I dati in tema di occupazione resi noti oggi dall’Istat per quanto riguarda l’Italia nello specifico e dalla commissione Lavoro di Bruxelles, che ha invece fotografato la situazione a livello europeo, non sono particolarmente positivi: se nel nostro Paese c’è una timida risalita, che però esclude giovani e donne, nel vecchio continente “il numero degli occupati resta molto inferiore rispetto ai dati precedenti l’inizio della crisi “, a causa di “una situazione economica sempre piu’ incerta”. E in Italia a rincarare la dose ci pensano i dati diffusi da Coldiretti: nel settore agricolo si registra un calo dell’occupazione del 4,6 per cento.

CALO DELLA DISOCCUPAZIONE – Un lieve miglioramento rispetto alla precedente situazione occupazionale c’è, ma è minimo. Secondo l’Istat il tasso di disoccupazione, dal mese di luglio a quello di agosto, è calato dall’8 al 7,9 per cento. Cioè c’è una diminuzione pari allo 0,1 per cento, che porta il numero complessivo degli occupati in Italia sopra i 23 milioni.

Si tratta del valore più alto degli ultimi due anni, e di un aumento su base annua dello 0,8 per cento. Ma dall’istituto di statistica spiegano anche che l’aumento esclude le donne e riguarda solo la componente maschile dei lavoratori. La crescita che si registra, poi, è dovuta soprattutto alla presenza di lavoro straniero: nel periodo aprile-giugno l’occupazione è cresciuta dello 0,4% rispetto al secondo trimestre 2010 (+87mila unità) ma, mentre l’occupazione italiana perde 81mila unità, quella straniera avanza di 168mila. Restano fuori dal miglioramento anche i giovani: su base congiunturale il tasso di disoccupazione giovanile è infatti cresciuto dello 0,1 per cento ed è oggi pari al 27,6%. Stabile invece la quota di inoccupati, quella categoria di sfiduciati che un lavoro ha anche smesso di cercarlo: il tasso rimane fermo al 38 per cento.

AUMENTA L’INFLAZIONE – Netta, invece, la crescita dell’inflazione: l’indice dei prezzi al consumo nel mese di settembre è aumentato dello 0,1% rispetto ad agosto e del 3,1% rispetto allo scorso anno. Il dato, fanno sapere dall’Istat, incorpora parzialmente gli effetti dell’aumento dell’Iva, ed è il più alto da ottobre 2008. E tornano i conti anche con gli altri dati diffusi ieri dall’Istituto di statistica, che denunciavano un calo nel potere d’acquisto delle famiglie e nella loro propensione al risparmio.

COMMISSIONE UE LAVORO – Secondo il rapporto trimestrale della Commissione Ue sull’occupazione e la situazione sociale in Europa, la recessione economica ha avuto e sta avendo un impatto durissimo “sui settori svantaggiati fra i quali sono compresi i giovani, gli immigrati, quelli con basso livello di istruzione e, piu’ recentemente, anche le donne”. Insomma, la crisi sta rallentando una ripresa “già esitante” del mercato del lavoro, e “il numero degli occupati resta molto inferiore rispetto ai dati precedenti l’inizio della crisi economica”. E questo risultato “si spiega in parte con le misure di politica fiscale prese dai governi nazionali“. Insomma, il clima di sfiducia e le strategie politiche titubanti hanno pesato negativamente sulla situazione. La Commissione evidenzia anche le marcate differenze fra i diversi stati europei: “Mentre in Germania il numero di occupati è aumentato a livelli record e il mercato del lavoro sta gradualmente migliorando nei paesi baltici, la situazione è più incerta in Francia, Irlanda, Italia e Regno Unito dove il mercato del lavoro resta debole”. Inoltre, secondo Bruxelles, “in tutti i paesi la precarietà guadagna terreno”.

IL RAPPORTO COLDIRETTI – In questo quadro, per quanto riguarda l’Italia, si inserisce anche l’analisi della Coldiretti , secondo cui “l’agricoltura perde 40mila occupati“. Un calo del 4,6 per cento, “il più elevato tra tutti i settori”. I dati si riferiscono al secondo trimestre 2011 e secondo l’associazione degli agricoltori è dovuta “alla crisi di mercato che ha colpito alcune coltivazioni a elevato impiego di manodopera come la frutta e la verdura, amplificata dagli effetti della ingiustificata psicosi determinata dal cosiddetto ‘batterio killer’ in Germania”. Così sono crollati consumi e importazioni, lasciando “invenduti oltre cinquanta milioni di chili di ottime e sane verdure italiane”.