di Donata Levi – Patrimonio SOS


Nel primo Consiglio dei Ministri il governo Monti ha varato il secondo decreto legislativo su “Roma capitale”, quello che riguarda, tra l’altro, le competenze del Comune in materia di beni culturali.

“Nel rispetto del principio di leale collaborazione”… è questo il perno intorno al quale ruoterà d’ora in poi, se non vi saranno ulteriori modifiche, la gestione del patrimonio storico artistico. A tale principio, per decreto, dovrà ispirarsi l’azione della nascitura “Conferenza delle Soprintendenze ai beni culturali del territorio di Roma capitale”, che sarà formata – non si sa ancora con quali gradi di rappresentanza – dalla Sovrintendenza capitolina, dalla Direzione regionale del Lazio (statale) e dalle Sovrintendenze territoriali (almeno tre).

Il “principio di leale collaborazione”, praticamente assente anche nelle costituzioni più federaliste, è stato inserito nella nostra Costituzione con la riforma del titolo V e ad esso si sono ispirate molte sentenze della Corte costituzionale nei conflitti tra Stato e regioni. I giuristi ne hanno discusso e ne discutono.

Agli occhi di un profano esso appare – nella sua pratica valenza comportamentale – ancor più che un auspicio un vano e pio desiderio; a prescindere dalle singole persone che saranno coinvolte nei processi decisionali, sembra più realistico immaginare, a livello istituzionale, uno scenario di confusa conflittualità che non di leale collaborazione.

Tanto più che in questo caso non si tratta solo di un discorso di “valorizzazione”, ma – ammesso che sia possibile distinguere – anche di “tutela” in senso stretto. Due soli esempi: a “Roma capitale” è conferita la possibilità di concorrere insieme agli uffici ministeriali alla procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico anche nei casi in cui non sia “stazione appaltante” e, seppur limitatamente ad interventi specificamente concordati in sede di Conferenza, di rilasciare “titoli autorizzatori e nulla osta”. E – cercando di districarsi nella confusa ed approssimata terminologia di questo decreto – anche nell’ambito della tutela sembra comunque che si tagli a fettine il patrimonio: da un lato i beni artistici e storici, sottoposti alla “concertazione” della Conferenza; dall’altro i beni paesaggistici.

Si tratta di un pericoloso esperimento di cessione di prerogative da parte dello Stato a pro di un federalismo municipale, che potrebbe avere dilaganti conseguenze. Cosa succederebbe, infatti, di fronte alle rivendicazioni di altre “città metropolitane”, come Napoli, Milano, Firenze, Venezia?
Peccato che il nuovo governo abbia inaugurato la sua attività proprio con questo decreto.

Il Ministro Ornaghi, in una delle poche dichiarazioni concesse ai giornalisti, molto saggiamente ha affermato: “Io dico sempre che per lavorare bene bisogna prima capire e il capire richiede un po’ di tempo e fatica. Una volta che si è capito, allora si tratta di vedere che cosa si può e si deve fare». Speriamo.