro non stiamo certo parlando di un impacciato esordiente bensì, ormai, di uno dei più scafati musicisti d’adozione felsinea. Alle spalle due band di un certo livello come i Franklin Delano (insieme a Marcella Riccardi) ed i Blake/e/e/e (sempre con la Riccardi ma anche Egle Sommacal dei Massimo Volume e Mattia Boscolo) con i quali aveva un realizzato un disco molto interessante, Border Radio, nel 2008. E, giungendo ai nostri giorni, l’ingresso negli A Toys Orchestra ed il nuovo progetto, tutto suo, dal bel nome assonante.

Lunedì 23 gennaio esce November Uniform, il primo lavoro di cui Paolo Iocca è titolare unico nelle vesti di Boxeur the Coeur. Durante il successivo weekend, sabato 28 gennaio, avrà invece luogo il vero e proprio release party del disco nell’ambito di Electrovarobato, la bella serata che vedrà avvicendarsi sul palco del TPO di via Casarini, Bologna, anche i compagni d’etichetta Iosonouncane ed Everybody Tesla.

Premo il tasto play. Forewords, il brano introduttivo di November Uniform si apre come una sorta di dichiarazione d’amore nei confronti degli Animal Collective. Dopodiché sembrano fare ingresso un indie-rock elettronico dal gusto pop, la mutant disco filtrata da sensibilità odierne, l’electrock alla El Guapo, ma il tutto con una identitaria anima psych/folk sperimentale che gli è sempre stata congenita sin dai tempi della sua prima band, i Franklin Delano. Non dimentichiamo, a tal proposito, la sua liaison con la scena avant-folk di Chicago (in particolare la Perishable di Califone e Orso), cosa che emerge chiaramente nello strumentale Low Tide Lost at Sea ma anche in altri frangenti meno evidenti. “Così come la lettura di Post-Punk ci aveva suggestionato in modo del tutto particolare all’epoca dei Blake/e/e/e, anche durante le registrazioni di November Uniform credo di essere stato influenzato da un libro di Simon Reynolds, Energy Flash in questo caso, il saggio dedicato alla rave music ed alla club culture” racconta Paolo Iocca a microfoni spenti una volta giunti all’epilogo della nostra chiacchierata, seduti ad un tavolino di un bar del centro di Bologna. L’intervista vera e propria, invece, era cominciata così…

I Blake/e/e/e erano un’ottima band che a nostro avviso avrebbe potuto esprimere ancora qualcosa di interessante. Come mai sono durati soltanto lo spazio di un album? E’ un capitolo definitivamente chiuso o un progetto lasciato in sospeso?

I Blake/e/e/e sono un progetto lasciato in sospeso piuttosto che definitivamente chiuso perché anch’io sono convinto avessimo ancora tantissime idee da esprimere. A tutti è dispiaciuto ma, per motivi più privati e personali che musicali, abbiamo pensato fosse meglio interrompere per un periodo l’attività. In questo periodo Marcella ha un progetto che sta andando molto bene, BeMyDelay, ed anch’io sono contento del mio lavoro solista come Boxeur The Coeur quindi penso sia tutto sommato positivo il fatto che abbiamo interrotto quel percorso per esplorare più approfonditamente i nostri itinerari individuali. Entrambi stiamo facendo cose che volevamo fare ma che non potevamo fare nell’ambito della medesima band. Chissà se Unhip pubblicherà un EP in digitale di remix dei nostri brani più un brano nuovo in cui si sentono ulteriori idee che stavamo esplorando nel momento in cui abbiamo deciso di cessare l’attività…

Cosa ha determinato e come è avvenuto l’allontanamento dalla Unhip e l’avvicinamento alla Trovarobato?

In realtà non c’è stato nessun allontanamento da Unhip. Semplicemente, nel periodo in cui sia io che Marcella stavamo cercando un’etichetta, Unhip non era in grado di aiutarci quindi ognuno è andato a cercare alternative. Sono stato fortunato ad instaurare questo rapporto con Trovarobato. Tutto è avvenuto in modo molto naturale: ho chiamato Gianluca Giusti dei Mariposa perché avevo bisogno di un musicista molto bravo con gli strumenti a tasti. Ha sentito il disco nelle sue versioni demo, si è appassionato ed è stato dunque lui stesso a propormi di uscire con Trovarobato, booking compreso. Sono molto contento perché non c’è stata alcuna forzatura o contrattazione. E’ stato un rapporto di stima reciproca che si è sviluppato naturalmente e tramutato in un’uscita discografica.

Dove e come è stato registrato il nuovo album, November Uniform, e quali sono stati i collaboratori fondamentali in quest’avventura?

Il disco è stato registrato per la maggior parte in camera mia. In alcuni casi ho avuto bisogno di uno studio, il Vacuum di Bruno Germano, per registrare parti di batteria ed il pianoforte preparato. In questa circostanza mi sono avvalso della preziosa collaborazione di Simone Cavina, batterista dei Junkfood e, come già ricordato, di Gianluca Giusti al piano. E poi ancora: Andrea Perillo degli A Toys Orchestra ha suonato alcune parti di batteria, Iosonouncane alcuni drones vocali, Jon Natchez dei Beirut il sax baritono. Altre parti invece sono state registrate da Shannon Fields degli Stars Like Fleas nel suo studio a Woodstock, New York. Il disco poi è stato mixato da Dan J. Goodwin all’Isokon.

Il legame con l’underground americano è profondo. E’ corretto affermare che i punti di riferimento principali di Paolo Iocca aka Boxeur The Coeur sono innanzitutto oltreoceano piuttosto che oltremanica?

Sicuramente non ho tantissimi punti di riferimento oltremanica e ho molti legami con la musica americana. Detto ciò, in realtà nell’album ci sono riferimenti molto variegati: c’è anche molta musica europea, ad esempio il krautrock, il post-punk (non soltanto inglese) ed anche riferimenti a musiche etniche originarie di svariati luoghi nel mondo e che si collegano tra loro senza nemmeno saperlo. In ogni caso è vero che la mia passata frequentazione degli Stati Uniti sia a livello di collaborazioni che sul campo, durante i tour che ho fatto, hanno sicuramente significato molto in termini di influenza, anche inconscia, rispetto a una serie di artisti che ho conosciuto e magari ho avuto la fortuna di vedere dal vivo.

Uno dei pezzi che prediligiamo è Immortal Bliss ma mi preme soprattutto sapere quali sono gli ingredienti fondamentali per realizzare un Minimal Anthem. Quel pezzo è davvero catchy, irresistibile…

Vi ringrazio. Il concetto che c’è dietro a A Minimal Anthem era proprio quello di arrivare all’osso di quella che può essere una composizione. Volevo qualcosa di molto ripetitivo, ipnotico e ricorsivo, che non fosse possibile interrompere. In più ho cercato un approccio minimalista lavorando per aggiunte successive. Dalla metà del brano le armonie iniziano a slittare con una logica quasi matematica: si aggiunge sempre un accordo in più e si aggiungono sempre degli strumenti in più, una voce in più e questa cosa crea un continuo spostamento percettivo. La cosa di cui sono contento è che sono riuscito a conservare un risultato che resta comunque orecchiabile e pop. Io vedo A Minimal Anthem come un connubio tra il krautrock alla NEU! e Neil Young.

Quali saranno le strategie di promozione di November Uniform? Tour all’estero? Magari negli Stati Uniti come in passato con le precedenti band?

Spero certamente di lavorare sull’estero. Le strategie di promozione non so quali saranno ma penso che quelli di Trovarobato avranno un sacco di belle idee che da un momento all’altro potrebbero tirare fuori dal loro cilindro. Per quanto mi riguarda ciò su cui sto lavorando tantissimo è il live set perché vorrei differenziarlo molto dal disco. Il live sarà in qualche modo lo sviluppo orizzontale di ciò che nel disco è strutturato verticalmente. In tal modo la complessità della stratificazione che si sente nell’album si dipanerà in modo più chiarificatore nell’approccio dal vivo e molti suoni a volte difficili da notare sull’album potrebbero assumere una valenza maggiore nel corrispettivo live. Sto lavorando anche molto sull’aspetto visivo. Penso che il concerto sia il punto focale di una promozione ben riuscita. Un live che funziona, a mio parere, fa la differenza tra un artista maturo e un esordiente.

Se diciamo Jennifer Gentle, Beatrice Antolini, A Toys Orchestra, Banjo Or Freakout… senti di avere qualcosa in comune con questa schiera di artisti? Senza naturalmente dimenticare che suoni appunto anche con i Toys…

Certamente posso trovare punti in comune con tutti quelli che avet nominato, chi più chi meno. Sicuramente trovo un’affinità con l’impianto white funk di Beatrice Antolini e le melodie ben riuscite di Banjo Or Freakout. L’esperienza con gli A Toys Orchestra, d’altronde, è stata fondamentale nello sbloccarmi a livello compositivo. Quando sono entrato a far parte della band non riuscivo più a scrivere e il lavoro svolto insieme a loro mi ha ridato un sacco di spunti e di idee che ho poi sviluppato in direzioni diverse.