L’aeroporto non fa più paura, la terza Esselunga si farà. Il Comune di Parma ha dato via libera al cantiere del nuovo megastore, 15mila metri quadrati bloccati da oltre un anno tra via Emilia ovest e via Cremonese: uno dei tanti squarci aperti sul volto della città. La grande catena di distribuzione non aveva ancora fornito agli enti locali il Piano di rischio, un documento indispensabile vista la presenza a poche centinaia di metri dell’aeroporto Giuseppe Verdi. Jet in decollo e atterraggio, da queste parti, sfiorano i tetti dei palazzi: le altezze dei manufatti rischiavano di non rispettare i limiti di sicurezza. Ma nel 2010 il cantiere del supermercato era partito comunque, ruspe e betoniere avevano spianato l’area ed eretto le fondamenta. Da mesi però non si vedeva anima viva giù nel cratere di cemento, mentre l’intera zona era scivolata nel degrado. Ora la notizia arriva dal quartier generale del marchio di Bernando Caprotti, a Pioltello nel milanese: “I nostri uffici hanno ricevuto il provvedimento che attendevano, prossimamente ripartiranno i lavori”.

A bloccare i caterpillar a inizio 2010 era stato direttamente l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile: “La società costruttrice – spiegano dalla sede romana – non aveva presentato il Piano di rischio, un documento richiesto dal codice della navigazione a chiunque intenda procedere all’edificazione in aree limitrofe a strutture aeroportuali”. Falce e carrello sì, però stavolta il carrello era quello degli aeroplani. Il nuovo stop per Caprotti nella rossa Emilia non era infatti legato, in questo caso, alle nemiche coop (quelle accusate d’esser favorite dalle giunte di centrosinistra nel libretto “Falce e carrello”, per la cui pubblicazione il patron Esselunga è stato condannato ad un risarcimento di 300mila euro).

Solo a lavori  avviati qualcuno, nella Parma ormai avvezza a colpi di scena dopo la vicenda inceneritore, s’è ricordato che esistono precisi vincoli all’edificazione in area aeroportuale. Ma come è possibile che in Comune nessuno si fosse accorto di nulla?

Mistero. Dai Portici del Grano non danno spiegazioni sulla vicenda. Il semaforo verde alla terza Esselunga è arrivato negli ultimi giorni dell’amministrazione Cancellieri, proprio prima che il commissario straordinario venisse chiamato a Roma come ministro degli Interni. Il grosso tetris edilizio della zona può dunque ripartire. Là dove un giorno sorgeva la Battistero, fabbrica di pandori e merendine, la Esselunga avrà il suo terzo supermercato cittadino. Dopo la via Emilia est e via Traversetolo, la catena si appresta a colonizzare il quadrante nord-ovest. Già da quattro anni Caprotti aveva acquistato l’area ma solo negli ultimi mesi s’era deciso a compiere il passo finale, senza però fornire i documenti necessari. Risultato: un’intera fetta di città risulta tuttora abbandonata, sporca e pure pericolosa.

“Le macchine qui fanno il pelo ai ciclisti, soprattutto di notte, visto che sono stati divelti i segnali luminosi” dicono dal distributore Erg di fronte al cantiere. Oltre alla voragine del supermercato, infatti, sulla via Emilia un secondo cantiere è diventato terra di nessuno: è quello della rotatoria stradale che dovrebbe servire Esselunga. Sterpaglie e immondizia hanno ricoperto le poche strutture finite. Le recinzioni arancioni invadano la corsia di marcia, a danno dei ciclisti che si avventurano su una temibile pista ricavata accanto alle auto che qui sfrecciano sui 100 chilometri orari. Quasi alla stessa velocità degli aerei in atterraggio.