Siamo votati allo sviluppo e ci daremo da fare, nei limiti delle nostre responsabilità e delle nostre possibilità, per la ripresa del Paese, nel momento molto duro che stiamo attraversando, ognuno dovrà fare la sua parte”. Si è preso un bell’impegno ieri a Venezia il presidente di Edizione srl Gilberto Benetton, dall’alto del suo impero familiare nato sui maglioncini colorati della sorella Giuliana. Un impero che oggi si regge principalmente dalle concessioni pubbliche via Autostrade e Autogrill, senza contare le posizioni di peso (e le disavventure) nella finanza che conta in Italia.

Benetton può fare affidamento su un patrimonio personale di 2, 4 miliardi di dollari, secondo la stima della rivista americana Forbes nel marzo scorso. Una somma in crescita di 300 milioni sul 2010 e di 900 milioni rispetto al 2009 e identica a quelle attribuite agli altri tre fratelli Giuliana, Carlo e Luciano con i quali ha fondato l’impero di Ponzano Veneto. Assieme a loro occupa il quinto posto nella classifica degli uomini più ricchi d’Italia. “L’Italia purtroppo si trova a fronteggiare un debito molto alto, dovendosi dare da fare di più rispetto ad altri Paesi per essere all’altezza la situazione. Dovremo essere noi stessi, questa generazione, a pagare le malefatte del passato, dandoci da fare per risolvere il debito”, ha poi puntualizzato dopo aver tributato fiducia al governo Monti e auspicato, come molti, le misure per lo sviluppo nel breve periodo. Sacrifici per tutti, ma i Benetton, nel loro piccolo, si consoleranno con l’imminente adeguamento delle tariffe autostradali che per il 2012 dovrebbe aggirarsi intorno al due per cento. Certo, non è il quattro per cento medio annuo che il mercato si aspettava qualche anno fa prima che gli aumenti venissero vincolati agli investimenti effettuati dalle concessionarie (per evitare che il regalo fosse troppo smaccato), ma coi tempi che corrono non è affatto poco. E soprattutto, a differenza dei salari e delle pensioni di molti comuni mortali, costituisce una rendita certa e continuativa anche con la crisi e la recessione in arrivo nel 2012. L’incremento dell’ 1, 92 per cento del 2011, per esempio, è valso un beneficio complessivo stimabile in 41, 6 milioni, che ha quantomeno compensato il calo dei ricavi da pedaggio valutato in 19 milioni collegato alla diminuzione del traffico. Senza contare il ruolo chiave degli Autogrill (sempre in mano ai Benetton) che soltanto nei primi nove mesi del 2011 ha portato nelle casse di Ponzano Veneto 799, 6 milioni (+ 2, 9 per cento) di ricavi dalle vendite nei punti di ristoro.

Le due società presentano una posizione debitoria non rassicurante, specialmente Atlantia, cui fa capo Autostrade per l’Italia, che a fine settembre aveva un debito di 8, 844 miliardi contro gli 1, 441 miliardi di Autogrill. E nelle orecchie degli osservatori del settore delle infrastrutture echeggiano ancora le parole dell’ex governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che nell’ultima relazione annuale del maggio scorso aveva denunciato i ritardi negli investimenti di Autostrade: “A oggi sono stati completati poco più del 60 per cento degli ampliamenti concordati nel 1997 tra Anas e la principale concessionaria autostradale e meno del tre per cento di quelli decisi nel programma del 2004, il programma più recente, quello del 2008, è ancora in fase di studio”, aveva tuonato. Parole che oltre a rinnovare la polemica sulle proporzioni di colpe tra privati e “sistema”, avranno probabilmente riaperto le ferite per la mancata fusione – o cessione, come venne bollata all’epoca – con la spagnola Abertis, bloccata dal governo Prodi nel 2006. Una delle conseguenze è stata che poi i soci stranieri nelle autostrade i Benetton se li sono trovati comunque, per di più in Lussemburgo, paradiso fiscale dove sono poi state trasferite le quote di maggioranza relativa delle infrastrutture di Ponzano che oggi fanno capo al fondo lussemburghese Sintonia partecipato da investitori finanziari e fondi stranieri e poi ricondotto all’Italia attraverso la controllante Edizione. È lo stesso Gilberto, da sempre il più attivo nella finanza tra i fratelli di prima generazione, a dire che: “Possiamo protestare, inveire, ma siamo tutti colpevoli di questi problemi, anche perché i politici che ci hanno portato a questo punto li abbiamo nominati noi”.

Ma è la stessa politica che ha privatizzato autogrill e autostrade. E sempre con la politica si intrecciano investimenti chiave come quelli negli aeroporti, ma anche operazioni sul filo dello scambio come l’ingresso in Telecom Italia accanto a Marco Tronchetti Provera. Quando quell’avventura è finita, nel 2009, il costo per il gruppo Benetton è stato una minusvalenza di 303 milioni. O ancora l’avventura in Alitalia accanto a Roberto Colaninno e soci: quest’anno ha portato nel bilancio di Atlantia un segno negativo (per la rettifica del valore della partecipazione) di 25 milioni. Di contro la diversificazione dai maglioncini delle origini (60 milioni di utili a fine settembre contro i circa 125 di Autogrill e i 713 di Atlantia) sostenuta proprio da Gilberto ha spalancato ai Benetton le porte di snodi cardine del potere finanziario italiano come Mediobanca ed Rcs (l’editore del Corriere della Sera, di cui hanno il cinque per cento). E, in generale, in postazioni chiave dalle quali la riservata famiglia veneta si trova spesso nel ruolo di ago della bilancia. Come accade anche oggi nella guerra per il controllo del campione nazionale di costruzioni Impregilo, dove i Benetton dovranno decidere se schierarsi con l’ex amico Gavio o con il rampante Salini. In ballo proprio le principali partite per il rilancio del Paese che il ministro Corrado Passera sceglierà di giocare. O, eventualmente, le contropartite. Ma per ora da Ponzano arrivano solo echi di no comment.

Da “Il Fatto Quotidiano” del 29/12/2011

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