Vertice europeo del 26 ottobre. Nella Foto Jose Manuel Barroso e il premier Silvio Berlusconi

Il Capo dello Stato scende in campo in prima persona. Con una nota, Giorgio Napolitano apre, per la prima volta in modo esplicito, alla possibilità di istituire un governo di larghe intese riservandosi la verifica delle “condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva”. “Nell’attuale, così critico momento – si legge nel documento del Quirinale – il Paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l’opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia.

Del resto per Silvio Berlusconi, tornato in anticipo a Palazzo Chigi “per seguire da vicino la crisi”, è stata una giornata fitta di contatti: prima con Angela Merkel, poi con Napolitano stesso per riferirgli del colloquio con la cancelliera tedesca e per ragguagliarlo “sulle misure che il governo intende adottare in tempi rapidi”.

Palazzo Chigi aveva già messo le mani avanti. E faceva partire una nota: “Il presidente Berlusconi, in collaborazione con alcuni ministri del settore economico, sta mettendo a punto l’operatività delle misure dell’agenda europea concordate con Bruxelles, e che verranno illustrate ai partner del G20 (in programma il 3-4 novembre a Cannes, ndr). Le scelte del governo saranno applicate con la determinazione, il rigore e la tempestività imposti dalla situazione”. Una situazione resa ancor peggiore dopo l’annuncio choc del primo ministro greco George Papandreu (leggi) che ha dichiarato si voler sottoporre a referendum l’accordo sul debito raggiunto al vertice Ue della scorsa settimana (leggi). Un annuncio che ha scatenato le immediate reazioni della comunità internazionale e ha creato fibrillazioni nella stessa maggioranza greca dove sei deputati del Pasok si sono dimessi chiedendo le dimissioni del premier. Il referendum “alla fine rafforzerà il paese nell’Eurozona e a livello globale”, si è difeso Papandreu nel corso di una conversazione telefonica con la cancelliera tedesca Merkel.

E nella giornata peggiore per i titoli di Stato italiani che raggiungono quota 460 punti (leggi) e per Piazza Affari che registra la perfomance peggiore degli ultimi tre anni (leggi), la polemica politica interna si infiamma. E se da un lato la maggioranza mostra una tranquillità surreale, dall’altro l’opposizione supplica Silvio Berlusconi di dimettersi chiedendo a gran voce un governo di unità nazionale, ormai avvallato anche dal Capo dello Stato. Non è un caso che il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, al telefono con Napolitano, abbia offerto “la disponibilità del Pd e delle forze di opposizione a prendersi le responsabilità necessarie di fronte all’aggravarsi della crisi finanziaria dell’Italia”. Un’offerta recepita dal Colle e rilanciata con la nota.

Per tutta la giornata dalla maggioranza erano arrivati messaggi distensivi: “Siamo perfettamente in grado di sostenere i tassi che paghiamo per il nostro debito”, aveva dichiarato a New Delhi il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. Anzi, per il ministro la situazione è talmente sotto controllo che “l’Italia per il momento non ha bisogno del soccorso del Fondo approntato dall’Unione europea per i Paesi in gravi condizioni come la Grecia” perché “siamo in grado di adottare le misure necessarie per fare fronte a questa crisi”. Intenzione del governo, ribadiscono fonti ministeriali, è quella di inserire alcune misure anticrisi nella legge di Stabilità in discussione al Senato.

Intanto l’opposizione italiana tenta di ricompattarsi , insistendo nel chiedere un passo indietro al premier e puntando a un possibile governo di emergenza che anche ItaliaFutura, la fondazione di Montezemolo, auspica perché dice, “solo così si può superare l’impasse”. Bersani tiene i contatti con il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini e quello dell’Idv Antonio Di Pietro: “E’ una delle giornate più drammatiche che l’Italia abbia mai vissuto in questa crisi finanziaria”, analizza il leader democratico. Giro di contatti anche con i big del Pd, a partire dai capigruppo Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, il vicesegretario Enrico Letta e il presidente dell’Assemblea del partito Rosy Bindi con i quali Bersani ha deciso di vedersi domani per una riunione urgente del Pd sull’evolversi della crisi finanziaria. E proprio Letta stamattina, intervistato da Skytg24, aveva lanciato l’allarme: ”Il nostro grado di preoccupazione è totale”. Poi la proposta: “Esprimiamo la necessità, che a questo punto è urgente, a minuti, di un cambiamento di scenario politico per reggere la tormenta. Giovedì al vertice del G20 l’Italia ci arrivi con l’annuncio di un nuovo governo di emergenza nazionale”. Anche il Terzo Polo ha fatto sentire la sua voce, chiedendo un passaggio di Berlusconi in Parlamento prima della sua partecipazione al G20. Mentre un contatto telefonico con Napolitano c’è stato anche da parte di Francesco Rutelli.

Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro si è detto pronto a mettere da parte le antiche rivalità per sostenere alle primarie il segretario del Pd Bersani. A determinate condizioni, visto il “particolare contesto di macelleria sociale”, l’Idv – dice Di Pietro dalle colonne dell’Unità – è disposta “anche a fare un passo indietro e a sostenere Bersani nelle primarie di coalizione”. “Sarebbe una scelta di responsabilità per tutelare la coalizione in un momento in cui il Paese ha bisogno assoluto di una svolta e di un’opposizione per cui è primaria una scelta di chiarezza e responsabilità per cambiare e andare avanti”.

Ma il presidente del Consiglio pare non avere alcuna intenzione di dimettersi e manda avanti i suoi falchi per dire: “Continuiamo così”. ”Nessuno dei Paesi europei finiti nel mirino della speculazione ha cambiato il proprio governo. La sola Spagna si prepara a farlo, ma ricorrendo alle elezioni anticipate convocate per domenica 20 novembre”, spiega il vice presidente dei deputati del PdL, Osvaldo Napoli per il quale se qualcuno deve fare un passo indietro questo non è certo Berlusconi, ma le opposizioni “irresponsabili” e “prive di una visione comune delle cose”.

Eppure la maggioranza è in fibrillazione. Da una parte i deputati meridionali stizziti  per le ultime dichiarazione di Umberto Bossi, che alla festa della Zucca nel piacentino ha tirato l’ennesima bordata contro il Sud, sostenuto a suo dire “da quei coglioni del Nord che ora sono stufi di pagare e tacere” (leggi). “Noi siamo per un centrodestra che non vuole perdere le elezioni a causa delle continue sparate di Bossi – ha dichiarato Luciano Sardelli (nel gruppo Misto della Camera, ex ‘Responsabile’, ndr) – E’ vergognosa la retorica del leader leghista che parla di federalismo o addirittura di secessione ma poi alimenta una posizione romanocentrica e familista nel peggior stile della vecchia politica”.

E una prima defezione è arrivata già in serata: si tratta dell’ex coordinatore di Forza Italia Roberto Antonione che durante la trasmissione radiofonica ‘La zanzara’ ha dichiarato di voler uscire dal gruppo parlamentare e di non voler più votare la fiducia a questo governo. “Berlusconi se ne deve andare subito e allargare la maggioranza ad altri partiti del centrodestra – ha detto Antonione – Non si può prendere in giro il paese e governare solo con due o tre voti in più”. “Purtroppo – ha spiegato ancora – le persone più vicine a Berlusconi lo spingono a chiudersi dentro un bunker. In Parlamento tutti la pensano come me, anche alcuni ministri, ma lo dicono a microfoni spenti. Si comportò meglio D’Alema – rincara – che si dimise quando perse le elezioni regionali e si rese conto di non avere più la maggioranza”.