In Lombardia, nell’indennità dei consiglieri regionali c’è anche il rimborso per il tragitto casa-lavoro. Ma la distanza viene arrotondata per eccesso, e a fine legislatura i chilometri in più bastano a fare venti volte il giro del mondo. È tutto in una legge regionale, eppure la maggior parte dei consiglieri non lo sa.

Non solo vitalizi. I costi della politica si annidano spesso in leggi e regolamenti sconosciuti agli stessi interessati. È il caso del rimborso per le spese di trasporto dei consiglieri regionali lombardi. Una delle voci che compongono il trattamento indennitario. A occuparsene è l’articolo 5 della legge regionale numero 17 del 1996, che dispone l’arrotondamento “per eccesso al multiplo di venti chilometri” della distanza tra il comune di residenza dichiarato dal consigliere e la sede della Regione. E sufficiente fare un esempio. I consiglieri residenti a Monza, secondo l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, tra andata e ritorno percorrono 42 chilometri. Ma grazie all’arrotondamento previsto dal regolamento, la Regione ne rimborsa sessanta. Diciotto in più. Per ogni chilometro, il trattamento indennitario paga un quarto di litro di benzina al prezzo corrente. Il rimborso totale è calcolato su diciotto presenze mensili. Così, al consigliere di Monza andrà un rimborso mensile di 305 euro per chilometri effettivamente percorsi, più altri 130 euro per l’arrotondamento.

Quanto avrà speso l’ente regionale a fine legislatura? Calcolati in base alle attuali residenze degli ottanta consiglieri lombardi, dopo cinque anni i chilometri rimborsati e mai percorsi sono più di 800mila. A farlo in macchina, si potrebbe raggiungere la luna e tornare per raccontarlo. Oppure, volendo rimanere con i piedi per terra, ce n’è per coprire venti volte l’equatore. Tutto questo costa più di 300mila euro. E mentre l’ufficio di presidenza arrotonda, c’è chi prende i mezzi pubblici, paga l’abbonamento, e incassa ugualmente il rimborso. Ad ammetterlo è la consigliera di Sel Chiara Cremonesi. Residente a Milano, è uno di quei consiglieri ‘a chilometri zero’ che con l’arrotondamento percepisce un rimborso di 278 euro, pari a 40 km. “Al lavoro ci vado in metropolitana”, racconta, “pagando da sempre l’abbonamento, che oggi costa circa trenta euro”. Chiara Cremonesi si è recentemente battuta in commissione Bilancio perché i tagli ai costi della politica fossero più stringenti, astenendosi dal voto finale, “perché il progetto di legge era insufficiente rispetto ai sacrifici richiesti ai cittadini di questi tempi”. Insomma, a lei basterebbe il rimborso del suo abbonamento? “Non serve, è una spesa che farei comunque”.

Conoscere esattamente i chilometri percorsi dal consiglio regionale lombardo è difficile, e non è detto che il rimborso del percorso casa-lavoro esaurisca le esigenze dei consigliere. Ma secondo Maurizio Zamponi, consigliere Idv residente a Cinisello Balsamo (21 km), è innanzitutto una questione di trasparenza. “Io non compilo nessuna richiesta di rimborso”, spiega, “tutto quello che facciamo è dichiarare la residenza all’inizio del nostro mandato. È evidente che c’è un’intero sistema da disboscare”. Un lavoro difficile, viste le resistenze incontrate in Consiglio da alcuni emendamenti alla legge sul taglio dei costi della politica approvata proprio in questi giorni. “Abbiamo proposto l’innalzamento dell’età pensionabile dei consiglieri a 65 anni, la non cumulabilità dei vitalizi con altre rendite da incarico pubblico”, racconta Zamponi, “ma l’aula ha respinto tutto”. E la stessa sorte è toccata agli emendamenti di Sel e del Pd. Insomma, in quella che il governatore Formigoni definisce “la più virtuosa tra le regioni”, la strada per eliminare i privilegi della cosiddetta Casta è ancora lunga. Chilometro più, chilometro meno.