Padania libera. Sì, ma dai maroniani. La Lega Nord prepara armi e bagagli per la manifestazione del prossimo 22 gennaio a Milano contro il governo Monti, ma la protesta potrebbe trasformarsi in un boomerang per i vertici del movimento che, adesso più che mai, sembrano camminare sulle uova.

Soprattutto nel Carroccio emiliano, dove l’aria è ormai diventata irrespirabile per le forti tensioni che animano da dentro il movimento di Bossi con continue epurazioni che vanno a toccare esponenti di primo piano della Lega e che rischiano di accendere la miccia di uno scontro interno che dura sottotraccia ormai da più di un anno.

“Qui non è tanto lo scontro tra Maroni e Bossi- sostiene Marco Lusetti, già numero due della Lega nord Emilia Romagna e ora decano degli epurati padani- ma è in atto una faida tra la Lega degli onesti e la Lega degli interessi particolari” quella, per intenderci, degli investimenti in Tanzania e del voto salva-Cosentino.

Lusetti, quindi, va giù piatto nel denunciare la prassi ormai quotidiana della Lega emiliana di espellere dal movimento chi ne critica la gestione. Proprio lui che, fino all’anno scorso, era il braccio destro del segretario nazionale Angelo Alessandri ed era stato nominato direttamente da via Bellerio per mettere ordine dentro il Carroccio emiliano.

Un compito non facile, quello di Lusetti, che dopo aver denunciato la “facile” gestione dei conti della Lega in Emilia Romagna fu accompagnato alla porta dalla sera alla mattina con un ordine di espulsione del partito per “violazione dei regolamenti interni e dello statuto della Lega”. Secondo i vertici emiliani, infatti, Lusetti aveva ficcato il naso dove non doveva mettendo in difficoltà sia il segretario che i suoi più stretti e fidati collaboratori.

Quella di Lusetti fu infatti la prima di innumerevoli espulsioni e commissariamenti di sezioni locali della Lega ad opera di Alessandri, per cercare di mettere in riga chi “alza troppo la cresta”. Ma che, di fatto, “opera una distinzione sostanziale – continua l’ex numero due del Carroccio – tra militanti e militonti”.

Tra novembre 2011 e gennaio 2012, tanto per intendersi, si contano 10 espulsi dalla Lega emiliana: 3 a Modena (i consiglieri comunali Nicola Rossi, Walter Bianchini e il segretario della sezione di Sassuolo, Mauro Guandalini) e 7 a Modena (Miles Barbieri e altri sei “semplici” militanti). Dieci silurati con una ragione in comune: l’aver criticato i vertici locali della Lega e le diverse giunte locali.

Piacenza, invece, rimane un caso a sé stante. L’anno scorso la sezione provinciale fu infatti commissariata dal senatore Giovanni Torri dopo diversi scandali che investirono un assessore provinciale in quota Carroccio, Davide Allegri, per presunti abusi d’ufficio su pratiche urbanistiche. Ma anche lì, il ritornello è lo stesso: la base chiede spiegazioni e il commissario interviene per mettere tutto a tacere.

“Non sono così arrogante da paragonarmi a Maroni- sostiene Lusetti- né così stupido da paragonare Alessandri a Bossi, ma la situazione è grave. Soprattutto- tiene a precisare l’ex numero due della Lega Emilia- perché sottotraccia è in atto uno scontro tra la Lega degli onesti e la Lega degli interessi particolari”.

Due componenti all’interno del Carroccio emiliano “che si combattono da diversi anni e qui è iniziato tutto molto prima che a Milano perché si sono messe a capo della segretaria persone sbagliate, come Angelo Alessandri, che deve essere punito per la malagestione dei fondi del partito- affonda Lusetti- e che in tutti questi anni ha avuto un solo motto: Meno siamo e più ce n’è per noi”.

Sebbene Lusetti sia ormai fuori dal movimento, non ha mai smesso di credere nella causa leghista “perché Bossi è un buono e Maroni è onesto” ma “qualcosa deve cambiare nella Lega perché altrimenti la rivolta della base ci sarà e nessuno può fermare la base e il popolo”.