Qualche giorno fa, palazzo Grazioli, mattina presto, ora di caffè e cornetti. Di nascosto, Lorenza Lei fa visita a Silvio Berlusconi. Il direttore generale Rai preferisce la riservatezza estrema. Non ne parla con i consiglieri di amministrazione, non ne parla con i suoi collaboratori (a parte le smentite ufficiali), non ne parla con i parlamentari di centrodestra. Anche perché sarà imbarazzante giustificare un incontro segreto con l’ex presidente del Consiglio, ora soltanto capo di un partito e proprietario di un gruppo televisivo concorrente. Un faccia a faccia in forma privata, niente telecamere, niente politici. E l’indiscrezione dei berlusconiani che spifferano il singolare episodio al Fatto Quotidiano. Non sarà un anno semplice, il prossimo, per Lorenza Lei. Con il mandato in scadenza nel momento esatto in cui viene approvato il bilancio aziendale, fine marzo o inizio giugno, il direttore generale Rai naviga a vista senza la bussola Paolo Romani, ex ministro per lo Sviluppo economico nel governo di Berlusconi.

E la cacciata di Augusto Minzolini e i rapporti gelidi con i consiglieri di centrodestra staccano il disco che suonava musica dolce: la prima donna al comando di viale Mazzini, amata a destra, desiderata al centro, adorata dal Vaticano. Tutto finito. La maggioranza politica che l’ha nominata (Pdl e Lega) è svanita sia in Parlamento che in viale Mazzini, la rimozione di Minzolini l’ha spinta verso l’Udc, ma Pier Ferdinando Casini ha fatto sapere di avere idee diverse per il futuro del servizio pubblico. Sarà curioso capire se le idee di Casini coincidono con i progetti del governo di Mario Monti che, su suggerimento del Partito democratico, vorrebbe commissariare la Rai con una riforma che licenzia la legge Gasparri, vent’anni di conflitto d’interessi e, appunto, la gestione di Lorenza Lei. Il Cavaliere aveva informato il direttore generale tramite il suo fidatissimo consigliere Antonio Verro, ex deputato di Forza Italia e amico di famiglia dagli anni Settanta: così ti mandiamo a casa. Senza l’ambasciatore (ex ministro) Romani, Berlusconi ha ripetuto il giudizio negativo sul servizio pubblico guardando Lorenza Lei negli occhi. E poi si è sfogato con i senatori del Pdl: “Il consigliere Gorla ha sbagliato a votare per la cacciata di Minzolini, doveva essere più coraggioso. Gli hanno inferto un colpo basso che non meritava”. L’ex presidente del Consiglio ha intuito che, senza il presidio di palazzo Chigi, sarà difficile controllare la Rai.

Il primo giro di prova sarà la conferma o la fine dell’interim al Tg 1 per Alberto Maccari (dovrebbe lasciare il 31 gennaio), imposto con una telefonata del Cavaliere, l’unico nome indicato per accettare l’addio di Minzolini. L’informazione del servizio pubblico è la madre di tutte le propagande che B. ha sfruttato per cinque elezioni, tre vinte e due perse. Dicono le fonti berlusconiane che Lorenza Lei abbia cercato di calmare Berlusconi senza promettergli l’impossibile, ma con una garanzia ben precisa. Un tentativo, estremo: non fare del Tg 1 un telegiornale tecnico come il governo in carica. L’avviso del Cavaliere è preciso, non contempla deroghe né scuse postume: sarà guerra aperta (e sfiducia immediata al dg) se il prossimo direttore del Tg 1 non sarà scelto dal Popolo delle Libertà. Non sarà un anno semplice di sicuro, il 2012, per il direttore generale. Lo sciopero dei dipendenti Rai di giovedì ha lasciato in eredità un referendum interno sul gradimento dei vertici aziendali. Il voto negativo sull’ex dg Mauro Masi fu il primo segnale che la sua stagione in viale Mazzini stava per finire. Poi arrivò Lorenza Lei, che piaceva (abbastanza, non tantissimo) a Silvio Berlusconi. Il resto di una storia sospesa si scrive di mattina presto con il caffè a palazzo Grazioli.

da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre