Fatture gonfiate su forniture e commesse, in modo da creare fondi neri da distribuire ai politici. E’ il sistema Finmeccanica descritto da Lorenzo Cola, consulente globale (così si definisce) del colosso pubblico controllato dal ministero dell’Economia. Un sistema noto a tutti e in funzione da diversi anni, spiega Cola agli inquirenti, e il suo racconto è confortato dalle testimonianze di altri indagati. Ecco alcuni brani degli interrogatori resi da Cola, arrestato nell’aprile scorso per false fatturazioni su richiesta della Procura di Roma, ai pm Giancarlo Capaldo e Paolo Ielo. Cola ha alle spalle anche una condanna per riciclaggio nella vicenda Digint, la società partecipata da Finmeccanica finita al centro dello scandalo Mokbel-Di Girolamo.

IL SISTEMA DELLE FATTURE GONFIATE.
“Cola: Lo Iannilli, piuttosto che il Di Lernia (imprenditori in affari con Selex Sistemi Integrati, società del gruppo Finmenccanica, ndr), piuttosto che altro fornitore andava da Fiore (Manlio Fiore, direttore tecnico di Selex, ndr) in primis come primo rapporto e gli diceva: ‘Allora, guarda che per ottenere quella cosa là facciamo così’, indicandogli una sovrafatturazione o non so come fra di loro si mettessero d’accordo; dopodiché da Fiore per poter dar seguito alla cosa a livello interno l’iter era che c’era Fiore, anche dottoressa Colucci al corrente e la Grossi che doveva firmare. Per cui capitava che se non c’erano problemi io non sapevo nulla, se ci fossero stati problemi Fiore mi diceva nel caso specifico: “Guarda che io ieri ho parlato di quel contratto per società X e allora è tutto a posto, siamo d’accordo che su quella società mettiamo X”.

“MARINA GROSSI SAPEVA”.
“Pm: lei ha contezza del fatto se l’amministratore delegato di Selex , ing. Grossi, fosse consapevole dell’esistenza di sovrafatturazioni nei rapporti con Print Sistem e della destinazione di parte delle somme realizzate in nero verso i vertici Enav?
Cola: Il sistema delle sovrafatturazioni ha origine almeno dal periodo di Prudente (Paolo Prudente, alla guida di Alenia, la società che sarebbe poi diventata Selex, ndr). E’ continuato successivamente e certamente l’ing. Grossi ne era al corrente. Ciò dico perché l’ing. Grossi ne parlava con l’ing. Fiore e con l’avv. Colucci. Costoro me lo riferivano, soprattutto quando c’erano problemi. Costoro me ne parlavano in quanto ero consulente del gruppo e mi occupavo di Enav. L’ing. Grossi sapeva anche che con le disponibilità extracontabili venivano pagati i vertici di Enav per l’assegnazione dei lavori a Selex. Ciò l’ho appreso perché me lo hanno detto Fiore e Colucci”.

“Pm: Sulla base di quali elementi lei dice che l’Amministratore ingegnere Grossi sapeva?
Cola: Lo sapeva perché sulla base degli elementi dei contratti che venivano sottoposti anche alla sua firma da parte dei funzionari interni, e le polizze aziendali, con riferimenti ai fornitori vari lei di questo era al corrente, che i contratti contenessero delle sovrafatturazioni ne era al corrente”.

“PER LAVORARE CON ENAV SI DOVEVA PAGARE”.
“Cola: Si parlava con l’ad Grossi del fatto che per lavorare in Enav occorreva pagare tangenti. E’ un sistema che lei ha ereditato e che ha continuato a realizzare. Con me, in particolare, ne ha parlato in un’occasione specifica, dicendomi: con questi di Enav è molto difficile lavorare, ogni cosa bisogna pagare. Io risposi: occorre fare come faceva Prudente. Peraltro, negli ultimi tre anni la Grossi non poteva davvero lamentarsi, perché ha ricevuto un sacco di lavori, per effetto della circostanza che il sistema così costruito pagava tangenti attraverso le sovrafatturazioni”.

“Pm: Sapeva l’ingegnere Grossi che con il nero che si realizzava nei subappalti o in quelle operazioni che abbiamo descritto si creavano risorse economiche per pagare membri di Enav?
Cola: Sì”.

“BORGOGNI GESTIVA LE TANGENTI AI POLITICI”.
“Pm: Guarguaglini (Pier Francesco Guarguaglini, presiedente di Finmeccanica, ndr) e Borgogni (Lorenzo Borgogni, direttore delle relazioni esterne di Finmeccanica, che ha confermato di essere l’uomo di collegamento tra l’azienda e i partiti, ndr) erano al corrente delle sovrafatturazioni e delle tangemti a Enav?
Cola: Borgogni lo sapeva e gestiva un livello superiore di pagamenti, ossia il livello di pagamenti destinati ai politici. Ciò dico perché Borgogni si lamentava con Prudente della circostanza che dal sistema Enav/Selex non venivano erogate somme ai livelli politici che nominavano il Cda di Enav. Prudente era l’uomo che gestiva le tangenti. In due occasioni, di cui ho parlato, ho assistito alla consegna di somme di denaro. Che io sappia Guarguaglini non aveva contezza di questo sistema illecito”.

“AFFARE POSTE, FINMECCANICA NON PUO’ RESTARNE FUORI”.
“Cola: Anche in relazione ad una grossa commessa di Poste a Elsag Datamat ho svolto attività di consulenza. In pratica nel periodo successivo alla acquisizione di Datamat c’era la possibilità per Elsag del gruppo Finmeccanica di ottenere una grossa commessa. Elsag non era riuscita a ottenere niente e allora Borgogni me ne parlò ed io poiché conoscevo il numero tre di Poste gli dissi di lasciarmi parlare un attimo con questa persona per verificare il problema. Io ne parlai con questo ingegnere che si chiama Ragusa e lui mi dice che è interessato a concludere il contratto con Microsoft. Io insisto con lui nel dire che non poteva tenere fuori da questa così grossa commessa Finmenccanica e concordo con lui un protocollo da far sottoscrivere a entrambi gli amministratori delegati, di Finmeccanica e di Poste, per cui si conclude un accordo con previsione di una serie di protocolli che davano la possibilità a Poste di rompere ove Elsag Datamat non avesse rispettato tutte le specifiche richieste indicate nel contratto”.