“Abolire le Giunte e i Consigli Provinciali così come previsto dal decreto Monti fa risparmiare all’anno solo 35 milioni di euro, provoca caos e sforzi inediti nel sistema degli Enti Locali mentre il trasferimento del personale delle Province alle Regioni costerebbe 650 milioni in più l’anno.” Il vice presidente dell’Unione delle Province Italiane, Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino, spiega l’argomento principale che ha illustrato alla Commissione Bilancio della Camera per cercare di convincere il Parlamento a evitare il “provinci-cidio”. Nel decreto di Monti ci sono tre punti convergenti, ma differenti, nel tentativo di abolire di fatto le Province senza poterle abolire anche formalmente del tutto, perché sono previste dalla Costituzione. C’era lo scioglimento in pochi mesi dei Consigli e delle Giunte vigenti, poi sostituito dal riferimento a “una legge che regolerà” tempi e modi dello scioglimento. C’è la sostituzione di Giunte e Consigli con 10 consiglieri eletti dai consigli comunali e coordinati da un Presidente, che non è chiaro cosa dovrebbero fare perché nel frattempo – è il terzo punto – con leggi regionali gli attuali compiti delle Province verrebbero attribuiti alle Regioni o ai Comuni. E se il personale – come ipotizzato già dal Governo Berlusconi – dovesse essere spostato alle Regioni, costerebbe per ragioni contrattuali il 25% in più. (Maggior costo del contratto dei dipendenti regionali rispetto a quelli provinciali).

I 65 milioni di risparmio sarebbero invece quelli sui compensi di assessori e consiglieri provinciali. Ma Saitta fa presente che a partire dai rinnovi elettorali del 2012 questi organi politici sarebbero dimezzati – come numero di consiglieri e assessori – da decisioni già prese, e potrebbero diminuire ancora se si procedesse al riaccorpamento di alcune province. Per questo parla di un risparmio di soli 30-35 milioni mentre l’aumento del costo del personale arriverebbe a ben 650 milioni l’anno. I 12 miliardi di spese che qualcuno aveva detto che si risparmierebbero sono incomprimibili. A meno di pensare che abolendo le Province si possano abolire le spese per le scuole e le strade…

L’Unione delle Province italiane era riunita in assemblea il 5 dicembre quando sono arrivati i dettagli della manovra Monti e il Consiglio straordinario si riunisce martedì prossimo. Sono rimasti spiazzati perché non si aspettavano che Monti intervenisse sull’aspetto “ordinamentale”, avevano già molti problemi dal taglio ai trasferimenti per fare i bilanci. Tra i partecipanti all’incontro circolavano i risultati di uno studio della Bocconi sulla produttività della spesa delle Province – non a caso anche le Regioni decidono di passare alcune loro competenze alle Province, dice tra l’altro lo studio – e quelli di un sondaggio Ipsos secondo cui gli italiani favorevoli all’abolizione di tutte le province sarebbero solo il 28% (il 31% è favorevole alla abolizione di quelle più piccole) e il 60% sarebbe contrario ad abolire la propria, quella dove abitano.

“Monti ha inventato l’abolizione delle Province, e innanzitutto dei suoi organi politici, all’ultimo minuto, per avere qualcosa da offrire all’opinione pubblica oltre alla rinuncia al suo proprio stipendio (uno dei due).” aggiunge Saitta. “ Nei colloqui diretti che abbiamo in questi giorni coi leader politici e parlamentari tutti in privato ammettono che abolire le province crea molti più problemi di quelli che risolve ma molti dicono anche che non se la sentono di affrontare la polemica dei giornali.”

La conferenza delle Regioni è contraria ad abolire le province, mentre tra i Comuni, nell’Anci prevale la posizione di chi le vorrebbe mantenere con un esecutivo eletto dai consigli comunali (elezione di secondo grado). Al Senato si sta esaminando da mesi un Codice delle Autonomie che rivede gradualmente le competenze degli Enti Locali ma non prevedeva di abolire le province. Peraltro – ricorda Saitta – organismi analoghi su analoghe dimensioni territoriali sono presenti in tutti paesi europei tranne la Svizzera (dove i cantoni sono in media più piccoli delle Regioni italiane). Se comunque se alla fine il testo della manovra dovesse confermare il provinci-cidio l’Unione delle Province italiane è pronta al ricorso alla Corte Costituzionale.