La ricetta delle privatizzazioni dei servizi pubblici locali presentata dal governo lo scorso 13 agosto nella manovra anticrisi diventa più amara per i comuni italiani. Nel maxi emendamento depositato in Senato è apparso un nuovo comma per l’articolo 4, che prevede il commissariamento di quelle amministrazioni che non cederanno ai privati servizi essenziali come i rifiuti e il trasporto pubblico locale.

L’emendamento del governo in sostanza rafforza il comma 32 dell’articolo quattro, che ripropone senza grandi modifiche la road map della cessione ai privati dei servizi municipalizzati dell’articolo 23 bis della legge Fitto Ronchi. Quella norma in realtà era stata abrogata dal primo referendum, votato da ventisette milioni di italiani il 12 e 13 giugno scorso. Nonostante le urne, l’esecutivo aveva inserito all’interno della manovra presentata alla vigilia di Ferragosto buona parte della legge che obbligava i comuni a cedere alle società private servizi essenziali gestiti direttamente dalle amministrazioni. Oggi il governo riconferma la scelta dello scorso agosto, rafforzandola con la minaccia dell’intervento dei prefetti.

La prima scadenza per l’affidamento forzato ai privati è il prossimo 31 marzo. Entro quella data i comuni dovranno mettere sul mercato le quote dei gestori dei servizi pubblici locali controllati direttamente – acqua esclusa – con un fatturato superiore ai 900 mila euro. Ama, la municipalizzata romana che gestisce i rifiuti, ad esempio, sarà una delle prime e principali vittime del pacchetto, e si troverà ad affrontare la privatizzazione mentre ancora oggi non è chiaro lo scenario del post Malagrotta, con un rischio concreto di una emergenza in pieno stile campano. Sono centinaia poi le amministrazioni comunali in tutta Italia che dovranno fare i conti con questa norma. Anche il comune di Napoli e la controllata Asìa – il gestore dei rifiuti – sarà costretto a cercare partner privati per la gestione.

La scelta del governo potrebbe scontrarsi con la valutazione di costituzionalità sul pacchetto di ferragosto. Lo scorso ottobre il governatore della Puglia Nichi Vendola ha presentato insieme agli estensori dei referendum di giugno Alberto Lucarelli e Ugo Mattei un ricorso davanti alla Consulta per conflitto di attribuzione. Nella memoria vengono elencati i tanti punti letteralmente copiati dalla legge Fitto Ronchi, parzialmente abrogata dal referendum. La discussione davanti ai giudici costituzionali è prevista all’inizio del prossimo anno.