Il cantante Albano Carrisi

Cordoglio, dolore e sospetti. E sullo sfondo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto la sua creatura. La morte del fondatore dell’ospedale San Raffaele, don Luigi Verzè, ha provocato tutta una serie di reazioni. Dalle istituzioni, il primo a parlare è stato il ministro della Salute Renato Balduzzi, che ha espresso il suo cordoglio per la morte del prelato e ne ha ricordato “il grande contributo allo stimolo della ricerca biomedica e la capacità di scegliere e valorizzare le eccellenze professionali”. Sui profili “etici e personali, e sulle vicende al vaglio dei magistrati”, ha aggiunto il ministro, “non ritengo mio compito, soprattutto oggi, entrare”.

Tutto polarizzato sulla conservazione del patrimonio scientifico del San Raffaele, invece, il commento di Ignazio Marino, senatore del Pd e medico chirurgo. “Oggi è il giorno in cui è doveroso esprimere sentimenti di pietà umana per la morte di Don Verzè” ha detto Marino, che è anche presidente Commissione parlamentare d’inchiesta su Ssn. “Da domani – ha continuato – il pensiero e l’impegno dovrà essere rivolto alla valorizzazione delle eccellenze cliniche e scientifiche che sono state coltivate in questi anni all’ospedale San Raffaele. L’auspicio è che questo grande capitale non vada disperso ma piuttosto sviluppato e potenziato ulteriormente”.

Pone un distinguo netto tra operato scientifico e comportamento morale, invece, l’Udc di Milano. ”Esprimiamo il cordoglio più sincero per la morte di Don Luigi Verzè, grande imprenditore della sanità – è il parere di Pierluigi Mantini, presidente della sezione meneghina del partito di Casini – Ha testimoniato la passione per le grandi opere al servizio dei bisognosi e l’amore per la ricerca e la cultura ma, come Machiavelli, ha ritenuto che i fini giustificassero i mezzi, al punto da sentirsi un ‘manager di Dio’. Ha posto la morale al di sotto della politica, un errore grave per un sacerdote, producendo, accanto a indubbi successi, molti debiti e fallimenti. Don Verzè ci ha insegnato molto, nel bene e nel male”.

Di tutt’altro tenore la posizione di Bobo Craxi, che si è detto addolorato per la scomparsa di don Verzè, “una personalità di primo piano, un prete scomodo che paga oltre misura una campagna denigratoria e un massacro mediatico”. Per Craxi, “la sua opera migliore resterà, così come verrà sempre ricordata la sua bontà d’animo, il suo spirito imprenditoriale e la sua autonomia sgradita”.

Anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha espresso il suo “profondo cordoglio per la morte di don Luigi Verzè, ricordando il ruolo da lui avuto nel dar vita a un istituto di ricovero, ricerca e cura di alto livello, che ha assistito e curato migliaia di persone provenienti dalla Lombardia e da altre regioni italiane. Al di là degli aspetti recentemente emersi, che dovranno essere chiariti e di cui certamente non è questo il momento di parlare – ha concluso Formigoni – , rimanga la preghiera e il ricordo di quanto di positivo egli ha fatto”.

Appena appresa la notizia, invece, il cardinale Carlo Maria Martini ha inviato un messaggio scritto alle consacrate che facevano riferimento al fondatore del San Raffaele, assicurando il suo ricordo nella preghiera. Lo hanno riferito fonti vicine all’ex arcivescovo di Milano. Con don Verzè, il cardinal Martini aveva firmato il libro ‘Siamo tutti sulla stessa barca’, edito nel 2009 da Editrice San Raffaele.

L’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, appresa la notizia della morte di don Luigi Verzè ha incaricato monsignor Carlo Faccendini, suo vicario episcopale per la zona di Sesto San Giovanni, in cui l’ospedale San Raffaele ha sede, di portare la sua preghiera e il suo cordoglio a tutta la comunità del San Raffaele.

Fuori dagli schemi il canatante pugliese Al Bano Carrisi, che del fondatore del San Raffaele era amico personale. “Ho sempre visto don Verzè come benefattore. E ora, dopo che tutti sono andati contro di lui, mi chiedo se è morto o l’hanno aiutato a morire – ha accusato Albano -. Quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti. Ha realizzato due gioielli per l’umanità unici: sono l’Università, frequentata da professori del calibro di Cacciari e Ernesto Galli della Loggia, e l’ospedale che è un fiore all’occhiello per l’Italia”. Albano, inoltre, ha messo l’accento anche sulle inchieste che hanno coinvolto don Verzè. “Qualche tempo fa – ha ricordato – mi disse questa frase: avrei mai potuto rubare a me stesso? E poi quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti. A volte leggo delle astrusità terribili che mi inducono a riflettere su dove sia andato a finire il senso di giustizia”. Il cantante, inoltre, ha ricordato i particolari della loro amicizia: “Eravamo molto amici e ho cantato tante volte per lui con la gioia di farlo. La stessa gioia che ho provato quando ho scritto l’inno del San Raffaele. Nella mia vita – ha concluso Albano – ho incontrato padre Pio, Giovanni Paolo II, per sette volte, e Madre Teresa di Calcutta. Tutti e tre sono diventati santi. Sono convinto che una revisione su Don Verzè prima o poi la dovranno fare. E’ doverosa nei confronti di un uomo che ha lasciato su questa terra pezzi di cultura forse inimitabili”.

Il deputato del Pd, Dario Ginefra, invece, ha chiesto di indagare sulla morte del prete. “La scomparsa in meno di sei mesi dei due primi protagonisti della gestione del San Raffaele (l’altro è Mario Cal, ex braccio destro di don Verzè, morto suicida a luglio scorso), sia pur nel rispetto di eventi così drammatici e diversi, merita l’adeguato approfondimento degli inquirenti” ha detto Ginefra, secondo cui “l’Italia non è nuova a storie legate a rapporti tra politica, poteri e faccendieri che s’insabbiano con la morte dei protagonisti. Per il buon nome di quanti in modo professionale continuano a svolgere un ruolo di ricerca scientifica ineccepibile e di eccellenza e che nulla ha a che fare con la gestione del Centro milanese e con gli scandali, si chiarisca ogni sia pur remoto dubbio sulle cause di queste due morti”.

Il vicepresidente dei deputati Pdl, Maurizio Lupi, ha puntato il dito sulle reazione della Rete alla scomparsa del prelato. “Vedo che su Twitter c’è chi ironizza o peggio ancora gioisce per la morte di don Luigi Verzè. Si tratta di un comportamento inaccettabile e vergognoso. La testimonianza di quanti danni abbia fatto al nostro Paese la logica del nemico che va abbattuto ad ogni costo. In qualunque modo la si pensi la figura di don Verzè merita rispetto. Il San Raffaele è un’opera straordinaria e nessuna ombra potrà cancellare il bene fatto e quello che, sicuramente, continuerà a fare. Questa è l’eredità di don Verzè. Il resto è la barbarie quotidiana di un Paese che sta perdendo, o forse ha già perso, il senso della pietà”.

”Struggente dolore per la morte di un sacerdote capace di alleviare le sofferenze attraverso la medicina e la ricerca”: è stato il commento del presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. “Anche recentemente, nonostante le difficoltà attraversate dalla sua creatura – ha detto Podestà – avevo rinnovato a lui ammirazione e affetto per la generosa opera profusa a sostegno della medicina, della ricerca e dell’eccellenza, capace di alleviare, grazie all’impegno quotidiano, le sofferenze attraverso la scienza. Un sacerdote – ha concluso Podestà – capace di realizzare il sogno di creare un grande ospedale di riferimento per l’intero Paese e, soprattutto, per il nostro territorio”.

Dall’interno del San Raffaele, il primo a parlare è stato il direttore della comunicazione Paolo Klun, secondo cui l’aggravarsi della situazione cardiaca di don Luigi Verzè “era tenuta sotto controllo già da un anno”, ricordando che il sacerdote “l’anno scorso proprio in questo periodo ebbe un piccolo aggravarsi della situazione clinica, e che probabilmente lo stress acuito in queste ultime settimane ha aggravato la situazione”. Lo scandalo del San Raffaele, ha continuato Klun, e la “conseguente situazione di stress può avere influito su una persona di quell’età e con una situazione di salute non tranquilla”.

Il direttore della comunicazione dell’ospedale ha poi parlato della questione del buco miliardario nelle casse della struttura. Per Klun, la cosiddetta “crisi del sesto e settimo piano del San Raffaele, cioè quella amministrativa” deve essere distinta dalla missione e attività della struttura milanese che, nonostante l’inchiesta sul dissesto finanziario e il crac della struttura, “non si è mai fermata e non ha mai rallentato la propria attività: ha sempre continuato ad assicurare per la clinica, la ricerca e la didattica l’attività che l’ha portata a diventare un punto di riferimento per la sanità in Italia e in Europa”. “Nelle ultime settimane – ha aggiunto Paolo Klun – l’acuirsi della tensione sulla sua persona può aver acuito un certo tipo di tensione, e lo stress come si sa influisce sulla salute”. Il portavoce, poi, ha detto di aver visto don Verzè qualche giorno fa e di “averlo trovato come era sempre, stanco ma in forma, con il suo modo di fare battute. Ieri aveva lamentato – ha spiegato – dei dolori di schiena e un principio di sciatalgia. La situazione è poi peggiorata in serata fino a quando non è stato ricoverato in ospedale qui all’una”.

”Esprimo il mio sentito cordoglio insieme a quello dei membri del Consiglio di Amministrazione e di tutto il personale e i collaboratori del San Raffaele”: è quanto scritto in una nota dal professor Giuseppe Profiti, vicepresidente del San Raffaele. “Sono stati mesi di sofferenza e tensione, in cui – ha aggiunto Profiti – alla delusione e ai timori si sono però sempre affiancati un orgoglioso senso di appartenenza e la speranza, viva e concreta, di poter continuare a curare, ricercare, guarire, insegnare. Il nuovo dolore che oggi colpisce il San Raffaele con la sua morte – ha concluso il vicepresidente -, ci vede una volta ancora riuniti: commossi per l’eredità che riceviamo e consapevoli della responsabilità di dover corrispondere con il nostro lavoro alla visione e all’opera del San Raffaele”.