La squadra di governo di Mario Monti

“Attenti a parlare di conflitto di interessi. Noi saremo di una trasparenza assoluta”. Così Mario Monti, subito dopo la cerimonia del giuramento dei nuovi componenti dell’esecutivo, ha rinviato al mittente le critiche relative ad alcuni uomini scelti per la squadra di governo. A cominciare dall’ex presidente Fieg Carlo Malinconico all’Editoria, fino all’ex dirigente del gruppo Intesa Ciaccia allo Sviluppo economico e a Filippo Milone, l’uomo dell’ex ministro Ignazio La Russa, coinvolto nell’inchiesta Finmeccanica. “Chi nella società civile ha avuto delle competenze e ha fatto la scelta di entrare nel governo, non lo ha fatto per trascinare le esperienze passate”, ha aggiunto il premier sottolineando come la scelta di entrare nell’esecutivo tecnico, per molti ha comportato la rinuncia a stipendi e carriera nei loro ambiti professionali. “Nei governi politici quando si propone a qualcuno di fare il vice ministro o il sottosegretario è una cosa ben gradita” in quanto “fa parte dell’iter normale della carriera di chi fa la nobile professione politica”. Ma “nel nostro caso ho dovuto in diverse situazioni esercitare la forza della persuasione per l’interesse del nostro Paese” perché i sottosegretari e i vice ministri di un Governo tecnico “accettando hanno rinunciato a trattamenti economici e a prospettive di carriera”.

Monti ha quindi ringraziato i sottosegretari per aver accettato l’incarico di far parte di un governo “che ha caratteristiche particolari”, e cioè di essere “a servizio del Paese, a servizio del Parlamento e delle forze politiche; un governo tecnico – ha aggiunto – che ha la cifra della competenza e che con umiltà è a servizio del Parlamento e delle Forze politiche e che è impegnato a fare un buon lavoro per permettere all’Italia di uscire da una situazione molto difficile”. Una squadra “snella e forte, perché in termini di numeri le persone in Cdm sono scese da 26 a 19, mentre il numero di viceministri e sottosegretari è passato da 40 a 28” rispetto al precedente governo.

La conferma che qualcuno dei nominati era riottoso si è avuta al momento del giuramento. Scherzando, Monti si è rivolto ai nuovi componenti dell’esecutivo, dicendo: “Prima la firma e poi la stretta di mano, così siamo sicuri”, strappando qualche sorriso ai presenti. La preoccupazione maggiore deriva da quelle che per il premier tecnico sono le incognite della politica. E a quel mondo, da cui appare distante, invia un nuovo messaggio di distensione e riconoscimento esprimendo “apprezzamento” per il sostegno al suo governo da parte di partiti che sino a poco fa hanno vissuto in “perenne dissenso su tutto”. E ribadisce che il rapporto del governo con esse è “essenziale”. Monti ha riferito di aver sentito “regolarmente” le forze politiche in questi giorni e che così avverrà “anche in futuro”. E’ “un rapporto molto costruttivo, in una situazione nuova dal punto di vista statico e dinamico”. In particolare il presidente del Consiglio ha ricordato di aver ottenuto la fiducia da “partiti che erano stati in perenne dissenso su tutto, e che ora fanno uno sforzo per sostenerci che io apprezzo davvero”. Quindi “sarà un rapporto essenziale quello con le forze politiche, che io continuerò a guardare con rispetto”.

Ed è proprio ai partiti, ha riferito Monti, che è stato affidata la scelta per quanto riguarda i rapporto cin il Parlamento. “Ho offerto alle forze politiche  di scegliere esse stesse due sottosegretari tra le personalità con un’esperienza parlamentare nel passato o un’altra valenza tecnica. Una forza politica ha optato per la prima, un’altra per la seconda, io rispetto entrambe le opzioni e sono sicuro che gli optanti, a loro volta, si rispetteranno tra loro”, ha detto il premier. Il riferimento è alle  polemiche di una parte del Pdl per la nomina di Giampaolo D’Andrea, già sottosegretario ai Rapporti con le Camere con Romano Prodi. Mentre un’altra forza politica ha “optato” per una personalità “dall’alta valenza tecnica”. Un profilo che coincide con quello di Antonio Malaschini, già segretario generale del Senato.