Affonda il governo, affondano le grandi opere. Dopo lo stretto di Messina, promesso (o minacciato?) ora rischia di bloccarsi a tempo indeterminato anche la Variante di Valico,  causa – soprattutto – di una galleria scavata ai piedi di una frana, che  fa venir giù un villaggio di montagna nel Bolognese. Anche la Regione Emilia Romagna, fino a oggi molto timida, alza la voce e chiede alla Società Autostrade che blocchi gli scavi di quel tunnel.

Nelle scorse settimane era stato il Movimento 5 Stelle in consiglio regionale a portare alla luce la situazione del paese di 400 abitanti, Ripoli-Santa Maria Maddalena. In questa frazione di San Benedetto in Val di Sambro gli abitanti vedono giorno dopo giorno le crepe nelle proprie case allargarsi a vista d’occhio. Le case evacuate sono state già sette, ma sono decine quelle che ogni giorno per sicurezza potranno essere sgombrate.

L’assessore regionale alle infrastrutture Alfredo Peri mercoledì ha parlato al telegiornale regionale e le sue parole sono state molto chiare: “Non si può procedere a qualsiasi costo. Si procede con razionalità e cercando di guardare a quello che sta accadendo. A ogni passo corrisponderà un’azione e tra queste c’è anche la possibilità di interrompere i lavori”.

Sulla posizione dell’assessore e le indecisioni della giunta dei giorni scorsi, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Defranceschi è stato caustico: “Dopo che la settimana scorsa l’assessore Paola Gazzolo aveva sostanzialmente dichiarato che alla Regione Emilia Romagna manca la volontà o la capacità di prendere decisioni ora sentiamo Alfredo Peri dire che ‘c’è anche la possibilità di interrompere i lavori’. A chi dobbiamo credere?” Al di là delle polemiche politiche tuttavia la presa di posizione di Peri è un altro passo verso un blocco dei lavori.

Così l’inaugurazione della Variante di valico, cioè la nuova A1 Bologna Firenze, potrebbe slittare e l’opera addirittura ripensata proprio mentre lo stesso governo delle Grandi opere sta venendo giù sotto i colpi della crisi e delle defezioni interne. E pensare che si sarebbe dovuta inaugurare nel 2013 (in teoria proprio in tempo con la campagna elettorale per le politiche).

Nell’opera è coinvolta, nella progettazione esecutiva, anche la Rocksoil, società dell’ex ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi. “Conosco Lunardi, personalmente, visto il mio passato lavoro. A luglio gli ho spiegato che stavano facendo una porcheria – spiega il geometra in pensione Dino Ricci, leader del comitato dei cittadini di Ripoli, che in passato lavorava in una grossa società che costruiva autostrade – ma Lunardi mi ha risposto che Società Autostrade non cambia registro perché vogliono assolutamente fare questo pezzo di autostrada”.

Tornando alla Regione, Peri nell’intervista tv ha proseguito: “La nostra preoccupazione è che non ci sia qualcuno che debba pagare prezzi troppo alti per un’opera di interesse pubblico, in questo equilibrio il ruolo della Regione sarà sempre presente”. Come dire: va bene un’opera di interesse nazionale ma non si possono cacciare dalle loro abitazioni 400 persone. Anche perché i comitati cittadini, che in poco tempo sono arrivati con la loro lotta fino al palcoscenico nazional-popolare di Striscia la Notizia, non sono contro la Variante, ma contro quella galleria, costruita lì per far più in fretta, “per motivi politici”, come dice Dino Ricci. Un tragitto alternativo infatti, un po’ più lungo, ma più sicuro, ci sarebbe.

Intanto i lavori per realizzare la galleria sono fermi, sospesi. Da alcune settimane (come emerso in un nostro recente servizio video), Società Autostrade, le altre società impegnate nel cantiere, e il gruppo di lavoro che fece gli studi di stabilità del versante, hanno deciso di bloccare tutto e iniziare i lavori di drenaggio dell’acqua, che sarebbero per altro già attivi, per limitare il movimento della frana. Oggi, intanto, alcuni tecnici dell’Ausl, i carabinieri di Vergato e geologi della Regione hanno fatto un sopralluogo nei cantieri per capire lo stato attuale dell’arte, per la sicurezza dei lavoratori e per un eventuale assestamento in corso d’opera sul piano di sicurezza.

Un sopralluogo che sarà utile per la perizia che a breve la Procura di Bologna affiderà ad alcuni ingegneri, con l’obiettivo di accertare le cause della frana e di conseguenza trovare possibili rimedi. Per quanto riguarda poi il fermo ai lavori e il drenaggio al terreno per togliere pressione allo scavo è necessaria per legge l’autorizzazione della Comunità montana, che non è ancora stata concessa, nonostante i lavori siano già partiti.

“All’interno dello scavo della Variante di valico – aveva dichiarato alcuni giorni fa Defranceschi – in corrispondenza della testa del tunnel, Autostrade ha cominciato da alcune settimane azioni di drenaggio dell’acqua ma lo ha fatto senza autorizzazioni”.

“Spea – continua – sta cercando di togliere pressione al tunnel, togliendo acqua, ma la Comunità montana non ne era a conoscenza e non ha ancora autorizzato questi lavori. Tant’è che venerdì, con una lettera firmata dalla Presidente della Comunità, ha chiesto ad Autostrade di presentare un progetto esecutivo. Ma intanto – si è domandato il grillino – l’azienda sta eseguendo lavori abusivi?”

Un’ulteriore questione si profila quindi in merito agli scavi per realizzare la Variante di valico che sta facendo franare il paesino di Ripoli-Santa Maria Maddalena. La Procura di Bologna aveva già aperto un fascicolo conoscitivo lo scorso maggio. Ma è di pochi giorni fa la svolta: disastro colposo contro ignoti.

Le indagini ebbero inizio grazie a un esposto dei residenti presentato per i danni alle case, causati dagli smottamenti del terreno per i lavori della doppia galleria. Per ora di abitazioni ne sono state sgomberate sette, ma la paura, di giorno in giorno, è che nuove famiglie possano essere costrette ad abbandonare i loro tetti.

Il pubblico ministero Morena Plazzi e i carabinieri di Vergato si muovono in fretta. Sono già state sentite alcune persone informate sui fatti, e oggi insieme all’Ausl e a geologi della Regione, hanno fatto un sopralluogo nei cantieri, in vista anche della perizia che a breve verrà affidata per accertare le cause della frana.

di David Marceddu e Nicola Lillo