L'ex Direttore generale del ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio Corrado Clini, nominato ministro

Ha cominciato di buon mattino a Radioanch’io, poi nel pomeriggio è passato a Un Giorno da pecora parlando di tutto lo scibile umano, dallo spread allo spritz. Nel giro di 24 ore, da oscuro burocrate, Corrado Clini, 64 anni, è balzato agli onori della cronaca dopo essere stato chiamato dal neo presidente del Consiglio Mario Monti a dirigere quel ministero dell’Ambiente in cui dal 1990 già lavorava come funzionario. E se il professore della Bocconi concentra tutti i suoi sforzi per apparire il massimo della sobrietà, facendo emergere tutto il contrasto con la precedente era berlusconiana, Clini pare essere rimasto contagiato dal presenzialismo della vecchia casta.

Eccolo allora attaccare alle 9 questa mattina al programma radiofonico di Radio Uno con l’elenco delle priorità del ‘suo’ ministero. E poco importa se il governo Monti diventerà operativo solo domani dopo il voto di fiducia alla Camera, il neoministro Clini vuol far sapere a tutti cosa pensa: il ritorno al nucleare? “Un’opzione ma a certe condizioni”. Il Ponte sullo Stretto? “Un’opera bellissima ma forse inutile”. Gli Ogm? Sì, ma non per uso alimentare”. Insomma, tre argomenti da niente che nel giro di pochi minuti fanno scatenare tutto l’arco parlamentare, dalla rabbia dei verdi del Pd fino al plauso dei deputati Pdl, passando per l’indignazione dell’Italia dei Valori e delle associazioni ambientaliste. Reazioni che obbligano il neoministro a fare subito marcia indietro e precisare: “Non ho certo intenzione di riaprire una questione già risolta in modo chiaro con il referendum e sono impegnato da anni nella promozione e nello sviluppo delle energie rinnovabili – ha detto Clini – La mia battuta sul nucleare fa riferimento all’esigenza di considerare che la tecnologia nucleare ha ancora un ruolo rilevante nel sistema energetico europeo e globale”.

Ma non basta. Perché dopo aver rilasciato all’Ansa una fondamentale dichiarazione sulle domeniche senz’auto (“misure temporanee”), Clini ha voluto dare il suo contributo a Un giorno da pecora. Così, stuzzicato da Claudio Sabelli Fioretti, si è definito un “riformista moderato”, ma ha anche voluto spiegare come si fa lo spritz in versione ‘strong’: “Quello vero va fatto con vino bianco Sauvignon e acqua frizzante, è una forma più ‘strong”. Poteva mancare un consiglio per l’aperitivo? “Prosciutto di Langhirano con un goccio di Bonarda”. Infine un vino suggerito al neopresidente del Consiglio: “Penso che potremmo ogni tanto lavorare con un po’ di Sassicaia“. Un vino da 100 euro a bottiglia nella sua versione più scarsa.
Si spera che gli altri ministri non bevano. O che almeno rimangano sobri. In tutti i sensi.