In barba alle politiche di integrazione tanto care al governatore Vasco Errani, Bologna e Rimini continuano a darsele di santa ragione e, sotto sotto, a farsi concorrenza.

“Se Bologna vuole essere locomotiva e traino dell’Emilia Romagna, portando benefici indotti al territorio che va da Piacenza a Cattolica, dimostri di volere fare squadra ed uscire da uno stucchevole impasse allorché si discute di unificazione delle Fiere e di sistema integrato degli aeroporti”, è solo una delle bordate che hanno lanciato in queste ore in direzione Due Torri il presidente della Provincia e il sindaco di Rimini, Stefano Vitali e Andrea Gnassi.

La bomba l’aveva sganciata per primo Bruno Filetti, presidente della Camera di Commercio di Bologna e di ‘Bologna Congressi’. Dopo aver sparato zero un paio di settimane fa sul presidente di Apt Servizi, Andrea Babbi, ‘reo’ di aver criticato le politiche di Ryanair, Filetti ha replicato proprio sul nuovo palazzo dei congressi di Rimini (inaugurato il mese scorso in pompa magna dopo anni di attesa). Dicendosi più che soddisfatto per le 10 mila presenze registrate grazie agli ultimi eventi della ‘Bologna Congressi, Filetti, a margine di una conferenza stampa sul turismo nel capoluogo, ha contemporaneamente preso di mira la ‘astronave’ congressuale riminese parlando di “concorrenza diabolica: da parte nostra ci ritroviamo a rinegoziare diversi contratti già in essere”.

Una concorrenza che secondo Filetti starebbe creando “una situazione complicata e difficile” per Bologna, ha tuonato il presidente camerale ribadendosi “abituato a combattere” ma augurandosi che, almeno, da parte dei riminesi “non ci sia una concorrenza troppo agguerrita e ci sia correttezza”. Dulcis in fundo, il numero uno della Mercanzia l’ha messa sul piano dei soldi. A Rimini, ha detto Filetti, “hanno fatto una bellissima cosa” con la ‘astronave’ da 117 milioni di euro, ma “adoperando soldi pubblici”; infatti la Fiera di Rimini, “che ha tutti soci pubblici, è l’ispiratrice e la costruttrice del Palas”. E ‘Bologna Congressi’ invece? “Non ha soldi pubblici, tutto quello che abbiamo fatto l’abbiamo fatto senza soldi pubblici”, ha rivendicato il presidente bolognese.

E sì che proprio il tema dei finanziamenti è sempre stato caro al presidente di Rimini Fiera, Lorenzo Cagnoni. Il piano finanziario della struttura congressuale di Rimini, in effetti, si basa in parte su soldi pubblici che i soci locali hanno investito indebitandosi non poco, ma per buona parte si basa su risorse messe a disposizione da Rimini Fiera su previsioni di redditività fondate su una gestione di mercato. Infatti, Rimini Fiera, come deciso fin dalle prime fasi della gestazione del Palas, riscuote il canone di locazione dalla società di gestione del nuovo Palacongressi, la controllata Convention Bureau, e soprattutto riscuote i ricavi delle royalties agli albergatori come corrispettivo delle presenza generate sul territorio. Quest’ultima, fra l’altro, è una convenzione che, destinata a contribuire per ben 30 milioni di euro sui costi della struttura congressuale, che Cagnoni ha sempre definito “unica in Italia”. Unica nel bene e nel male. La lobby degli alberghi, fra l’altro, deve versare alla società Palazzo dei congressi (altra controllata di Rimini Fiera) il 10% sul ricavo dai pernottamenti provenienti dai congressisti: una vera e propria tassa, insomma, che ha fatto infuriare più di un’associazione.

Sta di fatto che Cagnoni, sentendo Filetti parlare di “soldi pubblici”, è rimasto incredulo: “Sono sorpreso dalla perentorietà delle affermazioni del presidente Filetti. Affermazioni distanti anni luce dalla realtà, che rivelano una non conoscenza dei fatti di cui si discute. Immagino che si stia parlando di qualche altra città e non di Rimini”, ha scandito il ‘presidentissimo’ precisando che “concorrenza sleale e dumping non ci interessano per nulla”.

Vitali e Gnassi, da parte loro, hanno colto l’occasione per togliersi più di un sasso dalle scarpe. Da mesi, ormai, Errani e i suoi uomini in Regione stanno pressando Rimini per chiudere con le holding delle Fiere e degli aeroporti, entrambe già passate al vaglio delle aule istituzionali ma ancora monche di uno straccio di piano industriale, insieme con gli altri enti locali romagnoli. I riminesi, forti dei successi degli ultimi anni sui ‘cugini’ di Forlì e di Cesena ma anche sulla stessa Bologna, hanno accettato il confronto ma proprio non possono digerire di essere presi a pesci in faccia.

“Egregio Dottor Filetti, per favore lasci perdere il diavolo- perché quello fa le pentole e non i palazzi dei congressi- e cominciamo a discutere seriamente di un problema: la leadership di ‘Bologna capitale’ si esercita con i diktat oppure nei fatti e sul mercato? La Sua estemporanea uscita sulla struttura congressuale riminese sa molto di reazione nervosa e, permetta, stizzosa nei confronti di un concorrente imprevisto”, è l’incipit della lettera aperta che Vitali e Gnassi hanno spedito a Filetti. La quale contiene un bel consiglio: “Sarebbe più utile che anche Lei, nel Suo ruolo, accelerasse questi processi piuttosto che irritarsi perché, per una volta, Davide va più veloce di Golia. Più dei rosiconi, oggi abbiamo bisogno di istituzioni autorevoli”.

Sì, perché, hanno continuato i due riminesi, “il sistema riminese dei congressi così come la Fiera di Rimini sono il frutto di uno sforzo enorme delle istituzioni pubbliche e del tessuto imprenditoriale per sostenere una competizione che non si misura entro i 110 chilometri che separano l’Arco d’Augusto dalle Due Torri ma semmai con l’Europa e, probabilmente, con il mondo”. Insomma, alziamo la posta in gioco, almeno. Gonfiando il petto, allora, Vitali e Gnassi hanno ricordato a Filetti e compagnia lo “sforzo enorme pagato in casa, senza alcun sostegno di Stato o i tradizionali escamotage che danno quel necessario ‘aiutino’ allorché le grandi città e i capoluoghi di regione si mettono in testa di realizzare una grande opera. Pensi un po’, noi- è stata l’ennesima frecciata al bolognese- siamo orgogliosi di quanto fatto con le nostre mani su questo territorio, dimostrando peraltro un dinamismo che per molte metropoli è un sogno ad occhi aperti”.