veduta aerea - ospedale Pieve di Cadore

Un “contributo” per far saltare le liste d’attesa della procreazione assistita: funzionava così all’ospedale di Pieve di Cadore, a Belluno. Questa mattina la Guardia di Finanza ha arrestato Carlo Cetera, 62 anni, primario di Ostetricia e Ginecologia perché chiedeva tangenti ai pazienti per collocarli nelle prime posizioni delle liste d’attesa. Il medico, facendo leva sulla paura degli aspiranti genitori di perdere l’ultima occasione per coronare il sogno di avere un figlio, induceva le coppie a pagare sino a 2.500 euro per ogni tentativo di p.m.a. (procreazione medicalmente assistita), riducendo a pochi mesi una lista d’attesa pubblica normalmente pari a 2 anni. Il medico è accusato di concussione aggravata e continuata oltre a interruzione di pubblico servizio ed è agli arresti domiciliari. Le famiglie coinvolte dalle richieste, secondo il quadro accusatorio, sono sei ma il sospetto è che in realtà le parti lese siano molte di più. Il metodo adottato dal primario era quello di sondare le disponibilità economiche dei suoi “clienti” per poi proporre un sensibile accorciamento dei tempi di attesa.

Gli incontri per incassare le tangenti solitamente erano fissati presso bar, stazioni, gelaterie, caselli autostradali, parcheggi. Il medico raccontava ai pazienti che i soldi erano destinati ai biologi della Sismer di Bologna, ovvero la società specializzata in tecniche di fecondazione assistita che da sempre collabora con il centro dell’ospedale di Pieve di Cadore. Le indagini hanno fatto emergere l’estraneità dai fatti illeciti contestati dell’équipe di medici e biologi della Sismer che, con cadenza bimestrale, si reca all’ospedale di Pieve di Cadore per supportare l’attività del primario. Gli investigatori del nucleo di polizia tributaria di Belluno hanno filmato il passaggio di denaro tra una donna friulana (accompagnata nell’occasione dalla madre) e il medico all’interno del bar presso la stazione di San Donà di Piave (Venezia), dove lo specialista si è fatto consegnare 2.000 euro pretesi rigorosamente in contanti.