Marco Bersani, fondatore di Attac Italia

Ventisette milioni di italiani hanno espresso a giugno il loro sì per l’acqua come bene comune. Peccato che la volontà del popolo risulti oggi non solo disattesa, ma anzi – questa la denuncia dei comitati referendari – “boicottata”. Ecco perché il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua scende in piazza ancora una volta. Perché la legge di iniziativa popolare è ferma nei cassetti del Parlamento dal 2007, la manovra e la legge di stabilità hanno, secondo i comitati, reinserito la norme abrogate e gli enti locali continuano a gestire il servizio idrico come prima.

Il Forum non si arrende e lancia la campagna di obbedienza civile, per esigere da subito l’eliminazione delle tariffe della parte relativa ai profitti garantiti come da esito referendario. “Metteremo in campo percorsi per pagare la giusta tariffa, con l’autoriduzione delle tariffe emesse”, dice Marco Bersani, tra i principali animatori del Forum e socio fondatore di Attac Italia. L’idea è quella di aprire sportelli “per spiegare ai cittadini quello che si può fare”. Come ad esempio un reclamo sulla bolletta. “Con un certo numero di reclami il meccanismo si bloccherebbe”. Perché a essere tradito non è solo il voto, ma anche il percorso che ha portato un simile risultato e che Bersani racconta in un libro appena uscito, dal titolo “Come abbiamo vinto il referendum”. Portando, tra l’altro, al voto il 27% degli elettori del Pdl e il 42% della Lega.

Quale doveva essere il risultato del voto?
Il primo quesito parlava dell’abrogazione immediata del decreto Ronchi. La sentenza con cui la Corte Costituzionale aveva ammesso i quesiti specificava chiaramente che il 23bis del Ronchi è una “legge quadro”, la cui abolizione avrebbe portato all’abrogazione in toto della liberalizzazione nei servizi pubblici locali. Un segnale fortissimo, dopo il quale doveva finalmente trovare spazio la discussione sulla legge di iniziativa popolare che parla di ripubblicizzazione del servizio idrico.

E sulla tariffa?
Era il secondo quesito: togliere dalla tariffa i profitti garantiti. Anche lì la Corte aveva parlato chiaro: in caso di vittoria, il ricalcolo sarebbe stato immediatamente applicabile. Quella voce doveva cadere dalle tre di cui si compone la tariffa idrica. Il 21 luglio Napolitano ha firmato il decreto che abroga le norme oggetto del referendum. Dal giorno dopo doveva essere ricalcolata la tariffa: così non è stato. Siamo in una situazione di illegalità da quattro mesi.

Com’è possibile?
Il governo dice che ha istituito l’authority per l’acqua. Al momento però si tratta di mera enunciazione: mancano ancora tre decreti attuativi. All’agenzia, l’esecutivo dà il compito di scrivere una nuova norma tariffaria. Nel frattempo, i gestori e le Autorità d’ambito continuano a mantenere la tariffe come prima, dichiarandosi in attesa della nuova normative.

Avete protestato?
Abbiamo mandato, Ato per Ato, una diffida dicendo: state applicando tariffe illegittime, vi invitiamo a ricalcolarle.

Risposte?
“Siamo in attesa della nuova agenzia”.

Sul primo quesito invece?
Il governo non ha aspettato nemmeno un mese dall’esito referendario di giugno, e il 13 agosto, con l’articolo 4 della manovra estiva, ha inserito una fotocopia del decreto Ronchi, inserendo come unica accortezza la specifica: “tranne per il servizio idrico”. In questo modo si fa finta che gli italiani abbiano votato solo per l’acqua, mentre – e non lo si dice mai – il quesito coinvolge tutti i servizi pubblici locali. Tra l’altro sappiamo che l’intenzione è quella di inserire anche il servizio idrico.

E poi c’è stata la legge di stabilità.
Dove viene stabilito che i sindaci che non metteranno a gara i servizi pubblici locali entro il 31 marzo 2012 potranno essere commissariati o destituiti.

Qualche buona notizia?
C’è il risultato positivo del Comune di Napoli, che aveva una Spa a totale capitale pubblico e che ha appena approvato la trasformazione in quello che noi chiediamo: un ente di diritto pubblico con strumenti partecipativi. Quasi il 60% delle attuali gestioni sono Spa a totale capitale pubblico, e potrebbero fare lo stesso. Per le gestioni miste, invece, chiediamo che venga scorporata l’acqua per ripubblicizzarla. Lo scorporo va comunque fatto entro il 31 marzo. Sarà una svendita, perché gli acquirenti aspetteranno l’ultimo momento.

Non resta che la piazza.
Abbiamo deciso di fare ricorso alla Corte Costituzionale e a breve faremo l’atto. Ci sono cinque regioni che hanno già fatto ricorso, ma il loro ambito d’azione è limitato alle loro prerogative. E poi abbiamo deciso di lanciare con la manifestazione di oggi la campagna di obbedienza civile.

Anche il referendum sul nucleare rischia di essere tradito?
Al di là delle dichiarazioni improvvide del nuovo ministro dell’Ambiente, mi sembra non ci siano nemmeno le condizioni economiche.

Cosa vi aspettate dal nuovo esecutivo?
A Monti abbiamo chiesto un incontro, e ci aspettiamo che – al di là della sua cultura politica, molto diversa dalla nostra – la prima cosa che faccia è eseguire il voto democratico.

di Angela Gennaro