Storie dimenticate, storie scomode, storie che la mafia non vorrebbe mai sentire. Per l’associazione Libera, in provincia di Latina, il Capodanno 2012 non è un giorno qualsiasi in provincia di Latina. Due attentati al villaggio della legalità di Borgo Sabotino lo scorso novembre, una cappa di silenzio della politica locale – dominata tradizionalmente dal centrodestra – sulle condanne per mafia (110 anni al processo Damasco, solo per citare l’ultima sentenza), sulle intimidazioni e sulla gestione criminale di una larga parte dell’economia locale, come hanno dimostrato i sequestri e le operazioni della Dda di Napoli. E tante storie simboliche, legate a quelle terre colonizzate dai veneti prima della seconda guerra mondiale, fatte di piccole e grandi resistenze quotidiane.

Libera Latina il 31 dicembre lo festeggerà partendo da due luoghi chiave della provincia: il campo nomadi Al karama e la casa della famiglia Piovesan, una tenuta che ancora resiste di fronte alla seconda discarica del Lazio, quella di Borgo Montello. Un itinerario che partirà alle 20 dalla piccola chiesa del Borgo, per ricordare il parroco don Cesare Boschin, ucciso brutalmente nel marzo del 1995, e ancora senza un colpevole. Era un prete arrivato dal Veneto negli anni ’30, insieme alle famiglie di coloni. Da anni ospitava nei locali della parrocchia il comitato antidiscarica, sorto dopo le denunce sullo sversamento di bidoni di rifiuti tossici da parte dei casalesi alla fine degli anni ’80. Don Cesare annotava targhe, nomi, circostanze. Raccoglieva con cura le confidenze delle famiglie dei coloni, che non si spiegavano quel via vai di camion carichi di fusti arrivati dalla Toscana e dall’Emilia Romagna. Informazioni sparite poi per sempre, dopo il suo omicidio.

La seconda tappa sarà la casa di Carla Piovesan, divenuta simbolo della resistenza contro la discarica di Borgo Montello – gestita dalla Ecoambiente, gruppo Cerroni, e dalla Ind.eco, della Green Holding – che si affaccia sull’ingresso dove transitano ogni giorno centinaia di camion, carichi della monnezza di Latina e provincia. Una storia, quella di questi coloni che abitano vicino alla discarica, raccontata lo scorso settembre da ilfattoquotidiano.it.

Il Capodanno itinerante di Libera entrerà poi nel campo Al karama, distrutto qualche giorno fa da un incendio dovuto probabilmente ad un corto circuito. Qui vivono decine di famiglie Rom, composte soprattutto da bambini, al confine con le terre appartenute alla famiglia Schiavone di Casal di Principe e vendute pochi anni fa all’Indeco, la società milanese che spera in un ampliamento della discarica. Terre che, secondo il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, erano controllate direttamente dai Casalesi, interessati a creare un osservatorio privilegiato su questa parte della provincia di Latina. Oggi cinquanta nomadi sono senza un tetto, con le case distrutte dalle fiamme. L’unica assistenza che hanno ricevuto è arrivata da Libera, che subito ha offerto una roulotte e pacchi viveri raccolti in collaborazione con la Croce Rossa locale.

L’ultima tappa sarà il villaggio della legalità dedicato a Serafino Famà, a Borgo Montello, colpito poco più di un mese fa da due attentati notturni. Un capodanno per ricordare i simboli di questa zona del sud del Lazio, sempre più provincia di Gomorra.

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