Il comitato No People Mover incassa il colpo inferto dalla segreteria generale del Comune di Bologna che ha bocciato l’istruttoria pubblica, per la quale il comitato aveva raccolto 3.700 firme tra ottobre e novembre. “Stiamo valutando tutte le mosse possibili: un ricorso al Tar, esposti alla magistratura o addirittura all’autorità Antitrust”.

E’ notizia di questa mattina: il segretario comunale Luca Uguccioni, durante la commissione consiliare aveva dato parere negativo sullo svolgimento dell’ istruttoria, perché avanzata, secondo l’articolo 12 dello statuto comunale, troppo tardi. “È necessario considerare che il progetto People mover è l’attuazione di un’opera pubblica oggetto di un’opera di pianificazione e programmazione pregressa, quindi già avvenuta – si legge nel documento ufficiale presentato dal funzionario comunale – nei confronti della quale non venne avanzata richiesta di attività di un’istruttoria pubblica”. Sostanzialmente, secondo il parere di Uguccioni l’istruttoria andava fatta 6 anni fa quando, “regnante” Sergio Cofferati, l’opera aveva superato tutti i gradi di approvazione politica del consiglio.

“Si tratta di un’opera pubblica – si legge ancora – la cui fase di realizzazione si trova a uno stadio avanzato”. C’è poi un’altra questione fondamentale. Ormai, nell’affare del People mover c’è “un aggiudicatario (il Consorzio cooperative costruzioni)che ora vanta un diritto soggettivo rispetto al contratto d’appalto sottoscritto con lui dal Comune di Bologna”.

Il comitato però non ci sta a questo parere che, pur essendo pesante, tuttavia non è ancora vincolante. “Contestiamo la lettura pedissequa dello statuto comunale da parte della segreteria generale”, spiega Maddalena Piccolo, una delle animatrici del gruppo No people mover. “Non è un’opera compiuta, ci sono ancora tante cose in sospeso – spieca Piccolo – si sta rimodulando la concessione da 35 a 40 anni, si stanno cercando nuovi soci per la concessionaria dell’opera e soprattutto i lavori non sono ancora partiti”.

Inoltre, si potrebbe aggiungere, il progetto esecutivo e il nuovo piano economico-finanziario dell’opera non è ancora arrivato al traguardo. Per i contrari al trenino che in 7 minuti dovrebbe trasportare i passeggeri dalla stazione di Bologna all’aeroporto Marconi dunque, a una lettura un po’ più realistica dello statuto potrebbe portare all’approvazione dell’istruttoria, la cui parola finale – se si farà o meno – spetta comunque al consiglio comunale.

Il comitato No people mover sta comunque pensando ad altre azioni e le parole di Maddalena Piccolo lasciano pochi margini di interpretazione: “Faremo di tutto per fermare il People mover”. Oggi in commissione alcuni consiglieri di opposizione avevano lanciato l’idea di un ricorso al Tar, il tribunale amministrativo regionale. “Vedremo come muoverci, ma non escludiamo niente”. Che i cittadini vadano all’antitrust piuttosto che alla Corte dei Conti (dove peraltro è già pendente un’indagine dopo l’esposto di un ex consigliere, Daniele Corticelli nel febbraio 2010), l’appiglio a cui aggrapparsi sarà la questione societaria. “Quello per costruire il People mover è un project financing snaturato”. Insomma un’opera per cui dovevano sborsare e rischiare le imprese private, ma dove, secondo i patti vigenti, il rischio sarà tutto del pubblico. Da qui potrebbe venire, da parte dei comitati, l’idea di muoversi verso l’autorità per la concorrenza.

Nel gennaio 2010 infatti il Ccc di Bologna, che nel 2009 si era aggiudicato l’appalto per il People mover , crea una società di progetto: la Marconi Express. La società, che secondo il contratto di concessione è diventata automaticamente il solo concessionario del People mover, è una Spa partecipata al 75% dal Ccc, e al 25% da Atc. Quest’ultima è un’azienda a partecipazione totalmente pubblica e il Comune di Bologna ne è il maggiore azionista con il 59,65% (la Provincia ha il 37,15% delle quote).

L’appalto del People mover, secondo bando è di circa 90 milioni: 30 milioni verranno finanziati da Regione (8,1 milioni di questi sono stati già liquidati) e Sab (la società dell’aeroporto), mentre per la parte restante, circa 60 milioni, il Comune ha bandito una gara in project financing.

Il sistema prevede, per legge, che il Comune, senza mettere un soldo di tasca propria, affidi a un’azienda privata la costruzione e la gestione dell’impianto. La società concessionaria, oltre a costruire, gestirà per 35 anni l’opera recuperando le spese di costruzione con gli incassi dei biglietti. Inizialmente, l’aggiudicatario che ha vinto l’appalto era il solo Ccc, ma da febbraio 2010, con la creazione di Marconi Express (società prevista dal contratto), anche Atc è entrata nella gestione al 25%.

Secondo i patti parasociali inoltre, entro il 2020 Atc rileverà il 100% delle azioni di Marconi Express, accollandosi tutti i rischi e i debiti con le banche. Le coop usciranno dall’affare, e in questo modo Atc, che appartiene al Comune, diventeràconcessionario unico di se stesso in project financing. Poco conta che nel frattempo Atc si sia fusa con la società Fer, l’azienda trasporti regionale. La nuova società sarà comunque pubblica e così il rischio.

Un paradosso su cui i comitati ora pensano di puntare le ultime carte per bloccare i cantieri, che potrebbero partire tra gennaio e febbraio 2012. Infatti al momento, nonostante gli annunci del Comune e della società Marconi express, al momento i patti sono quelli e i soci privati, se ci sono sono alla porta. “Anche se Atc rimanesse al 25 % della società, un project financing con dentro un pubblico, anche solo al 25 % si potrebbe contestare”.

Sul fronte politico, dove il People Mover nelle scorse settimane aveva diviso la maggioranza targata Pd-Sel-Idv. Il partito democratico appoggia compatto (ma con qualche “mal di pancia” interno) l’opera e la prossima apertura dei cantieri. Sinistra ecologia e libertà e Italia dei Valori, due settimane fa si erano astenuti dal votare un ordine del Movimento 5 Stelle che chiedeva di non far partire i cantieri prima di avere discusso l’opera.

Oggi, dopo il pronunciamento del segretario generale il capogruppo del Partito democratico ha commentato “Prendiamo atto, ma l’istruttoria è stata chiesta da 3.700 cittadini, quindi sarà comunque necessario garantire un momento di confronto”. Sulla stessa frequenza il commento di Sel : “Non si possono gettare nel cestino 3.700 firme”.

La giunta comunale , attraverso l’assessore Matteo Lepore “prende atto” del parere del segretario e propone “un convegno, un incontro pubblico da fare entro gennaio, magari in Salaborsa, dove i cittadini potranno partecipare e prendere la parola e si potranno sciogliere i loro dubbi. Ci mettiamo a disposizione del Consiglio comunale per trovare la formula migliore”. Ma l’opera, “strategica”, si farà.

Le parole di oggi dell’assessore ripercorrono quelle di due settimane fa del sindaco Virginio Merola: “L’istruttoria – aveva detto il primo cittadino – serve per dare tutte le adeguate comunicazioni, perché loro possano esprimere i loro pareri. Ma non si discuterà se fare il People mover. Questo è già deciso”.