E’ arrivato il momento di rimettere in moto la macchina della Giustizia e nella giusta direzione. Luca Palamara, presidente dell’Anm, fa suo il grido d’allarme che arriva da Santa Maria Capua Vetere, dove la carenza di giudici sta paralizzando l’attività giudiziaria e apre una linea di credito al nuovo governo. Legato a doppio filo, il tema degli organici e delle sedi disagiate si è materializzato il 7 dicembre scorso nel primo incontro tra l’Associazione Nazionale Magistrati e il nuovo ministro della Giustizia, Paola Severino. Si apre, forse, una fase nuova. Segnata dalla richiesta di deporre le armi tra governo e magistratura per mettere mano al sistema. E – perché no – mettere un freno alla pratica di usare i tirocinanti come “tappabuchi” nelle situazioni più esposte.

Il nuovo governo offre davvero una speranza di discontinuità rispetto al passato?

Penso e spero che sia così. Nell’incontro dei primi di dicembre sono stati passati in rassegna diversi problemi del sistema giudiziario e abbiamo presentato le nostre proposte per uscire dallo stallo generale. Perché la situazione di difficoltà che si regista a Santa Maria Capua Vetere si riscontra ormai in molti uffici del Paese, ovviamente a partire dalle sedi disagiate in territori maggiormente esposti alla criminalità

Cosa avete detto al nuovo Guardasigilli?

Abbiamo fatto presenti le difficoltà e abbiamo indicato le nostre proposte come la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, l’informatizzazione degli uffici, sul sistema carcerario, senza trascurare il profilo interno alla magistratura: l’organizzazione interna degli uffici, l’autoriforma e anche la questione morale.

Ci sono altre situazioni-limite?

Ce ne sono eccome, da Messina a Palermo ma basta il dato sulla carenza di organici: mancano un migliaio di magistrati e tanto basta per far capire la gravità e la fragilità del sistema. Situazioni critiche si registrano a Messina, Palermo dove in organico mancano 74 magistrati tra 46 giudicanti e 28 requirenti ma l’elenco è davvero lungo.

Perché c’è questa situazione, visto che negli ultimi anni si è parlato insistentemente della questione giustizia?

Scontiamo ancora il blocco dei concorsi del periodo 2001-2006 dell’era Castelli. In quel periodo è stata affrontata la riforma del sistema giudiziario e questo ha determinato il blocco perché il sistema di accesso alla magistratura è stato radicalmente modificato. Oggi stiamo scontando quel vuoto.

L’ex ministro Alfano rivendica l’impegno del governo Berlusconi nella riprogrammazione dei concorsi. Addossa poi al Csm la responsabilità di non applicare le norme straordinarie varate per le sedi disagiate al Sud. Cosa ne pensa?

Il blocco degli anni passati non si può recuperare senza un serio sistema di incentivi e senza una revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Tutte queste cose le abbiamo rappresentate al nuovo ministro con il quale speriamo di archiviare il recente passato che ha sulla giustizia ha imposto un agenda di temi che poco ha a che fare con l’efficienza, la qualità e l’adeguata copertura del servizio.

Insomma la speranza è che con il Governo dei tecnici ci sia una revisione delle priorità rispetto ai temi dei processi lunghi e brevi e delle intercettazioni…

Mi sembra che il nuovo Ministro abbia condiviso le priorità che gli abbiamo esposto e questo credo sia un buon segnale di discontinuità. Certo, ora tocca passare dalle parole ai fatti.

Si torna a parlare dei “giudici ragazzini” a presidio dei territori più scoperti. E’ una pratica che condividete ancora e sulla quale si può insistere?

Una seria politica di organizzazione del personale di magistratura non può fare conto esclusivamente sui giovani colleghi da utilizzare come “tappabuchi” per le situazioni più difficili. E’ indispensabile una razionale programmazione dei trasferimenti che tenga conto allo stesso modo delle necessità degli uffici e delle aspirazioni dei giovani colleghi. E’ inoltre assolutamente necessario che i Presidenti dei Tribunali presso i quali saranno destinati i Magistrati ordinari in tirocinio (Mot, ndr) indichino immediatamente a quali funzioni gli stessi saranno assegnati, in modo da consentire una scelta consapevole e motivata e una organizzazione più efficace del tirocinio mirato.