Già il titolo dato alla conferenza stampa lasciava capire tutto: “Cassero Spa, come fare impresa a spese del Comune”. Facebook, come se non bastasse, ha fatto il resto. “Il Comune di Bologna dà in comodato gratuito all’arcigay la Salara (70.000 euro), gli paga metà delle utenze (20.000), oltre 40.000 euro di contributi pubblici. Il loro bilancio è di oltre 1.500.000 euro. Come fare soldi e fare le vittime. Schifo”.

Parole scritte da Galeazzo Bignami, consigliere regionale nonché coordinatore vicario del Pdl bolognese. Il suo collega Marco Lisei ha aggiunto poco dopo sulla propria pagina: “Ecco i conti del business dell’arcigay!ci costa 130.000€ e ne guadagnano 160.000!fra discoteca e bar incassano più di 1milione di euro!”. Una denuncia che finirà anche alla Corte dei Conti, in Procura, e avrà ripercussioni anche in Consiglio comunale, dove si annuncia già una discussione infuocata e la richiesta di fare pagare al gay lesbian center bolognese “almeno bollette e affitto”. “Così la destra rivela la propria omofobia – ribatte il presidente del circolo Emiliano Zaino – La città è orgogliosa del Cassero e i nostri conti sono in regola. L’intrattenimento è tra le finalità presenti nel nostro statuto e serve a finanziare tutte le altre attività”.

A prendere le difese del circolo anche i vertici nazionali di Arcigay e Arcilesbica, che in una nota condannano “l’attacco politico che vuole far presa sui sentimenti più viscerali e beceri di tensione e contrasto tra attori sociali”. C’è poi chi fa dell’ironia sulla conferenza stampa del Pdl “Cos’è questa ossessione Bignami? -si chiede il democratico Sergio Lo Giudice– Non è che c’è dietro un compagno delle medie o un camerata del Fronte della Gioventù che non ti si filava pari?”.

A dare il via alle danze Bignami e Lisei, che in conferenza stampa hanno attaccato pesantemente il circolo arcigay bolognese “Il Cassero”, colpevole di “non rispondere a finalità pubbliche ma di comportarsi invece come una discoteca”.  “Spendono 90mila euro per i dj – spiega Bignami – incassano quasi 500mila euro per le attività di discoteca, 600mila per il bar, e altre centinaia di migliaia per biglietti e tesseramento. E per giunta non pagano praticamente le tasse essendo un circolo Arci”.

Alle parole Bignami e Lisei faranno seguire un esposto in Procura e uno alla Corte dei Conti, allegando un bilancio che, a sentir loro, “non torna per nulla, avendo il Cassero dichiarato in Comune spese per utenze molto più alte di quanto realmente pagato”. E ancora: “Fanno le vittime usando la loro diversità sessuale, e per questo riescono a farsi riempire di soldi quando in realtà le attività del centro sono soprattutto commerciali”.

“E’ vero – spiega Lisei – che il Cassero fa anche attività di aiuto in relazione alla sessualità, ma lo fanno anche altre associazioni, come il Mit, che non riceve altrettanti contributi. Per non parlare di tante altre associazioni che a Bologna chiedono sedi, anche meno prestigiose della Salara”. “Una bella impresina, non c’è che dire”, conclude sarcastico Bignami citando  i “18 contratti co.co.pro stipulati dal circolo gay per la gestione delle serate”.

La risposta del Cassero non si è fatta attendere. “I nostri conti sono trasparenti”, spiegano dal circolo arcigay. “Se ai consiglieri del Pdl non torna qualcosa si informino in Comune, e scopriranno che i loro dati sono vecchi e si riferiscono alla chiusura di bilancio di luglio. I dati reali sono stati comunicati più tardi e correttamente”. Per quanto riguarda le accuse di avere un programma di eventi e incontri “commerciale”, il Cassero fa sapere di non programmare solo serate disco ma di organizzare anche incontri e seminari. Il sito del circolo riporta anche eventi legati alla prevenzione e alla salute sessuale, alla presentazione di libri, al “Gruppo giovani”, allo sportello legale antidiscriminazione e al gruppo di consulenza psicologica. Insomma per il Cassero “l’offerta di intrattenimento andrebbe letta come un servizio in grado di sostenere economicamente tutti gli altri servizi inclusi nella convenzione”.

Sui contratti co.co.pro citati da Bignami, il Cassero spiega come “le discriminazione delle persone lgbt siano tante, e l’offerta di lavoro che garantiamo, per altro con un rigoroso turn over, non compensa nemmeno lontanamente il danno delle discriminazioni”. E ancora, nella sede del circolo sarebbero ospitate altre 6 associazioni: Arcigay nazionale, Arcilesbica Bologna, Arcilesbica, Agedo, Uaar e Famiglie Arcobaleno. “La scelta del partito bolognese dell’ex premier Berlusconi – conclude Zaino – di vestire i panni della peggior destra omofoba d’Italia è un’ulteriore prova del fatto che abbiamo fatto bene a scegliere Bologna come sede del prossimo Gay pride nazionale”.

Non mancano i commenti politici. Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale in quota Pd e da sempre vicinissimo al Cassero, promette di portare la questione in Consiglio comunale per “permettere ai rappresentanti del circolo di spiegare tutto quello che fanno e di far capire perché il Cassero sia da 30 anni un investimento per la città”.  Franco Grillini, consigliere regionale e presidente onorario dell’Arcigay, ricorda come “in questi 30 anni il Cassero è stato protagonista della rinascita del movimento lgbt, e ospita nella propria sede anche gli organismi nazionali di varie associazioni”. “Evidentemente – è il ragionamento di Grillini- i consiglieri del Pdl si scordano di come la sede che loro contestano fu concessa proprio da un sindaco conservatore”, e cioè Giorgio Guazzaloca. L’assessore alla cultura Alberto Ronchi ha fatto sapere di non avere nessuna intenzione di mettere in discussione la convenzione con il Cassero. “E’ un valore per la città, la rinnoveremo”.