Mariano Rajoy

E’ durata solo qualche ora la festa a Madrid dei sostenitori del Partito Popolare. La vittoria che ha portato alla maggioranza assoluta la destra è stata raffreddata dallo stesso Mariano Rajoy, che apparso dal balcone della sede del Partito popolare (Pp) poco dopo la mezzanotte ha annunciato “già da domani mattina mi metterò al lavoro per il Paese”. Ma se l’espressione sul volto era sicuramente di soddisfazione, non nascondeva la sensazione di essere rimasto con il “cerino acceso”.

Lo dimostra già questa mattina la Borsa di Madrid che ha aperto in calo ed è proseguita in profondo rosso all’indomani della netta vittoria del Partido Popular che pone fine all’era Zapatero.

I risultati che consacrano Rajoy alla guida del paese sono schiaccianti: il Pp ricoprirà nel prossimo parlamento 186 seggi contro i 110 del Psoe. Si tratta per entrambi in senso opposto di un risultato senza precedenti. Ora la possibilità dei socialisti di esercitare una reale opposizione appare con scarsi margini di manovra.

La batosta per il Psoe è cocente. Tutti gli appelli delle ultime settimane nel tentativo di limitare il crollo sono passati inascoltati. Risalire la china non sarà facile anche se all’interno del partito risaltano figure determinate. Come lo stesso candidato Alfredo Perez Rubalcaba, che senza nemmeno avere al proprio fianco il presidente del partito José Luis Zapatero, ha affrontato le telecamere subito dopo la batosta per garantire che “il Psoe si batterà per difendere i diritti civili introdotti nel paese e lo stato sociale”.

Il Pp è pronto a traghettare il paese fuori dalla crisi. Il nuovo premier in poche settimane dovrà dimostrare come intende intervenire, considerato che fino ad ora ha tenuto nascosto il piano di salvataggio.

Nel paese la società civile è già in allerta. Lo dimostra lo stesso risultato elettorale. Il bacino di voti destinato ai socialisti è andato distribuito al resto dei partiti minori, spezzando anche se solo in piccola misura per la prima volta il bipartitismo. Gli analisti spagnoli definiscono il nuovo Parlamento come “frazionato”: con i 16 seggi di Ciu (Convergencia y Unio, nazionalista catalano,); 11 ad Izquierda Unida (sinistra); 7 ad Amaiur (la sinistra basca indipedentista), 5 a Pnv (nazionalista basco) e UpyD (centrista), 3 ad Erc (sinistra catalana).

Di fatto sono nuove voci che approdano in Parlamento tra cui quella a sorpresa della sinistra abertzale di Amaiur. Vittoria che ha lasciato spiazzato il Pp, che attraverso i suoi dirigenti ha commentato: “Ascolteremo in Parlamento voci gradite e meno gradite”.

Un Parlamento a più voci quindi che è anche il risultato di una ampia campagna nel paese contro l’attuale legge elettorale che privilegia il bipartitismo. Dal movimento di piazza del 15M ad una delle sue anime più incisive come Democracia Real Ya era partita la “controcampaña” per le elezioni: votare a favore dei partiti minori per aprire la strada al pluralismo. Oggi sui siti di Dry si possono leggere anche i risultati sulla base di un conteggio con una legge più equa.

“Era l’unica arma che ci rimaneva – dice Alma, del 15M di Barcellona – per esprimere il nostro dissenso. Se i vertici non ci rappresentano al tempo stesso siamo in una trappola con la legge attuale. Per questo abbiamo remato verso i partiti minori. Ora sarà dura. Ma almeno il re è nudo”.