E’ stata convocata per l’11 gennaio la Camera di consiglio della Corte costituzionale per decidere sul referendum elettorale. All’ordine del giorno, i due quesiti che hanno come obiettivo l’abrogazione del cosiddetto ‘porcellum‘, la legge Calderoli che nel 2005 ha modificato le norme per l’elezione di Camera e Senato, introducendo tra l’altro le liste bloccate e il premio di maggioranza. In mattinata e a porte chiuse saranno ascoltati gli avvocati del Comitato promotore, che fa capo a Arturo Parisi e ad Andrea Morrone ; poi comincerà la discussione, sempre a porte chiuse, e la decisione potrebbe arrivare nel pomeriggio. Relatore sarà Sabino Cassese, professore di diritto amministrativo e nominato giudice costituzionale nel 2005 dal presidente della Repubblica; è stato lui l’estensore della sentenza della Consulta sul legittimo impedimento che fissò diversi paletti, di fatto svuotandone l’impianto iniziale.

Mentre il primo quesito propone l’abrogazione in blocco del ‘porcellum’, il secondo persegue lo stesso risultato con singole amputazioni della normativa attuale. L’obiettivo è comunque tornare alla legge precedente, cioè al ‘Mattarellum‘, che nel 1993 introdusse al posto della disciplina precedente (di tipo proporzionale), un sistema misto, in base al quale i seggi di Camera e Senato erano assegnati per il 75% mediante l’elezione di candidati in altrettanti collegi uninominali, e per il restante 25% con metodo proporzionale. Secondo il Comitato promotore infatti abrogando la legge Calderoli, l’effetto sarebbe la “reviviscenza” delle norme precedenti: insomma se passasse il referendum le due Camere potrebbero essere elette attraverso le regole introdotte nel 1993.Un principio che però non è pacifico.