Il futuro della Bruno Magli sembra ormai segnato. Dopo le lotte dei lavoratori dell’azienda dei mesi scorsi  per scongiurare la chiusura dello stabilimento bolognese di via Larga, arriva una certezza che silura in un colpo tutte le speranze. Non ci sarà nessun acquirente del calzaturificio storico made in Bologna. La notizia giunge dopo l’incontro tra sindacati e le varie parti che si è tenuto ieri pomeriggio in Unindustria.

Una prospettiva dunque che cancella tutte le ipotesi che si erano tracciate nei giorni scorsi. I dipendenti dell’azienda infatti erano rimasti colpiti negli ultimi tempi da un insolito via vai di vari imprenditori e qualche prestanome in visita allo stabilimento, tanto da credere possibile l’arrivo di un ‘salvatore’ dell’azienda. Si era arrivati addirittura ad ipotizzare che lo stesso Diego Della Valle, patron della Tod’s, fosse interessato all’azienda. Voci di corridoio, smentite subito dal gruppo. Così quella strategia del ‘brand business’, improntata al marchio di ‘lusso’, dell’amministratore delegato dell’azienda, Armin Muller, appare sempre più concreta unica via, secondo il gruppo, per colmare un debito pari a 30-35 milioni di euro.

Giungono però dall’incontro in Unindustria anche alcune note positive, come dichiara Renda di Femca-Cisl: “Siamo riusciti finalmente a firmare un accordo preliminare per la cassa di integrazione straordinaria di due anni per tutti i dipendenti. L’accordo lo controfirmeremo al Ministero dello sviluppo economico a Roma il 24 novembre prossimo. E’ un passo importante perché quanto sottoscritto garantisce una copertura a tutti i lavoratori fino al 2013. Abbiamo raggiunto inoltre l’accordo di mobilità e di incentivo all’esodo. Altra nota importante, tutti gli uffici dell’amministrazione verranno trasferiti da via Larga a via di Corticella e quindi resteranno a Bologna”.

E la produzione? “Purtroppo con il fatto che non si è fatto vivo nessun acquirente – continua Renda – la produzione con ogni probabilità non resterà a Bologna e il negozio della Magli verrà chiuso. Forse potrebbe rimanere in Emilia oppure trasferirsi nelle Marche. Noi come sindacato  non ci diamo per vinti e speriamo che magari si faccia vivo qualcuno per l’acquisto dei macchinari e magari offra lavoro a qualche dipendente”.

di Carmen Pedullà