Sette anni dopo che la miopia di Aznar, nell’accusare l’Eta dell’attentato alla stazione madrilena di Atocha dell’11 marzo 2004 (e non al Qaeda), gli fece perdere 3 giorni dopo le elezioni, Mariano Rajoy si prende la rivincita. Il Partito popolare ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti con 186 seggi, 32 più del 2008 e tre più del suo massimo storico nel 2000.

“Il popolo ha parlato. Lo ha detto forte e chiaro. ha deciso per il cambiamento”, ha dichiarato stanotte Rajoy, cui spetta ora il difficile compito di guidare il paese fuori dalla crisi economica. Rajoy assumerà il potere dopo che il nuovo parlamento si sarà insediato, il prossimo 13 dicembre. Il candidato socialista, Alfredo Perez Rubacalba, ha ammesso la sconfitta. “I cittadini hanno deciso che i socialisti devono passare a guidare l’opposizione e così faremo”, ha affermato, chiedendo poi la convocazione urgente di un congresso starordinario del partito.

Il nuovo parlamento spagnolo presenta altri importanti cambiamenti ed è più frammentato che in passato, con sette gruppi parlamentari e un gruppo misto di cui fanno parte sei formazioni. L’estrema sinistra di Izquierda Unita approfitta del crollo socialista, passando da due a 11 deputati. E infine va registrato il successo di Amaiur, una nuova coalizione di tre partiti indipendentisti baschi che ha debuttato in parlamento vincendo sette seggi. La formazione politica della “izquierda abertzale”, potrà formare un proprio gruppo parlamentare, nella nuova fase che si apre dopo la rinuncia dell’Eta all’attività armata.

Cinquantasei anni, Rajoy deve affrontare una montagna di difficoltà. Spagnolo e galiziano, nato a Santiago di Compostela, cattolico e uomo di famiglia, nella campagna elettorale ha voluto dare una immagine di ‘forza tranquilla’ di mitterandiana memoria per dare al Paese il “cambio” – obamiano prima maniera – di cui ha bisogno il Paese. Rajoy ha promesso tagli “ovunque” eccettuate le pensioni, affinché Madrid centri l’obiettivo di un deficit del 4,4% nel 2012 dal 9,3% dello scorso anno, al 3% nel 2013. I popolari puntano a rilanciare l’economia abbassando le imposte sulle imprese con un aliquota unica del 20% per le Pmi e promettono fino a 3.000 euro di sgravi per ogni posto di lavoro creato. Oggi il risultato sarà giudicato dai mercati che venerdì avevano preso di mira la Spagna con uno spread superiore a 500 punti Oltre le misure economiche dovrà rassicurare non solo a parole la sinistra che teme una marcia indietro sulle conquiste in tema di diritti civili di Zapatero.