Il vice questore Giorgio Bertoli compulsa le carte, poi legge: “Sabato devo essere da Papi”. E ancora: “Dormo da sola, non mi piace dormire con i clienti”. Quindi rassicura: “Cambio lavoro, non lo farò in eterno”. Il dialogo è tra Iris Berardi e il suo fidanzato di allora Fabio Bongioanni. Dialogo in chat messo agli atti del Rubygate e snocciolato oggi in aula davanti ai giudici. Tema dell’audizione: il contenuto dei supporti informatici. Tradotto: telefonini, iPad e computer. Saltano fuori fotografie, baci saffici e travestimenti sexy. Si prosegue: “Le ragazze vanno in ferie e lui sta dando i soldini a tutti”. Quindi il 23 novembre chiede: “Cosa fai stasera bunga bunga?”. Nessuna risposta. L’argomento, nel frattempo, è stato messo sul piatto.

Udienza al via poco dopo le nove e trenta. E mattinata che scivola con le ultime battute della deposizione di Marco Ciacci, capo della squadra giudiziaria della polizia di Stato. Solo il tempo di ribadire che “Ruby si prostituiva anche da minorenne”. Circostanza “confermata dalle intercettazioni e dalle testimonianze”. Tra queste quelle di Katia Pasquino e Giuseppe Villa, titolare di un locale. Di più: “C’erano una serie di elementi convergenti” che dimostravano, all’epoca delle indagini, come Ruby“compisse atti sessuali a pagamento” alle serate ad Arcore.

Ma non c’è solo il bunga bunga. C’è di nuovo e ancora la famosa notte in Questura del 27 maggio 2010. Notte in cui Silvio Berlusconi telefonò più volte al capo di gabinetto Pietro Ostuni per liberare la marocchina e lasciarla nelle mani di Nicole Minetti. Piccolo sunto: in quel 27 maggio Ruby viene fermata in corso Buenos Aires dopo che la Pasquino chiama la polizia denunciando di aver subito da lei un furto. Quindi l’arrivo in via Fatebenefratelli, le telefonate dell’allora premier e l’accusa di concussione. Da lì in poi, però, la presidenza del Consiglio, sostiene Ciacci, non ci metterà più becco. Soprattutto dopo che il 5 giugno 2010 Ruby viene fermata per una seconda volta in seguito a un diverbio con Michel Coincecao. Portata sempre in Questura e da qui spostata in diverse comunità. Almeno tre. L’ultima quella di Sant’Ilario a Genova. Ma se Berlusconi, dopo la bufera del 27 magio, si disinteressa della ragazza, la palla passa a Lele Mora e figlia che da quel momento in poi iniziano a fare pressing per avviare le pratiche di adozione. Il resto della mattinata si perde, manco a dirlo, tra le tante opposizioni della difesa. Su tutte la richiesta al tribunale di acquisire prima tutte le prove e poi iniziare a sentire i testimoni. Da qui lo stop annunciato. Con i giudici che si prendono quasi un’ora per la stesura della seconda ordinanza in cui si dà atto dell’acquisizione di tutte le prove. Pronti via e si riprende. Sfilano i tre traduttori dal portoghese, dallo spagnolo e dall’arabo. Due donne e un uomo.

Si passa ai sequestri del 14 gennaio 2011. L’agenda di Iris Berardi. La prima pagina cattura subito l’attenzione degli investigatori. Si legge: “Comprare pelliccia, macchina fotografica, andare in Brasile e comparare casa”. Sempre nello stesso libretto la polizia trova coincidenza con i riscontri. Il 15 gennaio: “Andare a Milano da Marysthell (la più simpatica di Silvio)”. Il 27 gennaio: “Andare da Papi”. A marzo la Berardi annota “mettere via almeno 10mila euro”. E ancora: “Sette marzo duemila Papi”. Il 13 marzo “Papi duemila”. E così fino al 3 agosto. I primi riscontri, sostiene Bertoli, danno buone indicazioni. Tre date (27 febbraio, 5 e 25 aprile) mettono assieme Ruby e Iris ad Arcore.

Quindi tocca a Nicole Minetti. Emerge “il sistema” del consigliere regionale. “Un foglietto – dice Bertoli – in cui sono annotate le cifre della gestione della residenza in via Olgettina 65”. In casa gli agenti trovano diversi bonifici. In parte intestati alla Friza srl, l’immobiliare che si occupa del palazzo di Segrate. Tra le carte analizzate c’è anche il conto corrente della Minetti. Si leggono diversi bonifici. Mentre pochi giorni prima l’ex ballerina di Colorado Cafè riceve un accredito da 17mila da Silvio Berlusconi sotto forma di prestito infruttifero.

Tocca ai “supporti informatici”. Anche perché, fa notare il giudice al pm Antonio Sangermano, il teste è stato chiamato per questo. E dunque inizia il carosello. Si parte con il blackberry della Visan. “Foto di lei che bacia un’altra ragazza”. Effusioni confermate dalle testimonianze e anche da una intercettazione tra Barbara Faggioli e Nicole Minetti. Prima foto, dunque. L’agente ha in mano la copia. Ghedini si alza, la guarda, sorride e si risiede. Alla fine dell’udienza dirà. “Sono foto innocenti, se questo è l’impianto accusatorio spero arrivi presto una sentenza di assoluzione”. Si prosegue: la Espinoza bacia un’altra ragazza. Di nuovo Ghedini si alza, visiona, si risiede. Non è finita. Ci sono i travestimenti. Barbara Guerra in versione Babbo Natale sexy. E’ l’immagine 322. Altro scatto: sempre la Guerra con manette e abitino da poliziotto. Conclusione: nove scatti, estrapolati dal cellulare della Guerra. Si vede: una stanza da letto, il letto disfatto, e foto di Berlusconi da giovane. Ora del clic le 4 e 51 del 24 ottobre 2010. Location: Arcore.