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Da Bologna a Milano, i guerriglieri del verde: “Siamo gli anarchici del giardinaggio”

"Siamo un movimento anarchico e illegale, ma i nostri blitz sono sempre alla luce del giorno, vogliamo che la gente ci veda. Non facciamo niente di male, ma qualcosa di vitale", raccontano gli attivisti del giardinaggio politico

L’obiettivo è portare il verde dove non arriva. O non cresce più. Si chiama Guerrilla gardening, un movimento formato da persone che si organizzano per rinverdire con fiori e alberi gli spazi pubblici degradati, senza chiedere il conto a nessuno, abusivamente, “perché il verde non deve essere autorizzato“.

Il termine è stato coniato nel 1973 da attivisti newyorkesi e col tempo è stato adottato in tutto il mondo per inquadrare il “giardinaggio politico”, un’azione ambientalista non violenta e anarchica per riqualificare gli spazi urbani all’insegna dell’ecologia. In Italia il Guerrilla gardening è arrivato con i primi attivisti a Milano, e da pochissimo  ha creato un “nucleo operativo” di Bologna.

“Eravamo solamente in tre a dicembre dell’anno scorso – racconta Andrea Giordani, uno dei guerriglieri del verde -, ma ad oggi hanno partecipato alle nostre missioni almeno una sessantina di facce diverse”.

Dicembre non era però il mese migliore per seminare, dunque i tre amici hanno aspettato la primavera di quest’anno per la prima operazione: “Il nostro primo attacco è stato fatto a Quarto Inferiore, in via San Donato. C’erano due grandi vasi incolti, li abbiamo riempiti con delle petunie e con delle pervinche”.

Niente di eclatante, giusto un test di rodaggio che ha dato la spinta alle operazioni successive: al primo di maggio, grazie al passaparola di Facebook (alla pagina dell’associazione Terra di Nettuno), gli attivisti sono già una ventina e si ritrovano in via Malvasia per piantare otto oleandri e una marea di semi di girasole. “Abbiamo tentato anche di seminare girasoli nella rotonda di Porta Lame, un gesto simbolico che voleva unire la resistenza vera dei partigiani alla nostra, contro il degrado. Purtroppo l’idea non è piaciuta e i girasoli sono stati segati non appena sono spuntati”.

Sei degli otto oleandri piantati in via Malvasia sono stati invece rubati poco dopo l’operazione, ma dalla cittadinanza sono arrivate le prime risposte positive: “Qualcuno ha rimpiazzato due degli oleandri rubati e ha aggiunto altre piante. Inoltre, quando andavamo ad annaffiare trovavamo la terra già bagnata, segno che altri si stavano prendendo cura volontariamente delle piante”; e positiva è stata pure la reazione dei ragazzi della comunità L’Arcobaleno di via Badini, che sono usciti ad applaudire i guerriglieri e hanno adottato le zinnie piantate in luglio nell’aiuola spartitraffico di fronte alla loro struttura.

Operiamo sempre di giorno perché ci piace l’idea che i cittadini ci vedano in azione. C’è chi si complimenta, chi si unisce al lavoro, chi si offre per prendersi cura delle piante e chi fa una donazione per la causa; una volta ci hanno anche portato la merenda, ed è capitato che i negozi ci facciano degli sconti quando vedono cosa vogliamo fare. E non mancano ovviamente gli scettici che ci dicono che è un lavoro inutile, ma proprio a loro vogliamo dimostrare il contrario”. Andrea spiega che il guerrilla gardening è completamente autonomo: “Siccome si tratta di un movimento anarchico e illegale, non accettiamo sponsorizzazioni, per evitare ogni tipo di complicazione”. Dire che il guerrilla gardening è “illegale” è sicuramente corretto, ma quasi paradossale e, anzi, coi tempi che corrono è lecito pensare che le casse comunali siano ben liete che qualcuno arredi gratuitamente le aiuole: “Le pattuglie dei vigili vengono a curiosare, una volta ci hanno fatto notare che la cosa era illegale; quando abbiamo risposto che stavamo solamente piantando dei fiori, non hanno fatto altro che raccomandarci di annaffiarli”.

Le regole per essere un buon guerrigliero sono poche e semplici: “E’ importante agire vicino alla propria abitazione per riuscire a prendersi cura delle piante finché non attecchiscono. Bisogna conoscere il luogo per capire se transitano pedoni e se il terreno è adatto, dopodiché sono sufficienti una paletta e poco più. Le piante vanno segnalate e protette per impedire che vengano falciate alla prima manutenzione del Comune. La prassi è quella di agire in luoghi ben in vista e magari lasciare un cartello che spieghi il motivo dell’azione, in modo che i passanti possano vedere il risultato ed essere eventualmente coinvolti. Non serve essere dei giardinieri esperti, è sufficiente avere qualche nozione di base per sapere scegliere le piante adatte per ogni luogo e periodo”. Quanti siano oggi gli attivisti in Emilia Romagna è difficile stimarlo: “Molti cittadini sono guerriglieri senza saperlo, d’altronde contribuire a migliorare il verde non è l’esclusiva di nessuno, ma fa bene a tutti”.


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