Collocamento positivo anche in relazione ai timori della vigilia. Per il resto niente di particolarmente nuovo, soprattutto alla luce delle dinamiche già sperimentate dal mercato nei tempi recenti. L’Italia supera senza troppe difficoltà la prova del Btp quinquennale, collocato oggi in asta a un rendimento del 6,47%, con una crescita di 0,17 punti percentuali rispetto all’ultima emissione. Certo, si tratta del nuovo record dell’era euro, ma i motivi di soddisfazione non mancano.

“Poteva andare sicuramente peggio, in realtà l’asta è andata abbastanza bene”, commenta oggi un trader italiano sottolineando la moderata crescita del rendimento in un contesto di mercato particolarmente reattivo e nervoso. Insomma, la grande prova può dirsi superata, anche di fronte alla buona risposta degli operatori: 4,25 miliardi di euro di richiesta contro i 3 disponibili che determinano un bid-to-cover (il rapporto tra domanda e offerta) più che accettabile di 1,42.

I timori della vigilia erano sembrati concretizzarsi di prima mattina quando, in attesa dei dati sull’asta, il mercato secondario aveva segnato una crescita del rendimento del titolo che, attorno alle 10.15, aveva toccato quota 6,76% (+37 punti base). Poi la conclusione dell’asta e il ridimensionamento dei rendimenti stessi secondo uno schema già collaudato. “Nelle ultime due o tre aste è successa esattamente la stessa cosa – spiega ancora l’operatore – . Il rendimento sale maggiormente sul secondario, poi arrivano i grossi ordini sul finale dell’asta che fanno scendere il medesimo sul mercato”. Un meccanismo di riequilibrio, insomma, non troppo diverso da quello che dovrebbe caratterizzare, si spera, il titolo decennale.

Oggi, lo spread Btp/Bund a dieci anni tocca dopo l’asta i 479 punti base ma in mattinata, segnalavano le agenzie, il differenziale riportato dalla piattaforma Tradeweb superava ampiamente quota 500. A determinare la crescita, come annunciato preventivamente ieri sera da una nota ufficiale del Tesoro, l’atteso cambio di benchmark nel confronto con il titolo tedesco. In pratica, il divario di rendimento non viene più calcolato sul Btp di settembre 2021 ma sul suo omologo in scadenza a marzo 2022. Quest’ultimo è tuttora soggetto a minor liquidità sul mercato a causa di ordini ancora ridotti e scambi limitati, fenomeni che incidono negativamente sul suo prezzo. L’ipotesi, spiega però il trader, “è che in futuro, come per altro già accaduto in passato, il differenziale si riallinei ai livelli precedenti. A meno che, ovviamente, non si verifichi qualche catastrofe”. Ma questo, ovviamente, è qualcosa che sfugge a ogni possibile previsione odierna.