Dalle 70 mila pagine del processo Digint emerge per la prima volta il ritratto dall’interno di Finmeccanica. Un ritratto “in nero”, a tutti noto, ma mai raccontato fino in fondo, con i suoi retroscena perfino esilaranti, come fanno ora i vari Cola, Iannilli, Mokbel. A parlare sono i pesci piccoli del “sistema”, faccendieri e strani personaggi a mezzo guado tra criminalità e servizi segreti. Sono loro a fare il lavoro sporco, a far quadrare le spese che non possono essere messe in bilancio, a saziare gli appetiti di partiti e uomini di governo, il cui ruolo è quello di confermare incarichi e consigli di amministrazioni di modo che la ruota continui a girare.

Dopo mesi di indiscrezioni quelle parole sono nero su bianco e non stupisce che il presidente Pierfrancesco Guarguaglini si risenta e minacci querele. E neppure stupisce che il ministro Tremonti neghi di aver mai incontrato il tatuato Cola nello studio di Andreotti per discutere di affari libici. Eppure proprio Tremonti, a leggere la telefonata con il presidente di Finmeccanica, aveva mostrato stupore per il coinvolgimento di personaggi come Gennaro Mokbel: “L’impressione è quella di una società strana, vorrei sapere quante ce ne sono in giro, non sembra l’unica…”. Parla Cola e parla anche Marco Iannilli, il commercialista che funge da braccio operativo. Interrogato il 28 luglio 2010 racconta i retroscena di un affare che ben descrive il sistema, all’interno del quale la parola tangente era bandita, si preferiva parlare di “provviste”, o in via confidenziale di “zucchine”. Guarguaglini sapeva, ma non amava parlarne.

L’AFFARE OPTIMATICA

“Una società fornitrice di Sèlex è la Optimatica di Alessandro Tulliani che ha il 90 per cento delle commesse da Sèlex. Ricordo che tra i vari rapporti tra Optimatica e Sèlex ci fu la fornitura degli archivi informatici per un importo di 9. 900. 000 euro autorizzato da Guido Pugliesi, l’amministratore delegato di Enav, il 15 luglio 2009″, racconta Iannilli. Il 15 luglio non è un giorno come un altro perché il 16 il governo decideva le nomine di Enav: presidente, amministratore delegato e consiglio di amministrazione (Pugliesi viene confermato, presidente diventa Luigi Martini). Iannilli non ha dubbi: “Io interpretai quell’ordine di acquisto come un atto del Pugliesi da sviluppare nel caso non fosse confermato nell’incarico. Tanto più che quell’ordine era al limite delle competenze dell’ad di Enav essendo il limite fissato a 10 milioni di euro. L’Optimatica, per quel che ne so, è legata ad Altero Matteoli e Luigi Martini, e la società fu oggetto di esame da parte del cda di Enav per l’acquisto. La circostanza mi sembrò strana perché era l’Enav a determinare con le sue commesse il valore della società medesima”. Insomma il grosso affare anticipa le nomine, ma lascia intravedere un affare ancora più grosso: l’acquisto di un’azienda resa appetibile dagli appalti garantiti dall’acquirente. Ma. Sottolinea Iannilli, l’Optimatica è azienda cara sia al ministro dei Trasporti “che al presidente dell’Enav e serve a rinsaldare il legame con la politica.

I REGALI DI NATALE

Lorenzo Cola, prima di divenire il grande accusatore, è stato il consulente preferito da Guarguaglini: motivo di tanta amicizia le amicizie americane del “tatuato” che vantava entrature anche nella Cia. Cosa che fruttò a Finmeccanica un affare importante: l’acquisto della Drs al prezzo di favore di circa 5 miliardi di dollari. Bisognava festeggiare l’evento, racconta Iannilli che anticipò i soldi per acquistare una dozzina di Rolex da 5 mila euro l’uno. Ma i regali più importanti risalgono al Natale 2008: “Mia moglie acquistò con la sua carta di credito presso il negozio Hermes di via Frattina una borsa per la signora Marina Grossi da 6. 670 euro. Guarguaglini ricevette invece un orologio Patek Philippe da 20 mila euro”. Cola viveva alla grande: 13 mila euro al mese per l’affitto di un appartamento in Rue Saint Honoré a Parigi, e poi appartamenti a Roma e Sacrofano, che cambiava in continuazione, sempre a spese di Iannilli, Mokbel e Silvio Berlusconi.

Dall’affresco “in nero” spuntano perfino contatti tra il faccendiere Gennaro Mokbel, personaggio da Romanzo Criminale, con persone vicine a Berlusconi. Ne parla proprio lui, il 30 novembre del 2007, con Marco Toseroni, altro protagonista della vicenda, e benché il “dialogo sia quasi incomprensibile”, scrive il gip, si comprende che Mokbel racconta “di aver incontrato Alberto Dell’Utri, fratello del più noto Marcello. Un incontro al quale erano presenti anche tal Mikos e Gioia Scala, ex convivente di Paolo Berlusconi”. Dice Mokbel: “Io mi voglio candidare alla Regione, no al nazionale… e allora ora devo puntare ad un soggetto che vada a fare il viceconsole, però Nicola (Di Girolamo, ndr), non lo so (..) io non vado da Nicola e dico: ‘ non devi fare più l’avvocato ’ perché se lui mi dice ‘ io devo prendere 300 mila euro l’anno… allora lascia sta’, io non faccio più il delinquente devo prendere 3 milioni di euro l’anno perché è quello che guadagnavo facendo il delinquente, allora che famo? (..) Se dico Marco questo ha un appuntamento con la banca (..) io c’ho un appuntamento fissato con Bossi e Berlusconi’.. Marco viene con me.. io tutti i giorni incontro personaggi di altissimo livello..”.

Nella conversazione spunta perfino Francesco Pazienza, consulente del Supersismi, “faccendiere” di altri tempi, condannato a 10 anni per il depistaggio sulla strage di Bologna insieme a Licio Gelli e due ufficiali del Sismi oltre che per il crac Ambrosiano. Sempre il 30 novembre, Mokbel e Toseroni parlano di un imprenditore che vorrebbe investire in Italia, il cui nome non emerge dalle carte della procura. Dice Mokbel: “Lui c’ha a che fare co… giudici.. m’ha spiegato.. è un consulente che tutti chiamano ‘ dottore ’ Pazienza (..) grande faccendiere.. capo dei servizi segreti (…) lo chiamano ‘dottore’ nonostante che lui stia in semilibertà”. Toseroni risponde: “Quando è nato Gè?” M: “Sarà nel ‘ 50.. (inc) la strage di Bologna (..) perché fecero disinformazione (..) Io mi sto a seguì tutti questi, mi ci mantengo i rapporti, a me quello che mi interessa esse molto vicino.. (inc).. questo mo me lo lavoro piano piano. I due continuano a parlare di affari. M: “Lascià sta’.. imprenditori..” T: “No perché se includi il rapporto che questo qui c’ha con Berlusconi.. Benetton glie fa na pippa”.

di Marco Lillo e Rita Di Giovacchino

da Il Fatto Quotidiano dell’11 novembre 2011