La nuova, avveniristica stazione Tiburtina di Roma

Forse ci eravamo fatti ingannare dalla pubblicazione dell’ultimo numero de La Freccia, il mensile delle ferrovie distribuito gratuitamente sui treni ad alta velocità. Era lì che leggevamo l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti affermare: “Snodo cruciale per le Frecce, ma anche per i treni regionali, metro e bus, la nuova stazione Tiburtina è un salto di qualità nei servizi al cittadino e nell’accoglienza turistica”. Certo, arrivare in treno e non trovare nemmeno un bar nell’intera struttura dello scalo ferroviario non sembrava proprio il massimo dell’accoglienza turistica, né il “salto di qualità nei servizi al cittadino” che ci saremmo attesi. Come non lo sembrava, essere costretti in mezza banchina, al binario 4, perché nell’altra era stata allestita un’area transennata con dietro un treno merci. Insomma, tutto ci si aspettava dalla nuova stazione Tiburtina di Roma, tranne che fosse ancora un cantiere. Un bel cantiere, ma pur sempre un cantiere.

Il nuovo terminal, inaugurato il 28 novembre scorso alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, è una struttura “sospesa” nel vero senso della parola. Negli spazi del ‘ponte’ che sovrasta il fascio di binari, opera dell’architetto Paolo Desideri, non c’è una funzione che sia una. E’ una specie di museo all’aperto usato dagli abitanti della Tiburtina come semplice ponte per raggiungere Pietralata, e da alcuni romani per venire a scattare foto adesso che l’architettura dei corpi sospesi non è troppo abitata. “Le attività commerciali arriveranno quasi tutte entro aprile, alcune hanno già avuti assegnati i locali, per altre è in corso la gara”, ci spiegano da Ferrovie.

Tornati infatti in stazione giorni dopo ecco che riscontriamo la timida apertura di un bar. Ci avviciniamo. E’ chiuso. Per adesso dunque i servizi commerciali offerti ai viaggiatori sono tre, e sono tutti nella piazza ipogea giusto sotto la struttura principale: un giornalaio, una libreria e un venditore di biglietti della lotteria. Le scale mobili tra la nuova stazione e i binari sono chiuse da transenne, tranne che per i due binari dove transitano i treni delle ferrovie regionali. Per gli altri si accede dal basso ma non dalla stazione. Su alcune di queste transenne, come su piloni a cui nessuno tenterebbe di accedere e anche sul bagno dei disabili compare il cartello: “Vietato l’accesso area di cantiere”. Se dall’ultimo piano della stazione si scende dal lato verso Pietralata, poi, ci si può imbattere in un vero e proprio cantiere a cielo aperto: “Dove si va di là?”, chiediamo dopo aver sceso le scale mobili: “Di là? Da nessuna parte. Ci sono i lavori”. “I lavori di cosa?”. “L’allaccio alla tangenziale”. “E quando finiscono?”. “Fanno prima a finire la Salerno-Reggio“, ci scherza su il dipendente con la divisa Fs e il cartellino. In verità, rispondono sempre da Ferrovie, le opere “saranno consegnate in tempo, quindi entro aprile, da Rfi al Comune di Roma che poi dovrà amministrare la viabilità”. Entro la primavera, dunque, le cose dovrebbero migliorare.

Il problema per il viaggiatore, però, viene appena fuori dalla stazione. Una volta risaliti in superficie, infatti, bisogna diffidare dall’informazione che porta ai taxi. Quella, infatti, indica di dover salire per circa cinquecento metri alla ricerca di un posteggio. I tassisti, invece, sono appostati sotto un ponte, chiusi alla vista da un’altra transenna ricoperta da quella tela nera che di solito si usa per la raccolta delle olive. Per prenderne uno bisogna percorrere la carreggiata a una sola corsia contromano e in fila indiana. Di sera la zona non appare nemmeno sufficientemente sicura. Non che vada meglio in automobile. Essendo venuta su in una zona ad alta urbanizzazione ancora tutta da ridisegnare (a questo servono le opere messe in cantiere da realizzare entro aprile), con la tangenziale che corre a pochi metri dal marciapiede su cui confluiscono i passeggeri dei treni, è impossibile fermarsi nei pressi dello scalo senza ricevere le bestemmie di chi vi segue e rimane incolonnato con voi. Se anche la ricerca di un autobus è confinata a un terminal ancora tutto da ridisegnare, l’unica cosa che sembra funzionare è l’allaccio con la linea B della metropolitana di Roma. Quella funziona.

da Il Fatto Quotidiano del 5 gennaio 2012