E’ chiaro: dopo Atene, dopo Milano, è la volta di Parigi. Entrata nel mirino della sfiducia degli investitori. O in quello degli speculatori. Oggi lo spread degli Oat decennali, i titoli di Stato francesi, nei confronti dei Bund (ebbene sì, anche per i francesi la parola spread è ormai diventata pane quotidiano) ha macinato nuovi record negativi. Anche se, a metà giornata, le cose sono cambiate all’improvviso e quel divario, termometro dell’affidabilità finanziaria del Paese, si è ridotto decisamente. Le ragioni di questa inversione di tendenza? Un’asta di titoli francesi andata a buon fine (ma vedremo, a caro prezzo). E l’influenza positiva di dati economici incoraggianti in arrivo dagli Stati Uniti, in particolare la riduzione dei beneficiari dei sussidi di disoccupazione. Insomma, niente a che vedere direttamente con la Francia. Dove lo spread resta comunque a rischio.

Una giornata di alti e bassi. Ieri sera lo spread Oat-Bund aveva rallentato la corsa: la costituzione del governo Monti aveva rassicurato anche gli investitori della piazza parigina. Ma stamani la corsa è ricominciata subito. Lo spread è partito a quota 195 punti base ma intorno alle 10 già aveva superato la soglia dei 200, per la prima volta dall’introduzione dell’euro. Alle 11:26 ha toccato i 203 punti base (pb). E proprio nella tarda mattinata, una coincidenza ad alto rischio, è scattata un’asta di Oat a due e cinque anni. Questa, però, è andata a buon fine: sono state collocate obbligazioni per quasi sette miliardi di euro, ossia il valore massimo annunciato alla vigilia. Ma lo Stato francese ha dovuto concedere rendimenti decisamente più elevati di un mese prima: per gli Oat a 5 anni si è passati dal 2,31% al 2,82 e per quelli a due anni dall’1,81% all’1,85. “E’ stato evitato il peggio”, “Poteva essere una catastrofe”: erano alcuni dei commenti che si leggevano nei siti francesi questo pomeriggio. In seguito lo spread ha cominciato a cedere, soprattutto dopo che sono giunte le buone notizie dagli Stati Uniti. Nel pomeriggio è sceso fino a 174 pb. In parallelo la Borsa di Parigi ha chiuso in ribasso dell’1,78%. Tanto per contestualizzare: a lungo lo spread fra i titoli francesi e quelli tedeschi è stato nullo. E all’inizio del luglio scorso era ancora a quota 40 punti base.

Una ‘tripla A’ traballante. La Francia fa parte del plotone dei Paesi con le finanze pubbliche più solide. Almeno, teoricamente: le maggiori agenzie di rating le riconoscono tutte la ‘tripla A’. Ma negli ultimi tempi, dopo che l’attenzione si è concentrata sulla Grecia prima e sull’Italia dopo (accessoriamente anche sulla Spagna), è Parigi che si scruta con timore. Il 18 ottobre Moody’s ha già messo le mani avanti, dandosi tre mesi per decidere se modificare l’outlook del suo rating: decidere se metterlo in una prospettiva negativa, con il rischio di tagliarlo da un giorno all’altro. E’ la possibilità di un taglio alla ‘tripla A’ che sta spingendo tanti investitori a vendere i bond di Parigi.

Forse peggio dell’Italia. “Non facciamoci illusioni: sui mercati la Francia ha già peduto la sua ‘tripla A’ per il debito pubblico”, ha sottolineato nei giorni scorsi l’economista Jacques Attali. Per poi aggiungere: “Se si guarda all’evoluzione dello spread il nostro debito corrisponde a BBB+”. La settimana scorsa la Standard&Poor’s ha inviato un messaggio ai suoi abbonati annunciando effettivamente il declassamento della Francia. Si trattava, hanno poi detto da New York, di un “errore tecnico”. Sicuri? “Diventa un quasi lapsus – si leggeva oggi pomeriggio nel sito di Les Echos, il principale quotidiano francese -. Tanti economisti e operatori finanziari giudicano severamente la situazione del Paese: stimano i parametri principali più fragili di quelli dell’Italia”.

Cosa sta succedendo? A fine giugno il debito pubblico ammontava all’86,2%: una quota tutto sommato accettabile. Ma che sta lievitando rapidamente a causa di un deficit pubblico che a fine anno si dovrebbe attestare sul 5,7% del Pil (3,7% per l’Italia). E, se nel nostro Paese nel 2012 si prevede un avanzo primario pari al 2,6% del Pil, la Francia, invece, ha già messo in conto un disavanzo del 2,1 per cento. Insomma, a Parigi continuano a spendere più di quanto incassino. Il deterioramento delle finanze pubbliche francesi, comunque, non è una novità degli ultimi giorni, né settimane, neanche mesi. Cosa è successo? I mercati si sono svegliati improvvisamente? O forse la Germania corre e chi semplicemnente non segue è perduto? La speculazione amplifica problemi oggettivi? La telenovela dello spread francese, in ogni caso, non è ancora finita.