Riccardo Antonini

“Licenziamento senza preavviso per giusta causa”: è quanto si legge nella lettera giunta per raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo di Riccardo Antonini. Il provvedimento adottato dalle Ferrovie dello Stato colpisce in pieno uno dei protagonisti più carismatici del processo che si sta svolgendo per dare verità e giustizia alle vittime del disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009, quando, a causa di un deragliamento, una delle quattordici cisterne di gpl trasportate dal convoglio proveniente da Trecate e diretto a Gricignano, si squarciò nei pressi della stazione viareggina liberando il mortale gas che, incendiatosi, divorò case e ben 32 persone, fra intere famiglie, bambini e chi semplicemente passava di lì.

Antonini, dipendente delle Fs, nonché consulente della Camera del Lavoro e di alcuni familiari delle vittime costituitisi parte civile nel processo che vede ben 38 indagati (fra i quali il Cavaliere Mauro Moretti), ha sempre promesso dura battaglia affinché fosse fatta giustizia e soprattutto emergesse la verità. Proprio questo atteggiamento e questa consulenza tecnica – si legge nella lettera – “hanno definitivamente compromesso il rapporto fiduciario”. Dopo l’incidente probatorio, la direzione di RFI (Rete Ferroviaria Italiana, società controllata dal gruppo Fs, ndr) aveva inviato una prima diffida al ferroviere in data 5 luglio, seguita da una contestazione il 19 luglio. Il 10 agosto, Antonini è stato sospeso per 10 giorni.

L’8 ottobre, poi, ecco la seconda contestazione culminata nel licenziamento. Nella documentazione allegata a quest’ultima, RFI addebita, oltre all’incompatibilità del ruolo di consulente tecnico con quelle che sono le politiche aziendali delle Ferrovie, anche le presunte calunnie all’indirizzo dell’amministratore delegato Mauro Moretti, rivolte durante la festa del Pd del 9 settembre a Genova.

“Mai rivolta alcuna ingiuria nei confronti di Moretti – dice Antonini – , gli ho semplicemente chiesto i motivi per i quali ero stato sospeso, senza che questi rispondesse”(video). Sulla base di alcune testimonianze che Antonini ha raccolto, si baserà il ricorso presentato presso il tribunale del Lavoro. “L’assurdità di tutto questo – prosegue il ferroviere licenziato – è che oltre al tentativo di tappare la bocca a coloro che dissentono o denunciano, si attribuisce a me un conflitto d’interessi quando invece la perizia del gip è stata affidata a un ingegnere che risulta tra le collaborazioni di un progetto che RFI finanzia. Io continuerò la mia battaglia al fianco dei familiari delle vittime, anche se questo mi costerà il posto di lavoro”. Un rischio che il ferroviere viareggino – che in più di un’occasione ha manifestato la sua solidarietà a Dante De Angelis (il macchinista licenziato e poi riassunto dalle Fs dopo la decisione del giudice del lavoro seguita alle sue denunce in materia di sicurezza ferroviaria) e che oggi si trova a condividere con questi lo stesso beffardo destino, denunciare ed essere licenziato dal denunciato – era pronto a correre dall’inizio.

Di positivo, se così vogliamo dire, c’è che Antonini ha certamente raccolto la solidarietà unanime di tutte le forze politiche locali, comprese quelle di Provincia e Regione, un mix che appunto va da destra a sinistra, per non parlare del forte calore che i cittadini gli trasmettono quotidianamente, apprezzando in lui la grande tenacia e la fibra da combattente (probabilmente eriditata dal padre, eroe locale della Resistenza). Antonini dunque non molla la presa, anche di fronte a questo duro colpo, appreso attraverso una telefonata della moglie quando lui era in pausa pranzo. La lettera è stata spedita dalla Capitale il 28 ottobre, “l’ultimo giorno utile – conclude Antonini – per applicare il licenziamento dopo che avevo presentato le mie controdeduzioni”.

di Raffaele Paolo Miniussi