Un governo elettromagnetico quello del presidente del Consiglio Mario Monti. Lo sostengono le associazioni ambientaliste preoccupate per una dichiarazione contenuta nel nuovo Decreto Sviluppo relativa alla legge sull’elettromagnetismo la cui applicazione potrebbe dare il via libera alla costruzione di 20mila nuovi impianti con emissioni potenziate del 30% per radio e tv e addirittura del 70% per la telefonia mobile.

Ispra e Arpa lanciano l’allarme e insieme all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e alle Agenzie regionali per l’Ambiente, si sono schierate contro la bozza di decreto in questione. L’Ispra in un comunicato stampa sottolinea che “questo comporterà un aumento sensibile dei livelli di elettrosmog nelle nostre città, oltre a una maggiore incidenza di cancro nella popolazione”. Legambiente fa notare che l’introduzione di un nuovo metodo di rilevamento basato sul valore di 6 volt per metro nell’arco delle 24 ore e non nell’arco dei 6 minuti come avviene oggi, non solo aumenterà l’esposizione dei cittadini alle radiazioni non ionizzanti, ma renderà anche le tecniche di misurazione più complesse e farraginose.

Le esposizioni della popolazione ai campi elettromagnetici a bassa frequenza sono state classificate dallo IARC (International agency for research on cancer) “possibilmente cancerogeni per l’uomo”. Eppure manca un’informazione adeguata in merito e prima di costruire una cappa di onde elettromagnetiche sopra la nostra testa non sono stati valutati adeguatamente i rischi. Nel 1998, il governo di Romano Prodi ha stabilito uno dei limiti di emissione per le antenne radio-base più bassi al mondo: ben 60 volte inferiore agli standard indicati dall’Icnirp (in italiano Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti), un organismo non governativo, riconosciuto dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e composto da esperti scientifici indipendenti situato in Germania. Uno dei compiti più importanti svolto dall’Icnirp consiste nell’elaborazione di linee guida, basate sui più autorevoli risultati scientifici provenienti da tutto il mondo, che raccomandano quei limiti di esposizione per le grandezze elettromagnetiche che non devono essere superati affinché la popolazione esposta non subisca danni alla salute.

Successivamente, nel 2002, l’allora ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri, fece approvare un decreto che prevedeva la possibilità di innalzare antenne di telefonia cellulare in deroga alle leggi, compreso il piano urbanistico. Così, nonostante esistano risultati chiari in materia di prevenzione dei rischi legati all’elettrosmog comunicati dall’Agenzia per la Ricerca sul Cancro dell’Oms in data 31 maggio 2011, all’Italia, date le decisioni politiche di Prodi prima e di Gasparri poi alle quali si aggiunge la recente posizione permissiva del Governo tecnico, sembra proprio che della salute della sua popolazione non interessi granché.